Riforma si …riforma no! Recitava un adagio…

Per capire come viene gestita la scuola italiana è illuminante seguire la vicenda relativa all’esame di stato di quest’anno. Fra qualche giorno cominciano gli orali. L’esame è stato riformato nel 2017 dai decreti legislativi attuativi della legge 107 del 2015, la sedicente riforma della “Buona scuola” di Renzi che, detto per inciso, ha fallito tutti i suoi obiettivi come era facilmente prevedibile. Questo “governo del cambiamento” non ha avuto il coraggio di cancellare la 107 ma l’ha conservata con alcune correzioni che si sono aggiunte agli aspetti che erano stati riformati, il risultato ottenuto è stato quello di una gran confusione. Il Ministero ha continuato durante l’anno ad emanare circolari per spiegare come funzionava il nuovo esame di stato con modesti risultati visto che spesso contraddiceva sé stesso. L’ultima prova di questa confusione l’abbiamo avuta l’altro ieri con il ministro Bussetti che in un intervista al tg1 ha dato un’indicazione sul colloquio dell’esame di stato in palese contraddizione con quello che c’è scritto nelle varie Ordinanze, la domanda era: il candidato dovrà discutere dell’Alternanza Scuola Lavoro durante il colloquio? La risposta doveva essere sì,come è noto a tutti, mentre lui ha detto di no. Questo è avvenuto perché oramai da anni gli interventi legislativi che si occupano di scuola non sono scritti in italiano corrente ma in “scuolese” un linguaggio particolare in cui quando non si può cambiare una cosa le si cambia il nome oppure si usa lo stesso nome per chiamare cose diverse, il risultato è che alla fine non si capisce di cosa si stia parlando.