Tredici, la recensione della seconda stagione

Un anno fa sollevava polemiche, riflessioni ma anche tante contraddizioni, dopo una prima stagione acclamata da pubblico e critica Tredici ritorna, e questa volta per chiudere i conti lasciati in sospeso con l’ultimo episodio della passata serie, se prima a far da trama principale v’era l’omonimo libro di Jay Asher, ora la storia deve stare in piedi da sola, con le proprie forze, raccogliendo l’ottima eredità lasciata l’anno scorso; al termine della visione di tutti gli episodi possiamo affermare che ci riesce e anche bene, dopo un avvio un po’ in sordina il plot decolla senza problemi nelle puntate successive con un costante climax che viene interrotto solo negli ultimi 20 minuti di serie, con una delle scene più violente e tristi mai viste, che fa male come un pugno allo stomaco trascinandoti nel dolore immenso di chi vive quei momenti, difatti Tredici parla di bullismo, della peggior specie, quello sessuale e fisico ma ne condanna ovviamente ogni forma; la serie è stata additata ingiustamente come un teen drama dallo scarso spessore proprio per il tema trattato, un errore che rende il bullismo ancora avallato, declassarlo a semplici “ragazzate” permette ad esso di sopravvivere, è a costoro che Tredici vuole parlare, a chiunque sottovaluti il bullismo, a chiunque non si renda conto di quanto infido, maligno e perverso possa essere, frutto della cattiveria pura e del lato più oscuro degli esseri umani, Tredici denuncia con forza quanto esso possa essere rilevante nella vita di una persona e della società in generale influendo spesso poi sulla qualità della vita in generale, e lo fa questa volta analizzando il punto di vista di tutti, coinvolti e non, e se nella prima stagione la verità di Hannah faceva da protagonista, questa volta sarà la verità di tutti coloro che l’hanno conosciuta, amata, odiata, stimata e ignorata ad avere il primo piano, in ogni episodio assisteremo alla testimonianza di una persona che nel bene o nel male aveva avuto a che fare con lei, vedremo il ripetersi della formula già vista la scorsa stagione, ossia la doppia timeline, particolarmente visibile grazie alla ottima fotografia che permea tutta la serie, calda e colorita quando Hannah era ancora in vita, fredda e tendente al grigio dopo la sua morte.

Ipocrisia, omertà e violenza, non è solo bullismo, o forse lo è, difatti Tredici ci vuole far riflettere proprio qui, arrecare del male, verbale o fisico che sia non ha età, puoi chiamarlo bullismo se vuoi ridurlo a un semplice fenomeno scolastico o puoi chiamarla cattiveria se la questione la prendi più seriamente, ma ciò che importa non è come lo chiami ma che lo si combatte e lo si previene, perché non è una sciocchezza e non è una ragazzata, è serio, terribilmente serio e tanti sono morti, altri potrebbero, parlarne non basta e Tredici non potrebbe spiegarcelo meglio.

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