Dalle bombe alle pistole: a un anno dal corteo, cosa è cambiato a Foggia?

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Studenti, professori, lavoratori, sacerdoti, donne, bambini, giornalisti ed esponenti delle istituzioni locali e nazionali: una gran folla di gente, esattamente un anno fa, sfilava per le vie della nostra città. Striscioni e bandiere riassumevano il significato del corteo organizzato dall’associazione “Libera“: la Foggia sana e onesta si ribellava alla criminalità che a inizio anno aveva fatto sentire più che mai la sua presenza. Difatti, a soli 5 giorni dall’inizio del nuovo decennio, i media già registravano un omicidio, due bar distrutti, una bomba all’interno di un’auto e un incendio doloso ai danni di una macelleria. E ora, a un anno preciso da “FoggiaLiberaFoggia”, è necessario analizzare i cambiamenti e gli effetti che la manifestazione ha avuto nella nostra città. Il 2021 per Foggia si è aperto tra le pistolettate dei pregiudicati, i quali inneggiavano alla malavita territoriale, e quelle del Presidente del Consiglio comunale, Leonardo Iaccarino, che in barba al suo ruolo istituzionale e all’esempio che la buona politica dovrebbe fornire, dal suo balcone esplodeva colpi di pistola preceduti da una frase -“Non è una barzelletta”, pronunciata in dialetto, ndr– che mirava a offendere una persona con un deficit mentale. Poi un motorino rubato a un ragazzo al quale è stata puntata una pistola alla tempia, una truffa ai danni di un tabacchino per circa €8.000, l’auto in fiamme del proprietario di un bar, la droga nel salame nelle carceri e tanti altri episodi che hanno riempito le pagine dei quotidiani nelle prime settimane della nuova annata. Se, inoltre, decidessimo di andare a ritroso e riportare alla luce tutti gli atti criminali commessi nel corso del 2020, e non solo a inizio gennaio, servirebbero, purtroppo, decine e decine di pagine di giornale. Ne cito solo uno, ovvero l’incendio alla porta d’ingresso dell’abitazione di Federico Gentile, calciatore del Calcio Foggia 1920. Episodio emblema della criminalità foggiana, ormai radicata in tutti i settori, dai rapporti con le istituzioni, alle aziende locali e perfino allo sport. Le manifestazioni sono necessariamente utili poiché parlare, discutere, confrontarsi e prendere una posizione decisa è già un grande traguardo in una città in cui regna l’omertà. Ma non basta solo questo come “cura” contro la mafia, la più grande “malattia” che da anni attanaglia la nostra città. A Foggia è ormai consuetudine trovarsi di fronte a “scambi di favori” -così li chiamano da queste parti, ndr– a raccomandazioni che irrompono nei sistemi dominati dalla meritocrazia, a una classe politica perlopiù ignorante.
Cedere il passo e abbattersi, però, è al contempo errato e significherebbe cadere nel baratro più profondo. Foggia è chiamata a ripartire, a ingranare la marcia e a scalare le classifiche che ci ritraggono sempre nei bassifondi. E potrà farlo solo con un “vaccino”, da iniettare soprattutto nei soggetti anagraficamente più giovani: quel vaccino si chiama “cultura“, l’unico capace di immunizzare contro l’ignoranza e la criminalità.

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