Torna l’autore della Trilogia del Male, Aba Abate, la nuova eroina di Roberto Costantini

Martedì 3 marzo,
ore 19, libreria Ubik Foggia. Lo scrittore romano presenta
“Una donna normale”
(Longanesi)

Mercoledì 4
marzo, ore 11, l’autore incontra gli studenti del Liceo V. Lanza, ospite dei
Ritorni Extravaganti

Con
il commissario Balistreri ha creato un personaggio di culto, sgarbato, scorretto,
tormentato e meravigliosamente ostile. Adesso, con Aba, cerca gloria nella zona
grigia dell’inganno, muovendosi in un campo letterario tradizionalmente minato:
quello della spy story. Roberto Costantini torna e volta
pagina, stavolta alle prese con un’eroina dalla doppia, irrinunciabile e
complicatissima vita: martedì 3 marzo,
alle ore 19, l’autore della formidabile Trilogia
del Male
tradotta negli Usa e
pluripremiata
– ritrova il pubblico della libreria Ubik di Foggia con il suo nuovo romanzo, Una donna normale (Longanesi, 2020). L’indomani, mercoledì 4 marzo, ore 11, lo scrittore
romano incontra anche gli alunni del Liceo
V. Lanza
, ospite dei Ritorni
Extravaganti
a cura della docente Mariolina
Cicerale
. La “due-giorni” con Roberto Costantini, autore di levatura extra
nazionale, conferma le intenzioni del gruppo di lavoro Ubik di voler ribadire
la propria presenza sul territorio nonostante la delicata situazione sanitaria
nazionale, confermando tutti gli eventi già programmati e riservandosi eventuali
annullamenti soltanto in casi di comprovata pericolosità segnalata dalle
istituzioni (anche con uno scarto minimo di ore rispetto all’incontro).

Una donna normale (Longanesi, 2020; pagine: 480). Aba
Abate è una donna normale. Suo marito Paolo, pubblicitario aspirante scrittore,
è un uomo colto ma con scarso senso pratico. I suoi figli, Francesco e
Cristina, sono adolescenti e, come tutti i ragazzi a quell’età, problematici e
conflittuali. La sua unica vera amica sin dai tempi della scuola, Tiziana, ha
una libreria e da single continua a cercare il grande amore. Aba si rivolge a
lei in cerca di un aiuto per le aspirazioni di romanziere del marito. Aba fa di
tutto per tenere unita la sua famiglia e i suoi affetti, ma non è sempre facile
per via del suo vero lavoro. Perché Aba
Abate in realtà è anche «Ice».
Non una semplice impiegata ministeriale come
credono i suoi familiari, ma una funzionaria dei Servizi segreti con un compito delicatissimo: reclutare e gestire
gli infiltrati nelle moschee. È proprio da un suo informatore che Aba apprende
una notizia potenzialmente catastrofica: in
Italia sta arrivando via mare dalle coste libiche un terrorista pronto a farsi
esplodere
. La scadenza: una settimana. Aba si trova costretta a intervenire
in prima persona anche sul campo, in Libia e in Niger. E per avere una pur
minima speranza di successo deve avvalersi della collaborazione di un agente
del posto, il professor Johnny Jazir, un uomo che la trascina gradualmente in
una spirale in cui tutti i suoi valori sono messi in dubbio. Le missioni si
moltiplicano, le emergenze familiari e lavorative si sovrappongono nel giro di
pochi, frenetici giorni, e quando niente va come dovrebbe il mondo di Aba –
quello professionale, ma anche quello degli affetti e dell’amore per il quale
ha sempre così tenacemente lottato – comincia inesorabilmente a crollarle
addosso. Possono davvero coesistere Aba e Ice?

Roberto Costantini. Nato a Tripoli, romano d’adozione, ingegnere,
Master in Management Science all’università di Stanford (California), è dirigente della Luiss Guido Carli di Roma
dove insegna Negoziazione e Leadership. Consulente aziendale, ha lavorato per
società italiane e internazionali. È autore di una serie di romanzi che hanno
come protagonista il commissario Michele Balistreri, bestseller tradotti negli
Stati Uniti e nei principali paesi europei. Con la Trilogia del male ha vinto il Premio
speciale Giorgio Scerbanenco 2014
come «migliore opera noir degli anni
2000». Con La moglie perfetta è stato
finalista al premio Bancarella 2016.




