Vida risulta positivo tra primo e secondo tempo. Ma continuiamo a sentir dire: “Il protocollo è chiaro”

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Ha dell’assurdo l’episodio registratosi ieri: durante l’intervallo tra primo e secondo tempo dell’amichevole Turchia-Croazia, la federazione croata ha ricevuto il risultato dei tamponi effettuati la stessa mattina e Vida è risultato positivo al Covid-19. Il difensore è stato prontamente sostituito, ma aveva già disputato la prima frazione di gara e, di conseguenza, aveva già avuto contatti con gran parte degli avversari.

Ovviamente l’accaduto potrà far nascere un focolaio in entrambe le nazionali e, probabilmente, in alcuni club proprietari del cartellino dei calciatori in campo, se questi ultimi non verranno immediatamente isolati.

La scorsa settimana abbiamo assistito ad un episodio analogo, in Serie A. Immobile e Leiva, calciatori della Lazio, erano risultati positivi ai test rapidi e negativi ai test molecolari, scatenando forti dubbi sulla veridicità dei tamponi effettuati.

Da settimane siamo ormai abituati alle dichiarazioni dei maggiori esponenti delle federazioni calcistiche e dei presidenti dei vari club, che hanno un minimo comun denominatore: “Il protocollo è chiaro“, ci dicono. Ma, ad oggi, sembra tutt’altro e gli errori non mancano.

Sorge spontaneo allora domandarsi: in questo periodo critico, se il “protocollo” non fornisce la giusta sicurezza è davvero necessario continuare, e non sospendere, i campionati calcistici?

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