UN FIGLIO A 18 ANNI: genitori che decidono di diventare grandi assieme ai loro figli

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Il tema delle maternità precoci è un tema su cui tanto si discute, soprattutto guardando al terzo mondo ed ad altri paesi in via di sviluppo. E in Italia? Cosa succede da noi?

Le statistiche affermano che le maternità precoci sono in aumento; eppure viviamo in una società dove ormai i preservativi si vendono accanto alle caramelle, all’uscita di ogni supermercato. Ci si rende conto allora che la questione è più complessa, che ci riguarda molto piu da vicino e noi occidentali subito cambiamo i toni. Ai piani alti, tutti si puntano il dito contro quasi facendo a gara sul chi fa prima a dar la colpa all’altro. Il problema è che… bla bla bla. E sorgono nuove leggi, si studiano nuovi farmaci. Senza dubbio legalizzare e facilitare l’aborto è un modo per garantire ad ognuno libertà di scelta nelle proprie decisioni. Ciò che però andrebbe fatto davvero, e si continua a non fare, è ascoltare da vicino ed aprirsi al dialogo ed al confronto. Solo sulle basi di questo forse potrà poi nascere una società migliore e senza paraocchi. Bisognerebbe preoccuparsi di più di educare ad una maternità consapevole anziché offrire ai giovani come unica soluzione quella di rivolgersi ad un consultorio. Magari, ascoltando una baby-mamma che parla col cuore, capiremmo che forse davvero è possibile allevare un figlio a 18 anni, senza buttare via la vita ed i sogni che si avevano.

Ines ne è la testimonianza. Diventata mamma a 17 anni, studia da parrucchiera. Suo figlio ha pochi mesi, a guardarlo pare il bambino più buono del mondo. Il piccolo sta molto in braccio alla donna che, a poco più di 40 anni, è ora sua nonna. La baby-mamma racconta: «è un bimbo bravissimo, ma io ho ancora un po’ paura a farlo dormire con me, ho il sonno profondo. Un po’ mamma, un po’sorella. Ora… Ma anche in un futuro potrà essere così; voglio che si confidi con me, che non mi nasconda niente come si fa con una sorella. Però sono anche mamma, certo. Quando ero incinta mi dicevo che con la sua nascita la vita da adolescente sarebbe finita. Sentivo arrivare la maternità. Ora, magari con le mie amiche resto ancora un po’ bambina, ma non mi dimentico di lui, anzi spesso lo porto con me. La vita non finisce perché hai un figlio. Non sono preoccupata, il futuro viene da se. Di certo ora voglio e devo lavorare il prima possibile. Il padre? Qualche anno più grande di me, cerca lavoro. Eravamo insieme da non troppo, quando è successo, nessuno dei due ci credeva davvero. Sono troppo piccola pensavo, lui non diceva nulla. Mi faceva rabbia, avevo paura, non mi sono mai sentita così sola. Sempre lui, però, si è occupato di dirlo a mia madre e lei a mio padre che mi ha fatto la guerra, finchè poi non è venuta alla luce questa nuova stella e per lui è diventato come un figlio.

Col padre del piccolo i disguidi non sono infrequenti, è difficile. Gli voglio bene, gli darò modo di essergli padre e rendersi partecipe, ma non si può obbligare a voler bene. Io Amo questo bambino, quando crescerà sarà il mio cavaliere, il mio complice, il mio tutto. Sarà una cosa bellissima, o almeno… così vorrei».

Marvin Fano

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