Torna dopo pochi mesi una delle personalità della cultura più importanti d’Italia. Concita De Gregorio, “In tempo di guerra”

Tra atto d’accusa e manifesto, un po’ di futuro

Sabato 22 febbraio,
ore 17, nella Sala Rosa-Palazzetto dell’Arte “Andrea Pazienza” di Foggia (Via
Galliani, 1)

L’autrice e
giornalista presenta il suo nuovissimo libro. Incontro a cura del Centro
“Antonio Cederna” e di Ubik

“Io
sono nato in un tempo di guerra mascherato da tempo di pace”. Chi lo dice? Marco,
lo dice. A chi, lo dice? A Concita. Alla scrittrice e giornalista,
intellettuale di riferimento, ma anche madre e donna versata nelle cose del
mondo. Come? Scrivendole, ponendo quesiti, raccontando. Ed è da qui che ha
inizio tutto: romanzo di formazione,
cronaca famigliare, manifesto politico
, In
tempo di guerra
(Einaudi, 2019) è tutto questo ma è soprattutto un atto d’accusa contro le generazioni che
ci hanno lasciato in eredità un universo saturo e ostile. Sabato 22 febbraio, alle ore 17, Concita De Gregorio presenta il suo nuovissimo libro nella Sala Rosa-Palazzetto dell’Arte “Andrea
Pazienza”
di Foggia (Via Galliani, 1), ospite del Centro Studi e Ricerche
Diritto dell’Ambiente “Antonio Cederna” in sinergia con la libreria Ubik. Dopo la splendida serata dello
scorso 19 settembre, quando è intervenuta a Questioni
Meridionali
, l’autrice, tra le personalità culturali più influenti in
Italia, ritrova a distanza di pochi mesi il pubblico di Capitanata.

In tempo di guerra (Einaudi, 2019; pagine 176). «Ho trent’anni,
sono il soldato di una guerra invisibile».

A
volte basta fare un passo, dire una parola, spostare appena lo sguardo per
vedere il mondo, come una sorpresa, con occhi diversi. È quello che accade a un ragazzo di trent’anni quando inizia a
ripensare alla propria vita
: Marco è alla ricerca di una strada e si è
sempre sentito estraneo a una famiglia, la sua, che riassume le contraddizioni
del secolo scorso. Una famiglia in cui ognuno crede in qualcosa, sia un’idea,
un partito, una chiesa. Lui, invece, si sente in lotta contro tutto: il soldato
di un esercito invisibile. Ed è nel pieno di un’età cruciale, di cui nessuno
parla – la guerra dei trent’anni, tempo
di primi bilanci e culla di molti congedi
. Qui comincia una storia dalle
tante anime, piena di slanci di dolori di dubbi, e di ironia. Il racconto di un
ragazzo che, cucendo insieme i pezzi del proprio passato, prova a capire chi è
davvero. Marco ama la musica e i numeri. Fa tornare i suoi conti, sa ascoltare.
La cosa fondamentale è stare a tempo. Anche nel dialogo con la sorella
amatissima, con l’amico, con una fidanzata che come tutte le donne «gli mette
ansia», coi nonni. Cerca un vero padre, scopre di non essere, come credeva, un
alieno in questo mondo. Una storia che è
la nostra, quella dei nostri figli
che provano a darsi un futuro. Lo
faranno. Nel gioco del mondo, si perde solo quando si rinuncia a giocare. Marco
– le tasche piene di tutto quello che manca – va e ci porta con sé. È magnifico
tirare il sasso e saltare con lui.

Concita De Gregorio. giornalista e scrittrice, firma storica de «la Repubblica» dove
attualmente lavora, è stata per tre anni direttore
de «l’Unità»
. Ha quattro figli. Nel 2001 ha pubblicato Non lavate questo sangue (Laterza). Per Mondadori sono usciti Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore
perfetto
(2006) e Malamore. Esercizi
di resistenza al dolore
(2008). Nel 2010 è uscito Un paese senza tempo. Fatti e figure in vent’anni di cronache italiane
(il Saggiatore). Nel 2011 ha pubblicato per Einaudi Stile libero Così è la vita (ulitma edizione Super
ET, 2016), nel 2013 Io vi maledico
(ultima edizione Super ET, 2017), nel 2014
Un giorno sull’isola
(scritto con il figlio Lorenzo. Ultima edizione Super
ET, 2017), nel 2016 Cosa pensano le
ragazze
(Super ET, 2017).




Il secondo di cinque titoli selezionati, incontro con i lettori e gli studenti Leggo QuIndi Sono, tocca a Claudio Fava

Storia di chi rifiutò “il
giuramento” al Duce 

A
“Le giovani parole” lo scrittore siciliano, figlio del giornalista antimafia
Pippo Fava Venerdì 21 febbraio, ore 11, incontro con le scuole al Teatro
Giordano. Ore 19, Ubik

