Chi è Virgola!

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Oggi vi racconto di Virgola. No, non di quel tenero segno di punteggiatura trattato ingiustamente da noi
studenti con eccessiva avarizia o troppa generosità! Voglio parlarvi di due profondi occhi neri, annegati in
un mare di grinze mollicce, dolorosamente appoggiate su di un corpo martoriato dalle sevizie dell’uomo. Il
nostro primo incontro risale a tre anni fa e non fu certamente empatico: paura… la mia; diffidenza… la sua.
Le parole rassicuranti di don Pietro, il responsabile della casa vacanza non rallentarono di certo i battiti del
mio cuore! Stavo in piedi davanti alla porta del suo studio, più rigida della mummia di Tutankhamon, e non
riuscivo ad articolare nemmeno un suono. Ad un tratto LEI, che stava sdraiata, si alzò e, strisciando
lentamente con gli arti inferiori, si avvicinò a me. Con estrema dolcezza pose la sua zampa sulla mia mano
ed io mi sentii come Elliot che con il suo indice tocca quello luminoso di ET e fu calore! Quel contatto mi
trasmise energia positiva e tutte le mie paure improvvisamente svanirono. Non avevo mai avvicinato un
cane e provai tanta dolorosa curiosità nel vedere il suo aspetto malconcio. Le orecchie tagliate, il corpo
dilaniato da cicatrici e bruciature mi fecero immaginare cose terribili che preferii, in un primo momento,
ignorare.
Facendomi coraggio, chiesi a don Pietro quale verità celassero quelle ferite e mi raccontò di averla trovata
agonizzante sulla strada. Sulle prime aveva pensato ad un attacco dei lupi ma i tagli e le bruciature avevano
presto sgombrato ogni suo dubbio: quel cane era usato per i combattimenti clandestini e le sevizie
servivano ad incattivire l’animale. Don Pietro si era preso cura di lei, aveva ricucito le ferite del corpo ma,
probabilmente, non quelle dell’anima.
A Natale decidemmo di trascorrere un weekend in montagna, a casa di Don Pietro. “La cerchi? Non c’è!”
Sobbalzai. La cuoca albanese mi disse: “L’hanno mandata via. No, non loro. Stì poveretti l’amavano. Un
Caino ha denunciato…non so a chi. Ha detto che il cane era pericoloso, che abbaiava e Don Pietro
(sant’anima, poverino!) ha dovuto cedere. L’hanno portato in un canile ma Virgola. Si è lasciata morire!”
Ho chiesto a Don Pietro perché avesse dato a Virgola quel nome e lui mi ha risposto “La virgola è un piccolo
segno, spesso maltrattato da chi non lo sa usare ma senza questa minuscola presenza le parole andrebbero
veloci fino al punto senza avere il giusto senso, senza la giusta pausa che dà significato”.
Ho raccontato questa storia perché una virgola può dare senso alle parole del tuo cuore.

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