La poesia torna protagonista in libreria con la nuova raccolta di Antonio Bux

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Infanzia, maturità e vita oltre la morte. Oppure “Sasso, carta e forbici”. Giovedì 16 maggio, ore 19, nello spazio live della Ubik di Foggia. La nuova silloge di Antonio Bux. Il giovane poeta presenta per la prima volta nella sua città l’opera, pubblicata da Avagliano Editore

“Cosa succede all’infanzia quando questa torna a vivere per gioco (o forse per scommessa), e per di più si blocca, nel periodo esistenziale di mezzo, per farsi elegia, ma soprattutto, cosa accade quando essa tenta di modificare presente e futuro?”. Se lo chiede la scrittrice e poetessa Cristina Annino, parlando della nuova silloge di Antonio Bux che accoglie anche una sua nota al testo, contenente, qualche riga più sotto, la risposta alla domanda iniziale: “Succede che l’infanzia diventa poesia, come in questo libro denso di immagini ossessive, magiche, testimoni della sparizione dell’uomo e del bambino”. Giovedì 16 maggio, alle ore 19, nello spazio live della libreria Ubik di Foggia torna la poesia, con protagonista l’autore di origini foggiane, in occasione della prima presentazione del suo nuovo libro: Sasso, carta e forbici (Avagliano Editore, 2019). A conversare con Antonio Bux, sarà la poetessa Maria Del Vecchio.

 

Sasso, carta e forbici (Avagliano Editore, aprile 2019). Emana da “Sasso, carta e forbici” di Antonio Bux un singolare fascino legato al sentimento dominante nella sua poesia: quello, per usare le parole di Arbasino, di una desolata meridionalità. Le armoniche semantiche di questo motivo sono svolte però rinunciando a ogni compiaciuto ‘vanto delle vittime’, sostituito da una pronuncia scabra, dolorosa e pungente e da un andamento testuale netto e narrativo. In alcuni momenti di questo libro così denso, si ha l’impressione di essere di fronte, per trasfigurazione immaginativa e personaggi messi in scena, a una versione poetica, cambiata la latitudine geografica, delle splendide ‘Botteghe color cannella’ di Bruno Schulz per magia sciamanica volate fino al Sud. Ma, in generale, convivono qui tensioni diverse: sprofondamenti nell’irrazionale ed emersioni di un’energia primordiale scandita da un procedere a scatti che, insieme, disorienta e conforta. E, con esse, una pulsione metamorfica in cui pare intervenire il ricordo di esperienze figurative come quelle di Bosch e Ligabue, con il loro affollarsi di animali domestici e minacciosi. Forse il tratto distintivo di una scrittura segnata da una profonda necessità espressiva e dalla conquista di un suo inconfondibile stile.
(Dalla postfazione di Enrico Testa, docente e autore di poesia per Einaudi).

 

Antonio Bux. Dopo i positivi esiti di alcuni suoi precedenti libri – tra i quali risaltano Trilogia dello zero (finalista premio Montano, vincitore premio Minturnae), Kevlar (vincitore premio Alinari), Sativi (selezione premio Città di Como), Naturario (finalista premio Viareggio) – salutati felicemente dalla critica militante tanto da arrivare a definire Bux come “uno dei maggiori autori della sua generazione”, il poeta foggiano approda a questa nuova uscita rafforzando la sua poetica, incentrando la silloge tra passato, presente e futuro, in una sorta di lotta contro se stesso, imbastita attraverso una continua elegia che gioca tra infanzia, maturità e vita oltre la morte.

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