“Tutti i docenti universitari del regno dovranno
consegnare nelle mani del magnifico rettore un giuramento di solenne fedeltà al
Re, ai suoi Reali successori e al Duce, e di esercitare l’ufficio di insegnante
col proposito di formare cittadini operosi, probi, devoti alla Patria e al
Regime Fascista”. Se l’Italia accademica è riuscita a salvare la faccia, lo
deve a una dozzina di docenti che rifiutarono il giuramento del 1931, uno dei più vili atti della parabola
fascista. Tra questi, ci fu Mario
Carrara
: alla sua figura è ispirato il romanzo di Claudio Fava, secondo autore su cinque della V edizione di Leggo QuIndi Sono, premio-concorso Le giovani parole 2020, rivolto a
studenti e lettori di Capitanata. Venerdì
21 febbraio
, ore 11, lo scrittore e giornalista siciliano – figlio di Pippo
Fava, intellettuale ucciso da Cosa Nostra nel 1984, nonché sceneggiatore del
film I cento passi – incontra gli
allievi di ben tre istituti scolastici al Teatro
U. Giordano
di Foggia: le scuole foggiane B. Pascal e G. Marconi, e
il Giordani di Monte Sant’Angelo. Al
centro della mattinata, la presentazione del suo romanzo dal titolo Il giuramento (Add editore, 2019) il
quale, dopo il consueto incontro pomeridiano a cura del CSV di Foggia presso la
Casa Circondariale, alle ore 19 sarà
presentato anche nello spazio live della libreria Ubik. L’indomani, infine, sabato
22 febbraio
, ore 11, a conclusione di questo secondo giro di appuntamenti
nelle scuole aderenti a LQS, Claudio Fava presenterà il suo libro anche all’Istituto P. Giannone di San Marco
in Lamis. 

Il giuramento (Add editore, 2019). «Le
teste si possono tagliare o contare. Nel 1931 il regime fascista scelse
entrambe le soluzioni e impose a tutti i professori universitari un giuramento
di fedeltà al duce. Giurarono in 1238. Solo in dodici si rifiutarono. Questo è
il racconto di uno di quei dodici, ed è liberamente ispirato alla figura di
Mario Carrara, medico legale, uno dei primi a rifiutare il freddo censimento
con cui Lombroso aveva insegnato a catalogare gli uomini e le anime. Mentre
l’università celebra il concetto della razza, le carriere si fanno con la
tessera del partito, gli studenti indossano le camicie nere anche a lezione, Carrara intuisce l’agonia scellerata del
Paese
e quando il rettore gli comunica data e prescrizioni del giuramento,
ossia fedeltà al re e a Mussolini, capisce di non poterlo fare. Non per
puntiglio ideologico ma per sentimento di decenza. Perché quel giuramento è
anzitutto ridicolo, grottesco, fasullo. In una parola: indecente. La storia di
Mario Carrara è metafora involontaria eppure inevitabile su questo nostro
tempo, pervaso da nuovi conformismi e da antiche rassegnazioni».

Claudio Fava. 55 anni, giornalista, scrittore, politico. Ha
raccontato, per i giornali e per le televisioni, molti luoghi e molte guerre, dalla Sicilia che lotta contro Cosa Nostra
ai difficili processi di pace in America Latina. Scrive anche per il cinema e
il teatro. È sua la sceneggiatura del film I
cento passi
.

Oltre al B. Pascal, scuola fondatrice, e agli ormai
consolidati istituti “Giordani” di
Monte Sant’Angelo, “Giannone” di San
Marco in Lamis e “Notarangelo-Rosati”
di Foggia, da quest’anno rientrano nel concorso-progetto LQS anche gli studenti
del liceo “Bonghi-Rosmini” di
Lucera, dell’istituto “Einaudi-Grieco”
e del liceo scientifico “G. Marconi”
di Foggia. Ogni scrittore della cinquina selezionata, come sempre, da gennaio a
maggio incontrerà gli studenti di tutte le scuole aderenti, presentando inoltre
la propria opera negli spazi della Biblioteca
“La Magna Capitana”
(che proverà a coinvolgere anche i propri lettori al
momento della votazione finale). Fanno parte del sodalizio LQS anche per questo
2020: la libreria Ubik, la Fondazione Monti Uniti (che premia il
vincitore con un contributo economico, sostenendo concretamente LQS e gli
studenti più meritevoli), gli Assessorati alla Cultura e alla Pubblica
Istruzione del Comune di Foggia (a
sostegno della premiazione che ogni anno si tiene al Teatro U. Giordano), l’Ufficio Scolastico Provinciale e il CSV di Foggia.




L’identità di un uomo, se la memoria sfuma. Nel “Labirinto” di Burhan Sönmez

L’ospite internazionale del
mese, autore tradotto in più di trenta lingue

Martedì 18 febbraio,
ore 19, libreria Ubik di Foggia. Due anni dopo, torna l’autore turco di
“Istanbul, Istanbul”

Lo
scrittore, tra le voci più importanti e dissidenti della Turchia di oggi,
presenta il suo nuovo romanzo

