Virus e degenerazione

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Il COVID è un’esperienza. Questo è il pensiero di coloro che guardano il bicchiere mezzo pieno, mentre coloro che lo guardano mezzo vuoto impiegano buona parte del loro tempo in uno sforzo cognitivo tanto eccessivo quanto inutile per capire i motivi e le cause del loro contagio.

Comunque lo si voglia guardare, il COVID è un dato di fatto, e come tale non può astenersi dal produrre effetti, tuttavia quest’ultimi sono meno considerati dall’opinione pubblica di quanto si possa immaginare.

Sicuramente è giusto far riferimento alla portata pratica del contagio con tutte le implicazioni economiche e soprattutto mediche. Questo però non basta, un’analisi attenta dovrebbe considerate anche il sostrato sociale e analizzare gli aspetti di una popolazione che viene considerata educata a fronteggiare un’emergenza, ma che, in realtà, ha un’educazione pari a quella di un neonato nella sua culla.

Ignorare il virus per non contagiarsi?
Volendo analizzare il complesso iter che intercorre dalle normali attività quotidiane alla scoperta del virus nel proprio organismo ci si imbatte in un clima raccapricciante, dominato da relazioni sociali tanto sbagliate quanto pericolose. Un clima in cui vige una degenerazione della solidarietà nella forma malata e contorta dell’omertà. Volendolo descrivere in termini più materiali, è così diffusa la pratica della menzogna da essere all’ordine del giorno. Titolari di attività commerciali che, oltre ad operare palesemente in violazione delle più attuali disposizioni di carattere normativo, pregano i loro utenti di non denunciare l’avvenuto contatto in caso di infezione. Circoli sportivi, quelli ancora aperti, che pur di accaparrarsi qualche spicciolo non misurano la temperatura ai loro utenti, perché il termometro è per aristocratici, e, in caso di infezione, chiedono loro di non denunciare “il buon nome dell’attività”. Sembra che vogliano indurre sé stessi ad una forma di ignoranza che possa salvaguardarli, come se ignorare il virus fosse la garanzia di non contrarlo mai.
Certamente le ragioni di natura economica non possono e non devono essere ignorate, ma sovraordinarle alla tutela della salute è chiaramente un atto riprovevole e dalla dubbia legittimità sul piano giuridico.

Il problema è radicato anche più in alto, all’interno dell’organizzazione amministrativa italiana. Le Asl che risparmiano sui tamponi sono la prova di un’Italia che cerca affannosamente di uscire da una situazione tragica, probabilmente con un’insufficienza di risorse per farlo. Interi nuclei familiari vengono condotti in una forma di “quarantena fiduciaria” all’interno dello stesso immobile, ma è loro vietato l’utilizzo della stessa automobile per recarsi in un punto di presidio al fine di sottoporsi al test. Ed è solo una delle contraddizioni che si susseguono nel clima del Coronavirus e che portano intere famiglie all’esasperazione, tra chiamate degli organi competenti promesse e mai ricevute, orari ridottissimi di ricevimento, code interminabili per i test ed inutili suddivisioni degli esami dei singoli componenti del nucleo familiare che portano alla diffusione del virus in quel nucleo, prolungando i periodi di quarantena con tutti i disagi correlati.

In una situazione di apparente e mediatico controllo ma di pratico declino appare quasi logico che la popolazione sia sempre più indotta a violare le norme poste, favorendo un clima di sfiducia verso le istituzioni e traslando il discorso sul piano meramente politico, teatro di inutili giochi di forza dove il COVID diventa solo il trampolino di lancio di campagne elettorali e propaganda partitica.

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