Diario di bordo: giorno 16

Ci troviamo di fronte alla Terza Guerra Mondiale?

Molto probabilmente sì. 

E non è una guerra che si combatte sul fronte, ma una “guerra batteriologica“, che si combatte in corsia. 

I nostri soldati sono i medici, gli infermieri, tutti gli operatori sanitari

In questa tragedia che non ha volti, non ha abbracci, ma solo numeri su numeri, c’è chi sta combattendo la sua guerra. 

E non lo fa su un campo di battaglia o dietro la trincea. 

È una corsa affannosa contro un’arma terribile. 

Ma la certezza è che la strada sia ancora tanto lunga. 

Gli ospedali sono stati travolti dall’emergenza. 

Tutti lì piangono, adesso. Ricordano la loro umanità, l’altruismo, la resistenza «fino all’ultimo paziente». Ma forse sarebbero i primi loro, medici di base e operatori del 118 a voler andare oltre la retorica degli «angeli con lo stetoscopio», e pensare a quei colleghi che ancora esercitano «in prima linea», senza gli strumenti di tutela adeguati. 

Ed ora che anche i nostri 24 soldati sono caduti, bisogna veramente avere paura

Se tutta questa è stata una prova, ora non si scherza più. Ci siamo dentro fino al collo.

I loro racconti sono scioccanti.

Non c’è confusione o panico. 

Avvolti nelle loro tute bianche, con mascherine e visiere, gli operatori non sono fermi un attimo.

Quello che colpisce sono le persone, tante, troppe, che sono lì.

Nessuno di noi ha mai visto una cosa simile. Gli operatori si sono scritti il nome a pennarello sulle tute, per potersi riconoscere. 

Tutti hanno il diritto di piangere, perché non andrà sempre tutto bene.

Poi, tornerà il sole. 

Poi.

Con i volti pallidi, con qualche cerotto in più, ma ci infetteremo di vita, che è l’unico virus di cui non possiamo farne a meno.