“Per
sfortuna ti sei salvato, ma per fortuna hai perso la memoria”. Forse è questa
la condizione giusta per Boratin Bey, musicista
turco che si risveglia privo
di ricordi dopo aver tentato il suicidio dal
Ponte del Bosforo. È bello, suona e canta la chitarra meglio di chiunque, è
amato dalla gente, eppure… Eppure non
ricorda
, non conosce il motivo di quel tuffo, di quel “muovere le braccia
come se avesse le ali”. Dopo Istanbul,
Istanbul
(Nottetempo, 2017), libro di successo presentato all’interno
dell’edizione 2017 della rassegna estiva Libri
& Dialoghi
(spin-off di Questioni
Meridionali
), martedì 18 febbraio,
alle ore 19, Burhan Sönmez, uno
degli autori più importanti e dissidenti della Turchia di oggi, ritrova il
pubblico della libreria Ubik di
Foggia. Al centro dell’incontro c’è il suo nuovo romanzo, Labirinto (Nottetempo, 2019), ancora una volta ambientato nella
magica città turca che, questa volta, fa da sfondo ad un interrogativo
universale: realmente la memoria è anche
la nostra identità più pura?
A conversare con lo scrittore di Ankara, tradotto in più di trenta lingue e
vincitore di numerosi premi, sarà il direttore artistico della libreria, Michele Trecca. Si ringrazia per la
disponibilità e la competenza il docente Emanuele
Iorio
, chiamato a interpretare dall’inglese le parole dell’ospite della
serata.

Labirinto (Nottetempo, 2019). Un giorno
Boratin, un musicista blues che vive a Istanbul, si risveglia in ospedale
avendo completamente perso la memoria: non
sa più chi è, da dove viene, qual è il suo passato e quale la direzione del suo
present
e, non ricorda gli affetti più cari né le amicizie più prossime, e
soprattutto si arrovella attorno a un interrogativo ossessivo e senza risposta:
perché ha tentato il suicidio gettandosi già dal Ponte sul Bosforo? Attorno a
questa costellazione di domande cerca di riprendere a vivere, riconquistando
dimestichezza con volti, voci, spazi, storie, specchi, e in primo luogo con se
stesso… Flâneur dei labirinti della mente e della città, percorre pensieri e strade alla disperata ricerca di una consistenza,
a tu per tu con la tabula rasa della memoria, dalla quale emergono scomposti
dettagli che non sa collocare nel tempo: davanti a una statuina della Pietà, si
chiede se Gesú e Maria siano vissuti anni prima o millenni addietro, e scambia
l’immagine del capo dello Stato con quella di un sultano vissuto un secolo
prima. Con ritmo incalzante e analisi cristallina, il romanzo di Burhan Sönmez
ci restituisce le peregrinazioni di
Boratin nei misteri dell’identità
, fino alla domanda estrema: è più
liberatorio per un uomo – e per una società – conoscere il proprio passato o
dimenticarlo?

Burhan Sönmez. Nato ad Ankara nel 1965, dov’è
cresciuto parlando turco e curdo. Avvocato
specializzato in diritti umani, espatriato per motivi politici in Gran Bretagna
,
dove ha vissuto per circa dieci anni, oggi vive a Istanbul. I suoi romanzi sono tradotti in più di
trenta lingue
. Docente all’Università metu di Ankara ed editore, è membro
di pen International e vincitore
dell’ebrd (European Bank for Reconstruction and Developmen
t) Literature Prize per il suo romanzo Istanbul Istanbul, pubblicato da
nottetempo nel 2016.




I due volti della Milano di Romano De Marco

Torna uno dei grandi maestri del noir e del giallo italiano. Tra alta borghesia e clochard, il nuovo romanzo

Giovedì 13 febbraio,
ore 19, libreria Ubik di Foggia. Incontro a cura del gruppo
“A qualcuno piace…
Giallo”

Dopo “L’uomo di casa” e  “Se
la notte ti cerca”, il noto scrittore
presenta
“Nero a Milano” (Piemme,
2019)

C’è
Luca Betti, l’impulsivo, divorato dal passato, insofferente per natura. E C’è
Marco Tanzi, il nichilista, con un piede sempre sull’orlo dell’abisso,
dall’intuito straordinario. L’uno è un commissario, l’altra lavora per conto
suo. E poi c’è Milano, la metropoli
“zucchero e catrame” che ritorna per la terza volta, mai così scura, al pari dei
due investigatori: Nero a Milano (Piemme,
2019)
è il terzo tassello di una trilogia slegata che affronta due mondi
apparentemente lontanissimi e invece mai così vicini, quello dell’alta
borghesia e quello dei senzatetto. Giovedì
13 febbraio
, alle ore 19, Romano De
Marco
presenta questo suo ultimo romanzo nello spazio live della libreria Ubik di Foggia, ritrovando nuovamente
il gruppo di lettura di appassionati di polizieschi e thriller A qualcuno piace… Giallo. Dopo gli
ottimi Se la notte ti cerca e L’uomo di casa (tutti e due sempre per
Piemme), quest’ultimo finalista al Premio
Scerbanenco
e vincitore del Premio
dei lettori
del Noir in festival
2017
, inoltre entrambi presentati in libreria, uno dei grandi maestri del
noir e del giallo italiano ritrova il pubblico foggiano.

