Diario di bordo: giorno 16

Ci troviamo di fronte alla Terza Guerra Mondiale?

Molto probabilmente sì. 

E non è una guerra che si combatte sul fronte, ma una “guerra batteriologica“, che si combatte in corsia. 

I nostri soldati sono i medici, gli infermieri, tutti gli operatori sanitari

In questa tragedia che non ha volti, non ha abbracci, ma solo numeri su numeri, c’è chi sta combattendo la sua guerra. 

E non lo fa su un campo di battaglia o dietro la trincea. 

È una corsa affannosa contro un’arma terribile. 

Ma la certezza è che la strada sia ancora tanto lunga. 

Gli ospedali sono stati travolti dall’emergenza. 

Tutti lì piangono, adesso. Ricordano la loro umanità, l’altruismo, la resistenza «fino all’ultimo paziente». Ma forse sarebbero i primi loro, medici di base e operatori del 118 a voler andare oltre la retorica degli «angeli con lo stetoscopio», e pensare a quei colleghi che ancora esercitano «in prima linea», senza gli strumenti di tutela adeguati. 

Ed ora che anche i nostri 24 soldati sono caduti, bisogna veramente avere paura

Se tutta questa è stata una prova, ora non si scherza più. Ci siamo dentro fino al collo.

I loro racconti sono scioccanti.

Non c’è confusione o panico. 

Avvolti nelle loro tute bianche, con mascherine e visiere, gli operatori non sono fermi un attimo.

Quello che colpisce sono le persone, tante, troppe, che sono lì.

Nessuno di noi ha mai visto una cosa simile. Gli operatori si sono scritti il nome a pennarello sulle tute, per potersi riconoscere. 

Tutti hanno il diritto di piangere, perché non andrà sempre tutto bene.

Poi, tornerà il sole. 

Poi.

Con i volti pallidi, con qualche cerotto in più, ma ci infetteremo di vita, che è l’unico virus di cui non possiamo farne a meno.




18 anni in quarantena

E’ dal 5 marzo che non esco di casa. Trascorro le mie giornate seguendo le lezioni online e compiti, giocando a qualche videogioco, vedendo film e leggendo alcuni libri che ho appena acquistato.

Oggi è 25 marzo, il mio compleanno. E’ un 18 esimo che si ricorderà per tutta la vita. Possiamo dire che il coronavirus ha lasciato un bel segno…

I 18 anni sono un momento per festeggiare insieme ai propri coetanei, dove si capisce che da questo momento in poi si deve essere responsabili nel migliore dei modi. La famosa maggiore età dove si acquisiscono il pieno delle proprie facoltà, la patente di guida…

Sono una persona che non dialoga molto con gli altri tramite telefono, almeno fino a paco tempo fa. Anche io mi sono dovuta adeguare a questo modo di comunicazione. Le prime volte vedermi con la mia classe e i professori era imbarazzante, perchè rispondere ad una semplice domanda sentendo solo la propria voce nella stanza, era strano… Ma dopo poco ci ho fatto l’abitudine.

Penso che tutti ora capiamo veramente cosa sia la distanza e il rapporto tra noi esseri umani…

Sentire i miei amici e i professori, questa mattina, farmi gli auguri e cantarmi la canzoncina di buon compleanno, tramite video-chiamata, è stato qualcosa di molto bello ed emozionante… Qualcosa che non mi sarei aspettata tanto facilmente.

Prima di tutto questo avevo organizzato qualcosa da fare sia in famiglia e anche con gli amici. Tutto questo sarà rimandato ad un prossimo futuro, speriamo il prima possibile.

Ragazzi quello che posso solo dirvi è di stare a casa, di non annoiarvi molto, di utilizzare il vostro tempo facendo qualsiasi cosa… La situazione può variare in qualsiasi momento è dobbiamo cogliere e vivere ogni atto che ci può essere proposto, come il mio compleanno.




Attualità e futuro si incrociano

Ad
oggi tutto è incerto…l’unica cosa certa del mondo è la paura, e
l’incertezza che ci sia un futuro per tutti. Ciò di cui parlano i
giornali oggi è: Coronavirus, morti, contagiati, e non solo,
problemi su problemi nel governo, e carcerati che si ribellano per le
visite dei parenti tolte, regole su regole da rispettare, non so dove
finirà tutto questo ma c’è speranza di una fine per tutto questo
male.

Quello che sicuro farà ridere molti è il fatto di chiudere scuole, discoteche, locali, supermercati per scorte finite, ma tutto ciò serve, secondo voi nel nostro piccolo possiamo divertirci restando in quattro mura? Abbiamo tutti una risposta sia negativa che positiva ma quelle negative devono diventare positive.

La paura… la paura in questi giorni ha molte sfumature, essa balla tra la morte e il contagio. Ma cos’è veramente la paura? Secondo Treccani:“paura Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso; più o meno intenso secondo le persone e le circostanze, assume il carattere di un turbamento forte e improvviso quando il pericolo si presenti inaspettato, colga di sorpresa o comunque appaia imminente.” Ma molti autori di libri e non solo, la vedono si come uno stato di insicurezza ma è come un campanello d’allarme, una reazione davanti ad un pericolo. Il Coronavirus è in giro già da mesi è iniziato in Cina ma da lì non si è fermato e oggi continua a contagiare e non solo, far morire molte persone. È arrivato anche in Italia, dove tutto sembrava normale è iniziata da una sola persona fino ad arrivare a circa 8.000 persone contagiate, e qui possiamo capire che questo virus è molto potente ma non impossibile da combattere!Sin dal primo momento non si è fatto nulla se non bloccare voli dalla Cina.

Ma la domanda che si chiedono molte persone che cos’è questo virus e come possiamo ridurre il contagio…a questo hanno dato molte risposte tipo: I Coronavirus fanno parte di una famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal semplice raffreddore a infezioni più aggressive, come la Sindrome Respiratoria del Medio Oriente (MERS) e la Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS), responsabile di un’epidemia che fece spaventare tutto il mondo nel 2003; per ridurre il contagio bisogna indossare una maschera chirurgica se si è in contatto con altre persone, stare ad un metro di distanza, lavarsi bene le mani ed usare disinfettanti, starnutire o tossire nel gomito o usando fazzoletti usa e getta, e non muoversi restando in casa… Restare in casa… quello che non molti fanno … tentando si scappare dalle zone rosse iniziali anche perché ora l’Italia è tutta zona rossa, dal nord prendevano treni o bus e scendevano al sud cosa che gli è stato severamente proibito ma si sa loro “potevano”…

Molti parlano di futuro di qui e di là ma non hanno capito che il futuro non esiste perché ad oggi il nostro presente è il nostro futuro, e che ora bisogna farci forza l’uno con l’altro e portare tutti a rispettare le regole di non uscire e quelle piccole regole igieniche che tutti già da tempo usavamo. Quindi restate a casa come molti già fanno. #iorestoacasa!!