C’era poco da sfilare; tanto invece da sapere (sulle armi)

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Solo la pandemia impedirà quest’anno la consueta parata militare del 2 giugno.

Il governo presieduto da Mario Draghi ha destinato l’otto per cento in più di spesa rispetto all’anno scorso, e addirittura il 15,7 per cento in più rispetto al 2019 (fonte: Milex), per un totale che sfiora, per la prima volta, i 25 miliardi di euro

Non solo; dalle stime degli analisti economici, ben il 18 per cento del Piano Nazionale  di Resistenza e Resilienza (PNRR), pari a 27 miliardi di euro, sarà destinato all’industria bellica per produrre nuovi armamenti.

Si segnala anche la crescita notevole del settore dell’export di armi, per metà rappresentato da imprese a controllo statale come Leonardo Finmeccanica e Fincantieri.  Un export che nel 2020, in barba alla legge 185 del 1990, ha visto come maggior acquirente l’Egitto del capo dei torturatori di professione Al Sisi, con numeri record per la violazione dei diritti umani, le condanne a morte, le sparizioni, le torture, le uccisioni (come nel caso di Giulio Regeni), i prigionieri di coscienza (come Patrick Zaki). Ma la relazione del Ministero della Difesa, guidato da Lorenzo Guerini, si preoccupa invece delle conseguenze economiche negative della sospensione delle esportazioni belliche verso l’Arabia Saudita decisa con grandissimo ritardo a gennaio (i bombardamenti sulla popolazione civile dello Yemen sono iniziati nel 2015).

Il 60 per cento delle armi “made in Italy” finisce in Medio Oriente e Africa del Nord, aree dilaniate da conflitti e crisi politiche, che poi vedono i rifugiati respinti o affidati alla famigerata polizia libica.

Non parliamo poi di altre scelte fondamentali, come la mancata adesione al Trattato ONU che ha messo al bando le armi nucleari,trattato approvato nel  2017, ed entrato in vigore pochi mesi fa. L’adesione dell’Italia al trattato è stata chiesta a gran voce anche dai vescovi italiani; ma il Parlamento non l’ha nemmeno discussa.

L’Ambasciata di Pace di Palazzo Dogana – Foggia richiama al rispetto dei valori di pace della Costituzione della Repubblica Italiana, frutto del lavoro di quella Assemblea Costituente eletta proprio il due giugno del 1946. Questi valori di pace sono stati violati senza pudore, all’insaputa dei cittadini, e nel silenzio assordante del sistema mediatico.

                                       Ambasciata di Pace di Foggia

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