Al Teatro del Fuoco la partita immaginaria di Emilio Solfrizzi: è la sfida con “Roger”

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Immaginate un campo da tennis. Terra rossa, cemento o il manto verde di Wimbledon. Immaginate la rete tesa, gli spalti affollati. È un grande match quello che si prospetta. Il numero 2 sfida il numero 1. E questo numero 1 si chiama nientemeno che Roger. È imbattibile, inarrivabile: è la classe, la forza, la bellezza. È Dio. Ma lui, il numero 2, è pronto a sfidare quel Dio. Si infila le scarpe non proprio nuove, si sistema la divisa coordinata, non proprio all’ultima moda. E scende in campo.
Immaginate, allora, le racchette, le palline, i lungolinea, i colpi, i micidiali rovesci e le volée. Perché in scena non ci saranno. Resteranno, infatti, solo le parole, solo un lungo, divertente, ironico, dissacrante racconto. Emilio Solfrizzi è il numero 2, è lo sfidante che si mette in gioco nella partita dell’anno, con quel Roger (Federer) modello irraggiungibile. Si intitola proprio “Roger” lo spettacolo interpretato da Emilio Solfrizzi, in programma il 20 febbraio (ore 21) al Teatro del Fuoco di Foggia (info 3206791895)
LO SPETTACOLO. Scritto e diretto da Umberto Marino, cui dobbiamo alcuni capolavori dei decenni passati, Roger è la storia della fantasmagorica partita, che del tennis ha regole, tempi, nevrosi, personalità, eppure si dipana come un racconto di vita, esilarante certo, ma anche consapevolmente amaro

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