Teatro, satira e… Maradona

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Ultimi due giorni del Foggia Festival Sport Story 2019, ultima leggenda in programmaUn week-end nel pallone. Sabato 29 giugno, ore 21. A Palazzo Dogana, lo spettacolo teatrale “Goal. Un’ultima stagione da esordienti”

Domenica 30 giugno, ore 19, Piazza Giordano. Adelmo Monachese e Marco Ciriello: due libri protagonisti

“Avevamo tredici anni e mettevamo il calcio sopra ogni cosa…si giocava ovunque, ricoperti di sudore e di polvere, dalla mattina alla sera…il Dio del calcio era il nostro Dio e il mister il nostro profeta”. Chi conosce il pallone lo sa: quella polvere ha unito tutti, dall’ultima schiappa del quartiere chiamato solo per fare numero al piccolo fenomeno di Villa Fiorito, bidonville argentina, divenuto poi El Pibe de oro. Il Foggia Festival Sport Story 2019 si chiude con lo sport più amato del mondo: sabato 29 giugno, alle ore 21, nel cortile di Palazzo Dogana, l’attore Stefano Tosoni interpreta lo spettacolo Goal. Un’ultima stagione da esordienti, liberamente ispirato al romanzo omonimo di Cristiano Cavina, incentrato proprio su quei tredicenni sudati e impolverati uniti dallo stesso Dio (ingresso libero, invito da ritirare presso Ubik, Piccola Compagnia Impertinente o Palazzo Dogana). Domenica 30 giugno, invece, alle ore 19, ben due ospiti in Piazza U. Giordano per la chiusura della manifestazione, affidata al foggiano Adelmo Monachese e allo scrittore campano Marco Ciriello: il primo, in anteprima nazionale, presenta la sua raccolta di freddure satiriche “al contrario” dal titolo Nel calcio la palla è quadrata (Les Flaneurs, 2019); il secondo, autore di Maradona è amico mio (66thand2nd), racconta la storia del più grande calciatore di tutti i tempi attraverso la propria vicenda autobiografica, rivivendo gli anni della sua adolescenza nella Napoli sospesa tra gli anni ’80 e ’90. A conversare con gli autori, saranno i giornalisti Fulvio di Giuseppe e Raffaele Fiorella. Anche in occasione di questo doppio appuntamento, la Piccola Compagnia Impertinente aprirà l’incontro con un’incursione teatrale ispirata all’opera di Marco Ciriello.

Maradona è amico mio (66thand2nd, 2018). «Mio nonno aveva Di Stéfano, mio padre Sívori, a me è toccato Maradona. In una scala argentina è andata male su base sociale e benissimo nella misura degli idoli. Loro hanno avuto il lavoro garantito e nessun indugio nelle scelte di vita, io il più grande calciatore di tutti i tempi». Per quello che fece in campo la sentenza è già stata emessa dal tribunale degli dèi, il solo competente: fu il più grande di tutti, capace di entrare perfino nel cuore di chi voleva e doveva odiarlo. Ben più severo il verdetto dei mortali, mai propensi a valutare con il giusto distacco le contraddizioni di un uomo che, prima di ogni altra cosa, è stato uno straordinario moltiplicatore di sogni ed esistenze, tanto che chi ha voluto raccontarne i fantasmi presto o tardi ha dovuto fare i conti con i propri. È successo anche a Marco Ciriello, che qui ripercorre la vita di Diego Armando Maradona con l’intento di restituirne l’immaginario pop e consegnarci un ritratto del Pibe de oro per quello che, in fondo, è sempre stato: un eversore più o meno consapevole, «un Lenin allegro e soprattutto cazzaro che, scremando tutta la parte noiosa, arriva al sodo in un solo tocco o in una frase». Utilizzando il proprio eroe come uno specchio borgesiano, in un gioco di rimandi narrativi che, seguendo la lezione di Cortázar e Tarantino, scardina ogni coordinata spaziotemporale, Ciriello rivive anche la propria storia di adolescente in attesa di varcare la linea d’ombra, in una Napoli sospesa tra il sacco degli anni Ottanta e la primavera dei Novanta, che accolse Maradona come un figlio insperato, lo venerò come un amante capriccioso e lo protesse come un padre ormai sfiorito. Ottenendo in cambio una felicità ancora sconosciuta e mai più provata.

Nel calcio la palla è quadrata. E altri 500 luoghi comuni sul calcio al contrario (Les Flaneurs, 2019). Il calcio, tra le cose meno serie la più seria di tutte per antonomasia, è croce e delizia per milioni di appassionati e di tifosi. Intorno a questo sport, negli anni, si è sviluppato un incredibile universo semantico costellato di frasi fatte e luoghi comuni che Adelmo Monachese ribalta con la sua vena satirica. L’obiettivo è quello di togliere il velo di ipocrisia che si annida dietro intere conversazioni, conferenze stampa, trasmissioni, approfondimenti e interviste che coinvolgono, a vario titolo, calciatori, allenatori e giornalisti sportivi e al tempo stesso provare a sdrammatizzare gli eccessi che, nel bene e nel male, rendono unico e avvincente questo sport.

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