Nero a Milano (Piemme, 2019). Una villetta
abbandonata da anni, alla periferia di Milano. Due cadaveri carbonizzati, nessun indizio, nessun movente. È questa
la matassa che il commissario Luca Betti deve sbrogliare, in uno dei periodi
più complicati della sua vita. La separazione dalla moglie e il difficile
rapporto con la figlia fanno crollare quelle deboli certezze di poter contare
su degli affetti stabili. Ma non c’è tempo per i dolori personali, risolvere
l’indagine è l’unica priorità che può dare uno scopo alla sua vita e farlo
sentire ancora vivo. Marco Tanzi è diventato un investigatore privato di
successo. Sembra essersi lasciato alle spalle le tremende esperienze vissute
negli ultimi anni, ma la realtà è ben diversa. Per sfuggire ai suoi fantasmi
personali, accetta un caso che rischia di farlo ripiombare negli incubi del suo
passato più oscuro. Deve rintracciare un diciottenne con problemi mentali,
figlio di una coppia dell’alta borghesia milanese, fuggito per andare a vivere
fra i clochard. E quando uno spietato
serial killer inizia a far strage di senzatetto a colpi di rasoio
, la sua
indagine si trasforma in una corsa contro il tempo. Mentre sulla città incombe
un cielo più nero che mai, le strade dei due amici ed ex colleghi torneranno
fatalmente a incrociarsi. E si troveranno, ancora una volta, davanti a scelte
dolorose destinate a segnare per sempre le loro vite.

Romano De Marco. Classe 1965, è responsabile della
sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel
Giallo Mondadori con Ferro e fuoco,
ripubblicato in libreria nel 2012 da Pendragon. Nel 2011 esce il suo Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012). Con
Fanucci pubblica nel 2013 A casa del
diavolo
e con Feltrinelli Morte di
Luna, Io la troverò e Città di polvere
(gli ultimi due finalisti al Premio Scerbanenco-La Stampa nel 2014 e nel 2015).
I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui “Linus” e
il “Corriere della sera”, e i periodici del Giallo Mondadori. Vive
tra l’Abruzzo, Modena e Milano. Per Piemme ha pubblicato L’uomo di casa (2017) e Se la
notte ti cerca
(2018).




L’autore e giornalista Antonio Funiciello presenta il libro “Il metodo Machiavelli”

Incontro a cura del Centro Studi e Ricerche Diritto dell’Ambiente “A. Cederna”. Nella stanza dei bottoni (salvandosi l’anima). Ecco il leader e il suo braccio destro

Sabato 8 febbraio, ore 18.30, libreria Ubik. Il
“dietro le quinte” del potere visto da vicino

“Il potere tende a tracimare e a pretendere di essere il motore di ogni cosa. La più grande forza della democrazia liberale è concedere a tutti, nel rispetto delle leggi, la possibilità di non lasciarsi trascinare da quello straripamento”. Parola di chi, da anni, convive con il potere. Lo guida, ne fa parte, lo organizza. Senza mai comparire in prima persona, prestando la propria professionalità, studiandolo, osservandolo. E, adesso, raccontandone il funzionamento: quel dietro le quinte che è la sostanza stessa del potere. Sabato 8 febbraio, alle ore 18.30, l’autore Antonio Funiciello presenta il suo libro dal titolo Il metodo Machiavelli (Rizzoli, 2019), incontrando per la prima volta i lettori della libreria Ubik. Laureato in filosofia, giornalista, scrittore, ha collaborato con Walter Veltroni, e dal 2016 al 2018 è stato capo staff dell’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il suo libro, nelle parole di Marco Damilano, direttore de L’Espresso, è “Un atto d’amore verso la politica, una scelta controcorrente”. L’appuntamento è a cura del Centro Studi e Ricerche Diritto dell’Ambiente “Antonio Cederna”. A conversare con l’autore, Saverio Di Jorio. Introduzione di Michele Trecca.

Il metodo
Machiavelli. Il leader e i suoi consiglieri, come servire il potere e salvarsi
l’anima
(Rizzoli, 2019). I
palazzi del potere, i corridoi, le anticamere, i salotti… chi, oltre ai leader e ai capi di Stato, abita questi spazi? Chi
gestisce i flussi – di persone e di informazioni – in entrata e in uscita dagli
studi dei potenti e dalle sale in cui si prendono le decisioni politiche? Chi
aiuta, sostiene e a volte indirizza il leader nella sua quotidiana navigazione
tra i marosi della politica nazionale e internazionale? Antonio Funiciello
muove da queste domande, e dalla sua personale esperienza di chief of staff del
presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per proporre un’analisi attenta e
serrata del ruolo dei collaboratori, del consigliere e del braccio destro. Per farlo parte da molto lontano, dal primo staff
della storia, quello dei dodici apostoli riuniti intorno alla figura di un
leader-maestro unico nel suo genere, Gesù di Nazareth, e ci accompagna tra le
pagine salienti che il più noto consigliere politico di tutti i tempi, Niccolò
Machiavelli, ha dedicato al delicatissimo incarico di chi, nel senso nobile del
termine, serve il potere e i potenti. Emerge così, tra aneddoti e ricostruzioni
di molte vicende italiane e internazionali, un ritratto documentatissimo di diversi leader (da Roosevelt a Trump,
da Blair a Macron) e di coloro che, avvolti nell’anonimato di chi lavora
nell’ombra, ne hanno facilitato l’ascesa e l’opera, insieme a un vademecum che
individua e fissa nel tempo i tratti e le caratteristiche del perfetto
consigliere. Il metodo Machiavelli è una dichiarazione di amore per la
politica, nella consapevolezza che esiste anche un “potere buono. I suoi soci
sono la verità e il coraggio. Perché, per dirla col Machiavelli delle Istorie,
‘in questo guasto mondo’ di una politica e di un potere pavidi e fasulli non si
capisce proprio cosa dovremmo farci”.

