Ansia, depressione e creatività. Il cinema di Lars Von Trier

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Lars Von Trier, ha sempre sofferto di ansia, trasformatasi col tempo in depressione. Questo, venne rivelato poco prima del film Antichrist (2008) che diede il via alla famosa trilogia della depressione che include Melancholia (2011) e i due capitoli di Nymphomaniac (2013, 2014). Per riuscire ad evadere dal senso di depressione che affliggeva il regista danese, quest’ultimo ha fatto affidamento alla sua creatività sfruttando le immagini, paure e tormenti che lo tormentavano. Ovviamente tutto ciò che viene mostrato non deve essere interpretato al 100% come un suo vissuto ma una sua “trasposizione”. Il suo cinema pero è questo: tematiche scomode, sentimenti negativi e rappresentazioni provocatorie.  Egli all’interno dei suoi film inserisce citazioni, simbolismi e riferimenti. Parte dalla tragedia per poi passare al mito. Passa dalla musica classica al patriarcato e dal ruolo della donna alla malattia. L’argomento fondamentale però resta sempre la depressione. Il resto può essere definito come “abbellimento”. All’interno dei suoi film troviamo racconto di donne instabili che scoprono dentro di loro una grande forza. I ritratti femminili corrispondono all’alter ego di Von Trier. Sono donne che rifiutano i canoni di una società e che adottano comportamenti considerati non adatti, si pensi a infedeltà, rifiuto della maternità e così via. Insomma, col regista danese non c’è mai da annoiarsi!

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