Metti un giorno la “rinocerite”…

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Riflessioni per iniziare un nuovo anno, a scuola e fuori.

Chiudi gli occhi e prova a immaginare, per un attimo, di svegliarti un giorno in un mondo diverso, assurdo e distopico. Una strana malattia in giro: gli esseri umani si trasformano in rinoceronti. Sì, proprio così, in quegli animali ingombranti, aggressivi e dalla vista debole. E la gente – pensa un po’ – all’inizio non dà il giusto peso al fenomeno, la giusta importanza. Non trova gravi o totalmente inaccettabili queste trasformazioni. E in maniera subdola, passando quasi in sordina, la malattia si propaga e diventa pandemica. L’uomo abdica, rassegnato, alla propria umanità.

Apri gli occhi ora. No, non è una nostra invenzione questa storia. Si tratta di una celebre opera teatrale di Ionesco. La sua è una metafora di violenza, di forza e sopruso che hanno la meglio su un mondo pavido, omertoso e rassegnato.

Viviamo in una società in cui non vige quasi più il sistema dicotomico di valori e disvalori. Esiste un vuoto morale che sta scavando sempre più un abisso. Vuoto, ma non vacuo. C’è ancora traccia di valori importanti, portati avanti da chi ci crede ancora, da chi crede che si possa essere migliori. Non perfetti, ma perfettibili.

Sono costoro specie protetta? Ci sarà l’ultimo essere umano che urlerà, disperato, come il protagonista di “Rinoceronte”? Ai posteri l’ardua sentenza? Eh no, spetta a noi, hic et nunc, fare il punto della situazione.

Perché le cose cambino ci vogliono azioni. Azioni propulsive. E non bastano solo quelle fisiche. Ci vogliono gli atti di parola.

Le parole sono tutto ciò che di significativo ci appartiene. Definiscono cose e persone, gesti e pensieri. Producono un cambiamento.

Non ci servono solo esempi di valore, noi riteniamo anche che questi debbano essere accompagnati da parole giuste. Per cui, ogni volta che accade qualcosa nel mondo, ai nostri figli, ai nostri alunni, ai nostri studenti dobbiamo dire: “Vedi, questo è Male” e “questo è Bene”. Difatti, nel momento in cui liquidiamo degli eventi significativi, davanti ai nostri ragazzi, come “era solo una pistola giocattolo”, “era una goliardata” o, ancora, “tanto non cambia mai niente”, in quel preciso istante avremo abdicato alla nostra umanità, insegnando ai giovani che non c’è differenza tra bene e male, che forse la ferocia non è così brutta poiché, per mera abitudine, riusciamo a sostenerne l’esistenza.

Parole, le giuste parole. Altrimenti non avremo il diritto di criticare la gioventù che scorrazza libera per le strade, irrispettosa delle regole e dei divieti. Il futuro, il loro e il nostro, è responsabilità, in prima istanza, degli adulti.

E proprio a tal proposito ci piace citare Peppino Impastato, come augurio per questo nuovo anno, a scuola e fuori:

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. (…) È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione a rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

Buon 2021!

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