Antonio Funiciello. Giornalista, scrittore e consulente
aziendale, collabora con “Il Foglio” e “L’Espresso”. Dal 2016 al 2018 è stato capo di gabinetto del presidente del
Consiglio Paolo Gentiloni.




Il coming out dalla parte dei genitori. Tra narrazione e ricerca, “Quanta bellezza”

Incontro
aperto a cura della Scuola Psicoanalitica del Ruolo Terapeutico

Sabato 1 febbraio, ore 18.30, Ubik. “Mamme
e papà di figli gay e lesbiche si raccontano”

L’autore e docente Roberto Baiocco, esperto in
genitorialità, presenta il proprio libro

Benessere, famiglia e
genitorialità
:
un triangolo composto da tre parole importanti che, insieme, affrontano il tema
dell’identità di genere attraverso la narrazione, l’esperienza e la ricerca
scientifica. È questo il taglio dell’interessantissimo incontro in programma sabato 1° febbraio alle ore 18.30 nello
spazio live della libreria Ubik di
Foggia, a cura della Scuola di
Formazione Psicoanalitica
della sede locale del Gruppo Terapeutico: Roberto
Baiocco
, docente associato presso l’università La Sapienza di Roma nonché
esperto in genitorialità e benessere delle persone appartenenti a minoranze
sessuali, presenta il suo libro dal titolo Quanta
bellezza – mamme e papà di figli gay e lesbiche si raccontano
(McGrowHill
editore, 2019). L’appuntamento in libreria, che segue il seminario in programma
la mattina nella sede foggiana di via Fania 10 (ore 9.30), è aperto a tutti i
lettori e si configurerà come una conversazione informale attorno alle
tematiche del libro. A conversare con l’autore sarà il direttore della Scuola, Pierluigi Ciritella.  

Quanta bellezza.
Mamme e papà di figli gay e lesbiche si raccontano
(McGrowHill editore, 2019; pagine
252). Che cosa vuol dire coming out? Come reagiscono i genitori al coming out? In che modo i genitori possono contribuire
alla promozione del benessere della propria figlia o del proprio figlio?

Sono alcune delle domande alle quali risponde questo libro attraverso le testimonianze
di genitori di ragazze lesbiche e ragazzi gay. Ciò che emerge dalla lettura
delle storie di vita è l’importanza di poter condividere le proprie emozioni ed
esperienze. Il confronto con altri genitori in uno spazio di ascolto non
giudicante permette non solo di superare le proprie paure e difficoltà ma
soprattutto di rinascere come genitori. Prefazioni di Emma Baumgartner,
Fiorenzo Gimelli e Roberta Mesiti.




Leggo QuIndi Sono, al via la V edizione. Quando Napoli cacciò i nazisti

Il primo di cinque titoli selezionati, incontro con i lettori e gli studenti

Parte il giro di storie de “Le giovani parole”, ed. 2020. Nuove scuole dentro LQS Giovedì 23 gennaio, l’autrice napoletana presenta “La sartoria di via Chiatamone”

Cinque nuovi romanzi del circuito indipendente italiano,
tre nuove scuole che fanno il loro ingresso nel progetto e tantissimi nuovi
studenti pronti a leggere, incontrare e votare le storie di questa quinta
edizione di Leggo QuIndi Sono,
premio-concorso Le giovani parole 2020.
Dopo il passaggio nazionale alla fiera di Roma “Più Libri Più Liberi” dello scorso dicembre, in cui LQS ha premiato
Fazi Editore in qualità di casa vincitrice dell’edizione 2019 per il romanzo Di niente e di nessuno di Dario Levantino, parte il giro di
incontri con gli autori, per una giostra di storie che terrà sul filo gli
studenti-giurati, con il naso già dentro le pagine della nuova cinquina 2020. Si
comincia con La sartoria di via
Chiatamone
(Nutrimenti, 2019) di Marinella
Savino
, scrittrice esordiente già “menzionata” dal Premio Calvino, in programma giovedì
23 gennaio
. Alle ore 11.30, pertanto, l’autrice napoletana incontra gli
allievi dell’Istituto B. Pascal di
Foggia, per poi parlare del suo libro ai lettori della città, alle ore 18,
nella Sala Narrativa della Biblioteca La Magna Capitana. Nel
pomeriggio dello stesso giorno (ore 15), Marinella Savino incontrerà anche il
gruppo di lettura della Casa
Circondariale
, grazie al confermatissimo lavoro dei volontari del CSV di Foggia i quali, ogni anno, fanno
in modo che i detenuti dell’Istituto Penitenziario possano esprimere la loro
preferenza tra i cinque scrittori in gara.

