Come si fa a sconfiggere la mafia? Cercando una via più semplice, che parli alla gente comune!

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Per cercare di dare una risposta a questa domanda si dovrebbero analizzare una serie di situazioni e circostanze che renderebbero l’argomento così complesso e ostico da risultare noioso, sterile e lontano. Così lontano da far pensare che alla fine la risposta sia semplice, più di quanto ci si aspettasse: no, la mafia è un fenomeno criminale così radicato nella cultura, nelle istituzioni, nella politica, negli uffici del potere, nelle forze armate, da essere impossibile da sconfiggere.
Forse il problema è cercare di rispondere al quesito con una dialettica di scontro, di violenza, di sconfitta e vittoria, che priva la cittadinanza di qualsiasi azione risolutiva. Non si può di certo pretendere che un cittadino possa piegare con la forza i mafiosi a costituirsi né che un buon samaritano riesca a cambiare il loro cuore.  Non si può né essere cattivi né essere buoni: non serve o non basta. Allora cosa sono chiamati a fare i cittadini? Delegare tutto alle istituzioni competenti? Certo, a loro spetta una grande parte del lavoro, ma è sufficiente? Se tutti i mafiosi fossero arrestati, tutti i corrotti messi in carcere, se ci facesse una “pulizia” generale, davvero la mafia sparirebbe? Forse un figlio, un nipote, un amico o semplicemente qualcun altro non ci metterebbe poi molto a prendere il posto dei predecessori, magari agendo in modo diverso, attuando una politica differente ma si arriverebbe di nuovo punto e a capo.

Quindi torna la questione: come si fa a sconfiggere la mafia?

La risposta andrebbe cercata, forse, eliminando tutti i ragionamenti e le riflessioni, che comunque rimangono giusti e utili, e cercando una via più semplice, che parli alla gente comune, quella di tutti i giorni. Parlare di come sconfiggere la mafia alla fine è come parlare di amore: ci sta sempre bene, in tutti i discorsi; se ne può parlare per ore senza calarsi mai nella realtà; si possono scrivere trattati e poi alla fine ritrovarsi senza un nulla di fatto. Alla fine l’amore più che parlarne, più che rifletterci su, più che pensarci troppo, si fa. Bene, allora per sconfiggere la mafia, oltre a parlare: facciamo. Sì, bellissimo, ma cosa?                              

Ecco 3 semplici cose da fare per sconfiggere la mafia:

  1. Fare rete. La mafia è un organizzazione criminale fatta di tante persone che in quello che fanno ci credono e sono disposti a perdere tutto per lei. Lo Stato è composto da tutti noi cittadini. Ci crediamo nel potere che spetta al “popolo”? Siamo disposti a dare tutto pur di vivere in uno Stato Civile? Se questo lo dovrebbe fare una persona sola, sarebbe impossibile. Se però lo facessimo tutti allora cambierebbe molto perché dove l’io si ferma il noi inizia. Ci si renderebbe poi conto di una cosa che spesso dimentichiamo: la mafia è la minoranza. Rispetto a tutta la gente onesta, loro sono pochi e se facessimo davvero rete forse sarebbero loro a sentirsi fuori dal mondo.                                                                                                                   In pratica: hanno messo una bomba ad una attività commerciale? Il girono dopo tutti vanno a comprare qualcosa lì.
  2. Combattere la povertà educativa. La mafia è prima di tutto cultura, o meglio anti-cultura. La criminalità prende piede dove c’è ignoranza e povertà. Prendiamoci cura di entrambe, così non combatteremo semplicemente, ma avvieremo la prevenzione al fenomeno mafioso. La cultura toglie la terra sotto i piedi della mafia perché le impedisce di crescere, diffondersi. La cultura è il vaccino più potente.                                                                                                                                                                                                    In pratica: nella nostra città esistono già molte realtà che si occupano di questo. Aiutiamole. Diamo una mano secondo le nostre capacità.
  3. Riscopriamo la bellezza. Una delle cose peggiori che fa la mafia è quella di togliere la bellezza nel luogo in cui attecchisce. O meglio: non toglie la bellezza, cerca di soffocarla, cerca di distogliere lo sguardo. Noi non facciamolo. Ricordiamoci e ricordiamo a tutti che questo è un territorio bellissimo, meraviglioso, tanto per i suoi paesaggi quanto per la sua storia.                                                                                                                      In pratica: si organizzino manifestazioni,  marce, feste, qualsiasi altra cosa. Abbiamo bisogno di sentire anche notizie positive, abbiamo bisogno di ottimismo e speranza.

Come si distrugge la mafia? Eliminando ciò che più le dà forza: il silenzio, l’inerzia e l’apatia. Se ne parli, se ne parli sempre: “la mafia esiste”, “la mafia fa paura”, “la mafia uccide”, “la mafia mette le bombe”, “la mafia ci toglie il lavoro”, “la mafia è la rovina di un territorio”, “la mafia fa schifo”. Per quanto banali, sentite e risentite, non si smetta mai di dirle; non si finisca mai di ripeterle soprattutto ai giovani; dopotutto, perché ritenere noioso e inutile ripetere la verità? Ma non si utilizzi la parole per giustificare la mancanza di azione. Non si parli di ciò che poi non si mette in pratica, non si pronuncino parole per alleviare coscienze. La parola è l’invenzione umana più importante. Ha nella sua stessa natura l’azione, o meglio, la reazione. Si agisca. In base alle peculiarità di ciascuno, si faccia. Secondo le proprie attitudini, passioni e vocazioni si realizzi qualcosa. Cosa? Qualsiasi cosa che permetta di “trarre l’umanità tanto nella propria persona quanto nella persona di ogni altro” (Kant). Appassioniamoci a questa città perché lei ci ha dato i natali. Perché ovunque andiamo alla domanda: “Da dove vieni?” che ci piaccia o meno, lei sarà sempre presente. Innamoriamoci di queste strade e di queste vie, perché questo è il luogo che chiamiamo Casa e Casa è un luogo in cui mai ci sentiremo stranieri e per cui varrà sempre la pena lottare.
Alla fine sconfiggere la mafia e amare non sono poi così distanti. 

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