Investire nella laurea? Conviene, soprattutto al Sud

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Almalaurea ogni anno si occupa si studiare la statistica d’occupazione dei laureati, fornendo informazioni utilissime per interpretare le dinamiche della società e dell’economia italiana. Al di là delle tendenze di cui si dirà qui in quest’articolo, dal sito www.almalaurea.it potrete ricavare voi stessi molti altri dati e dettagli, con riferimenti ed esempi a specifici Atenei o corsi di laurea.

Naturalmente, con l’andamento attuale dell’economia, (non dei migliori) inerenti il mercato del lavoro dei giovani qualificati, non sono poi così buone. Concentriamo l’attenzione sui laureati “specialistici”, cioè su coloro che hanno completato il ciclo di studi cinque anni (laurea triennale più laurea biennale). Dopo un anno dalla laurea completa, soltanto il 55% ha già trovato un lavoro; e il dato è in calo rispetto al 2007, quando la percentuale era del 63%. Inoltre, solo un laureato di questi, su tre, dopo un anno dalla laurea ha un lavoro stabile. Fenomeno preoccupante, ma non per noi una novità, il lavoro nero. Il 7% dei laureati lavora, ma senza un regolare contratto. Non si guadagna molto: la retribuzione media dopo un anno è intorno ai 1100 euro, anche questa in calo rispetto agli anni precedenti.

 

RETRIBUZIONI – Per fortuna la situazione migliora con il passare del tempo. Dopo tre anni il 75% dei laureati lavora, e fra di essi due su tre non sono più precari. La retribuzione media sale a 1300 euro al mese. Ciò che pare fare la differenza sembra essere la laurea conseguita. Chi trova maggiormente lavoro sono i laureati in medicina, economia, architettura, ingegneria, pedagogia. Più difficile è invece la situazione per i laureati in biologia, chimica (udite udite..!) ed in legge.

 

Vi sono naturalmente differenze fra Nord e Sud. Il tasso di occupazione dei laureati residenti al Nord è di circa dieci punti maggiore rispetto ai laureati residenti al Sud. Naturalmente il dato sui “residenti al Nord” già comprende tutti i meridionali che si sono spostati per studiare o dopo la fine degli studi in cerca di lavoro. Questa differenza non è si è modificata, né in meglio né in peggio negli ultimi anni. Piuttosto è interessante notare che lo scarto è più forte dopo un anno dalla laurea e tende a ridursi dopo tre anni dalla laurea: al Sud ci vuole più tempo per trovare un lavoro. Vi sono naturalmente forti differenze fra maschi e femmine. Anche qui la differenza nei tassi di occupazione è intorno ai 10 punti; la differenza però è in aumento negli ultimi anni. E i due fenomeni si sommano: le giovani, spesso brillanti, laureate meridionali che vivono al Sud hanno le condizioni più difficili.

 

Altro elemento interessante è il rapporto fra le scelte universitarie dei figli e le lauree dei loro padri. Vi è spesso una sensibile coincidenza. Questa è relativamente fisiologica per alcuni corsi di studio. E’ relativamente normale che studino ingegneria i figli degli ingegneri, giurisprudenza i figli degli avvocati: questo consente loro una facilità di inserimento molto maggiore sul mercato del lavoro. Ma in Italia questo fenomeno è molto forte, esteso, e coinvolge anche altre tipologie di studi. Non è un elemento positivo della società italiana: tende troppo estesamente a riprodurre nel tempo condizioni familiari e sociali.

 

COSTI – Ma, allora, vale la pena laurearsi? Vale la pena per le famiglie sopportare i costi degli studi? Per quanto possa sembrare sorprendente dopo tutte le difficoltà che si sono mostrate, la risposta è: assolutamente sì. Si consideri in primo luogo che ben 73 laureati su 100, ancora oggi in Italia provengono da famiglie dove i genitori sono privi di titolo di studio. E’ un investimento fondamentale, dei padri sui figli, e dei ragazzi su sé stessi, per poter aspirare ad una vita migliore. La laurea, infatti, paga. I laureati hanno, nell’arco della loro vita, una probabilità di essere occupati significativamente maggiore (oltre 10 punti) rispetto ai diplomati. La loro retribuzione media è oltre una volta e mezza quella dei diplomati. Occorre insistere. Soprattutto da parte delle nostre famiglie. Soprattutto in questi anni così difficili. Specie per le ragazze, per cui i percorsi di lavoro sono più ardui. Almalaurea ha il grande merito di ricordarci dati alla mano che l’investimento sull’istruzione, specie avanzata, è il principale che una famiglia può fare; resta, pur con tutte le difficoltà di una società bloccata come quella italiana, l’investimento che più può cambiare la vita dei giovani.

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