Oltre al B. Pascal, scuola fondatrice, e agli ormai
consolidati istituti “Giordani” di
Monte Sant’Angelo, “Giannone” di San
Marco in Lamis e “Notarangelo-Rosati”
di Foggia, da quest’anno rientrano nel concorso-progetto anche gli studenti del
liceo “Bonghi-Rosmini” di Lucera,
dell’istituto “Einaudi-Grieco” e del
liceo scientifico “G. Marconi” di
Foggia. Ogni scrittore della cinquina selezionata, come sempre, da gennaio a
maggio incontrerà gli studenti di tutte le scuole aderenti, presentando inoltre
la propria opera negli spazi della Biblioteca
“La Magna Capitana”
(che proverà a coinvolgere anche i propri lettori al momento
della votazione finale). Fanno parte del sodalizio LQS anche per questo 2020:
la libreria Ubik, la Fondazione Monti Uniti (che premia il
vincitore con un contributo economico, sostenendo concretamente LQS e gli
studenti più meritevoli), gli Assessorati alla Cultura e alla Pubblica
Istruzione del Comune di Foggia (a
sostegno della premiazione che ogni anno si tiene al Teatro U. Giordano), l’Ufficio Scolastico Provinciale e il CSV di Foggia.

La sartoria di via
Chiatamone
(Nutrimenti, 2019).
È il 5 maggio del 1938. I vicoli di Napoli
sono gremiti di curiosi. In piazza del
Plebiscito sventolano maestosi stendardi nazisti
. Una folla elettrizzata
attende l’arrivo della berlina reale su cui viaggia Hitler. Tra file di braccia
sollevate in saluto romano e grida entusiastiche, Carolina è la sola a scorgere
nella solennità di quella parata il preludio della catastrofe. Abile sarta,
ricca d’inventiva, non indugia un secondo: un irriducibile attaccamento alla
vita e un connaturato senso di libertà la guidano nell’obiettivo di proteggere
quanto più possibile i suoi cari dalla fame e dalla devastazione preconizzate.
Allora cuce, giorno e notte, e accumula con perseveranza, lira su lira, per
comprare e stipare nella sua cantina immani quantità d’ogni genere
commestibile. La sartoria, insieme alla cantina, si erge così ad arca della
salvezza per la famiglia e gli amici che Carolina, non senza innumerevoli
difficoltà, ospiterà sotto il suo tetto lungo gli estenuanti anni di guerra, fino alle quattro giornate di Napoli. Un
racconto in cui, come in un film, si intrecciano storia universale e personale,
in una vicenda resa vivida dalla commistione sapiente di italiano e dialetto.
Un esordio che ci regala una nuova voce letteraria, capace di emozionare e
coinvolgere.




“Lontano dagli occhi”, trovando se stessi Paolo Di Paolo: tre storie, una vita

Uno
dei migliori scrittori del nostro tempo, giovane e già così affermato

Mercoledì 22 gennaio, ore 18.30, Ubik. L’autore
romano presenta il suo nuovo romanzo

Il libro, edito da Feltrinelli, è una delle uscite
editoriali più luminose degli ultimi mesi

Inseguire
qualcuno come se fosse appena sceso dall’autobus, andargli dietro. “Trovare” i
personaggi cercando se stessi:
colmare con una storia ciò che non c’è. Raccontare, a noi stessi, qualcosa che
manca e che, appunto, è lontano dagli occhi. È il viaggio intrapreso da uno dei migliori scrittori del nostro tempo
in occasione del suo ultimo romanzo, protagonista della presentazione di mercoledì 22 gennaio, alle ore 18.30,
nello spazio live della Ubik di
Foggia. Paolo Di Paolo, intellettuale
e scrittore ancora giovane e già affermatissimo nel panorama letterario
italiano, ritrova il pubblico della libreria con il suo nuovo libro, Lontano dagli occhi (Feltrinelli, 2019),
tra le uscite editoriali più luminose degli ultimi mesi. A conversare con
l’autore romanzo, il giornalista Felice
Sblendorio.

