Coronavirus e scuole chiuse: ipotesi rinvio apertura dopo il 3 aprile. Tutto su voti e maturità

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Gli insegnanti non possono limitarsi a dare compiti a casa: questa non è la didattica digitale di cui si parla da settimane. Devono dare i voti, perché la valutazione non è una «sanzione» ma è un dovere per gli insegnanti e un diritto per gli studenti. Nel programmare l’attività bisogna che maestre e professori facciano attenzione a non far usare schermi e video troppo a lungo ai loro alunni. Attenzione all’«eccessivo carico cognitivo», avverte il ministero, cioè no all’eccesso di compiti.

Didattica digitale

Prende forma a poco a poco la didattica digitale nazionale: toccherà ai professori darle la fisionomia definitiva. I sindacati sono critici e, seppure le prime rilevazioni a campione ci informano che la maggioranza delle scuole sono a regime con forme più o meno evolute di lezioni a distanza, i problemi sono ancora moltissimi, soprattutto per gli studenti e le realtà più deboli.

L’ipotesi di allungamento

La ministra Azzolina ha detto ieri a DiMartedì che i ragazzi torneranno a scuola «quando le autorità sanitarie ci diranno che non c’è più pericolo». Come ha detto al Corriere il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Franco Locatelli — ripreso ieri dal governatore del Veneto Luca Zaia — è possibile «la proroga della chiusura delle scuole oltre il 3 aprile visto che lo stop sta funzionando». Per questo al ministero dell’Istruzione si stanno preparando per tutti gli scenari che prevedono la chiusura fino a dopo Pasqua, fino al 3 maggio e anche fino a giugno. L’obiettivo, anche se non si dovesse tornare in classe, resta comunque quello di arrivare alla «validità non solo formale ma sostanziale dell’anno scolastico». Cioè che gli otto milioni di studenti continuino a studiare fino alla fine. L’anno si concluderà comunque a giugno: la ministra ha escluso un prolungamento mentre ha confermato che la maturità cambierà, diventando più leggera, per adeguarsi all’emergenza.

Le indicazioni

Con una nota intitolata «prime indicazioni operative», firmata dal capodipartimento Marco Bruschi il ministero spiega che cosa sono le lezioni digitali: videoconferenze, video lezioni, chat di gruppo per la «trasmissione ragionata di materiali didattici» da caricare su piattaforme o sul registro elettronico e poi da rielaborare e discutere con il docente. Ma può essere lezione a distanza anche l’uso di app interattive educative. Per il Miur «il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti dovranno essere abbandonati».

Non stare troppe ore al computer

Il ministero si spinge oltre e dà altre indicazioni ai professori e ai presidi: per gli asili si consigliano video dal carattere ludico, da visionare con i genitori; per la primaria si richiede il giusto equilibrio tra didattica e pause, per medie e superiori è consigliato un mix di lezioni con le aule virtuali e di materiali «a fruizione autonoma e differita». Da oggi sarà online anche una pagina dedicata alla didattica per gli studenti con disabilità.

Come si danno i voti

Sì, i voti vanno dati anche se le lezioni si fanno in casa. Dopo giorni di incertezza per professori e studenti il principio è finalmente scritto nella nota che il ministero ha inviato alle scuole. «È necessario che si proceda ad attività di valutazione costanti, secondo i principi di tempestività e trasparenza, ai sensi della normativa vigente, ma più ancora del buon senso didattico». Ma come si valutano lo sforzo e il lavoro degli studenti? La scelta spetta agli insegnanti, che la condividono con i collegi dei docenti assieme ai presidi: decideranno come procedere, ma certamente anche le lezioni di questi giorni avranno un peso nella valutazione finale. Se il ministero chiede «buon senso», invita anche gli studenti ad avere fiducia nei propri insegnanti, perché la valutazione — si legge — non è una sanzione, ma un dovere per i prof e un diritto per gli studenti. Dunque sì ai voti ma con giudizio, per come gli studenti seguono, se fanno i compiti assegnati, se hanno bisogno di qualche forma di recupero e consolidamento tenendo conto della difficoltà di adeguarsi alla nuova realtà. Insomma, non basta saltare una lezione o non collegarsi per tempo una mattina per prendere un brutto voto.

Come cambila la maturità 2020

L’esame di Maturità cambierà: parola della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina intervistata da Giovanni Floris a DiMartedì: «Sto prospettando diversi scenari — spiega — ma sarà un esame serio, pur tenendo conto della situazione di emergenza». Di sicuro non cambieranno le date: si comincia il 17 giugno. Altrettanto sicuro sembra che non saranno obbligatori né Invalsi né alternanza scuola-lavoro. Al ministero si sta pensando se ridurre le commissioni: niente commissari esterni (lo chiedono anche gli studenti e i sindacati), saranno i prof della classe, con un presidente esterno, a giudicare i loro alunni come avviene già per l’esame di terza media. Sotto la lente è anche la seconda prova, quella di indirizzo, la più temuta dai ragazzi: si discute se rimodularla, cioè adeguarla al programma svolto, o se addirittura eliminarla: è la richiesta del coordinamento degli studenti, se la scuola non dovesse riprendere a maggio. C’è infine il tema dell’ammissione all’esame: l’ipotesi allo studio è quella di ammettere anche chi non ha recuperato le insufficienze del primo quadrimestre. La ministra Azzolina ha però ripetuto che «non ci sarà il 6 politico», cioè la promozione assicurata.

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