Verso il 23 maggio…Come una rosa piena di spine

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In Italia si iniziò a sentir parlare di manifestazioni riconducibili ad organizzazioni di
natura mafiosa sin dal 1837, ad unità non ancora realizzata. Tuttavia, anche ben più in
là con gli anni, ancora per tutto l’Ottocento e la prima metà del Novecento, tale
fenomeno è stato sottovalutato come le sue conseguenze, che oggi sono palesi agli
occhi di tutti. Il mondo è composto dal bene e dal male, e ci deve essere un equilibrio
fra queste due forze; entrambe fanno parte di noi, ma se non riusciamo a controllare il
nostro lato negativo, quello che ci conduce verso l’avidità e l’egocentrismo, esso finirà
per prendere il sopravvento definitivo sul bene. Immaginiamo ora la società come un
campo di rose: noi cittadini onesti siamo le rose, cioè il bene, mentre le spine
rappresentano la mafia, cioè il male. Le spine sono pungenti, lacerano la pelle e
provocano dolore: non bisogna mai toccarle, altrimenti ce ne potremmo pentire
amaramente per il resto della vita, proprio come accade quando si viene a contatto con
la mafia! Alcune persone hanno deciso di impegnarsi a fondo per recidere le spine dalle
rose che crescono nel loro paese, e hanno dato la vita per questo: Giovanni Falcone,
morto nel 1992 nella strage di Capaci, e Paolo Borsellino, morto 57 giorni dopo di
Falcone condividendone il medesimo destino nella strage di via D’Amelio. Anche nel
nostro territorio pugliese ci sono stati e ci sono ancora dei casi rilevanti di mafia. A
Foggia, la nostra città, lo scorso gennaio c’è stato un enorme corteo antimafia guidato
da Don Ciotti, fondatore dell’associazione Libera, al quale hanno preso parte ben
20mila persone tra cui tantissime scuole, la nostra compresa: una manifestazione di
coraggio e solidarietà civile senza precedenti, che ha risollevato il morale e la dignità
della nostra città in un momento molto difficile.
Secondo noi, l’indifferenza e l’omertà sono le cose peggiori. Purtroppo, in molti paesi
del sud tanta gente è “controllata” dalla mafia, molte attività commerciali sono
sottoposte al loro illegale ricatto e hanno paura di parlare. Ma eventi come il grande
corteo promosso da Libera ci fanno sperare che qualcosa si stia muovendo nelle
coscienze e che, passo dopo passo, riusciremo un giorno a sconfiggerla. E soprattutto
è il caso di tenere a mente ciò che diceva Borsellino: «Se la gioventù le negherà il
consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.».
Maria Rita Sisto e Giorgia Pintomarro
Classe: III B (Scuola secondaria di 1°grado)
Insegnante: Prof. Filomena Caddeo
Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline

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