“Siamo una piccola patria se mi vieni vicino”

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Continua la serie di spettacoli targati Piccola Compagnia Impertinente. Al “Piccolo Teatro Impertinente” è andato in scena nei giorni 15 e 16 Febbraio lo spettacolo “Due: una piccola patria” ora in scena nei teatri romani

Piccolo Teatro Impertinente, via Castiglione 49, Foggia. La sala è buia, il pubblico è silenzioso e attende. Si accende una luce sul palco, che lo spettacolo abbia inizio.

“Due: una piccola patria” è una storia d’amore come tante, o forse no.  Uno spettacolo molto intenso sui rapporti di coppia, tutti gli alti e i bassi della vita coniugale, raccontati senza l’uso di una parola, se non di un ritornello intonato sulla scena. Solo tre attori sul palco, i protagonisti Pierluigi Bevilacqua e Ramona Genna, accompagnati da Enrico Cibelli. La storia comincia con una coppia felice, che vive in armonia e decide di compiere il grande passo: il matrimonio. I primi tempi sono idilliaci, tutto funziona alla perfezione. I due sposini sono felici, si amano, vivono in perfetta armonia e il calore del focolare domestico avvolge il loro piccolo mondo.

Il tempo passa, ed è qui che cominciano a nascere le prime piccole crepe, che vanno ad intaccare una realtà quasi perfetta. La routine diventa pesante, lui deve fare i conti con le difficoltà nel lavoro,  lei è presa dalla cura della casa e dal desiderio di avere un bambino. L’ingranaggio perfetto si rompe quando lui si mostra riluttante a questa eventualità, cominciano i litigi, i momenti di debolezza della coppia, e le relazioni extraconiugali. Fa da sfondo ai due protagonisti un personaggio multiforme, che spazia da prete che sancisce il matrimonio, a datore di lavoro e persino a pericolo per la coppia. Enrico Cibelli impersona la realtà esterna in tutte le sue sfaccettature. E’ lui che fa conoscere l’amante, rappresentata allegoricamente da un busto femminile senza testa, al protagonista. E’ lui che canta la canzone che fa da colonna sonora della storia.

“Siamo una piccola patria se mi vieni vicino”. Ebbene si, perché è proprio quando tutto sembra finito, quando i tempi dell’armonia  sono solo un ricordo lontano, che i due carrarmati rappresentati sulla locandina mettono da parte i cannoni e lasciano spazio ai sentimenti. Lui si pente di ciò che ha fatto e lei si rende conto che se il loro mondo si è sgretolato è anche colpa sua.

Adesso i due personaggi sono rispettivamente l’uno l’ancora di salvezza dell’altra e sembrano vivere una seconda primavera. L’ amore irrompe con forza sulla scena, quasi con violenza, come nelle poesie di Cavalcanti, con la differenza che non è un amore distruttivo, ma un amore che ricompatta. “Questo è il nostro fuori onda, siamo un altro fuso orario, un altro continente, una piccola patria.”

La coppia è di nuovo unita, più forte di prima e pronta ad affrontare il suo futuro.

Luci spente, musiche della Overbooking Orchestra di Enrico Cibelli, applausi. Gli attori durante i saluti ringraziano il regista Paolo Alessandri e il pubblico, che non può che ricambiare. Perché lo spettacolo è stato intenso e le emozioni sono state molto forti, per merito della performance degli attori. Una trama avvolgente, e ambiziosa, come l’ha definita lo stesso Bevilacqua, ideatore del copione oltre che attore, che ha dichiarato: “Due è uno spettacolo ambizioso. Per la mancanza di parole, per il fatto che esse sono sostituite da una colonna sonora originale e per la ragione che tra due persone e la loro storia d’amore non ci sia necessità di una comunicazione verbale. Due è uno spettacolo ambizioso anche perché raccontare l’amore è un rischio drammaturgico, facile alla banalità e al cliché.”

Due è senza dubbio uno scontro senza esclusione di colpi, un abbraccio dopo aver abbassato le difese. Il pubblico ha gradito, gli applausi sono stati molti…che qualcuno si sia ritrovato nei protagonisti?

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