Lontano dagli occhi (Feltrinelli, ottobre 2019; pagine:
192). Tre storie diverse, la stessa città – Roma, all’inizio degli anni ottanta
– e lo stesso destino: smettere di
essere soltanto figli, diventare genitori.
Eppure Luciana, Valentina,
Cecilia non sono certe di volerlo, si sentono fragili, insofferenti. Così come
sono confusi, distanti, presi dai loro sogni i padri. Si può tornare indietro,
fare finta di niente, rinunciare a un evento che si impone con prepotenza
assoluta? Luciana lavora in un giornale che sta per chiudere. Corre, è sempre
in ritardo, l’uomo che ama è lontano, lei lo chiama l’Irlandese per via dei capelli
rossi. Valentina ha diciassette anni, va alle superiori ed è convinta che da
grande farà la psicologa. Appena si è accorta di essere incinta, ha smesso di
parlare con Ermes, il ragazzo con cui è stata per qualche mese e che adesso fa
l’indifferente, ma forse è solo una maschera. Cecilia vive fra una casa
occupata e la strada, porta un caschetto rosa e tiene al guinzaglio un cane.
Una sera torna da Gaetano, alla tavola calda in cui lavora: non vuole nulla da
lui, se non un ultimo favore. A
osservarli c’è lo sguardo partecipe di un io che li segue nel tempo cruciale
della trasformazione
. Un giro di pochi mesi, una primavera che diventa
estate. Tra bandiere che sventolano festose, manifesti elettorali che
sbiadiscono al sole e volantini che parlano di una ragazza scomparsa, le
speranze italiane somigliano a inganni. Poi ecco che una nuova vita arriva e
qualcosa si svela. Lontano dagli occhi
è una dichiarazione d’amore al potere
della letteratura
, alla sua capacità di avvicinare verità altrimenti
inaccessibili. Ricostruendo con la forza immaginifica della narrazione
l’incognita di una nascita, le ragioni di una lontananza, Paolo Di Paolo arriva
a rovesciare la distanza dal cuore suggerita dal titolo. Una storia sul peso
delle radici, su come diventiamo noi stessi.

Paolo Di Paolo. Nato nel 1983 a Roma. Ha pubblicato i
romanzi Raccontami la notte in cui sono
nato
(2008), Dove eravate tutti
(2011; Premio Mondello e Super Premio
Vittorini
), Mandami tanta vita
(2013; finalista Premio Strega), Una storia quasi solo d’amore (2016),
Lontano dagli occhi (2019), tutti per Feltrinelli e tradotti in diverse lingue. Molti suoi libri sono nati da dialoghi:
con Antonio Debenedetti, Dacia Maraini, Raffaele La Capria, Antonio Tabucchi, di cui ha curato Viaggi e altri viaggi (Feltrinelli,
2010), e Nanni Moretti. È autore di
testi per bambini e per il teatro. Scrive per “la Repubblica” e per
“L’Espresso”.




Il riscatto di un Paese è una favola vera “Il treno dei bambini” di Viola Ardone

Il
2020 si apre con il caso editoriale dell’anno, in via di traduzione in 27
lingue

Sabato 11 gennaio, ore 18, in libreria. La
scrittrice napoletana presenta il suo romanzo

Lo stesso giorno, ore 15, l’autrice incontra gli
alunni del “Giannone” di San Marco in Lamis

“La
miseria non è una vergogna, ma un’ingiustizia”. Da questa frase, una favola.
Anzi, più favole: settantamila, per
la precisione. Settantamila favole vere, reali, scritte in Italia, vissute da
Sud a Nord: forse la più grande storia
di solidarietà europea,
sicuramente dal secondo dopoguerra in poi. Il treno dei bambini è esistito davvero,
è partito davvero – a raccontarlo, anche i pugliesi Giovanni Rinaldi e
Alessandro Piva, l’uno storico l’altro regista – e ne ha fatto parte Amerigo,
la straordinaria voce narrante del romanzo di Viola Ardone, caso editoriale dell’anno, romanzo di punta della
casa editrice Einaudi. Sabato 11 gennaio,
ore 18, la scrittrice napoletana presenta il suo libro nello spazio live della
libreria Ubik di Foggia, primo
ospite di rilievo di questo 2020, chiamata a raccontare una storia di
separazione ma anche di conquista, in grado di unire Sud e Nord nel segno di
una nuova dignità umana. A conversare con l’autrice, le docenti Carla Bonfitto e Anna Mastrolitto, con un’introduzione a cura del libraio Salvatore D’Alessio. Lo stesso giorno, alle
ore 15, Viola Ardone sarà all’Istituto di Istruzione Secondaria “P. Giannone”
di San Marco in Lamis, quale
incontro di chiusura del progetto-lettura
organizzato da Ubik con gli alunni delle classi coinvolte.

Il treno dei bambini (Einaudi, 2019; pagine: 248). A volte
dobbiamo rinunciare a tutto, persino all’amore di una madre, per scoprire il
nostro destino. Nessun romanzo lo aveva
mai raccontato con tanto ostinato candore
. È il 1946 quando Amerigo lascia
il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme
a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l’intera penisola
e
trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un’iniziativa del Partito comunista per strappare i
piccoli alla miseria dopo l’ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette
anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un’Italia
che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida
la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si
può sottrarre, perché non c’è altro modo per crescere. Il treno dei bambini è il caso editoriale italiano dell’ultima
Fiera di Francoforte, in corso di
traduzione in 27 lingue.

Viola Ardone. Nata a Napoli nel 1974, insegna
latino e italiano al liceo. Ha lavorato per alcuni anni nell’editoria. Autrice
di varie pubblicazioni, fra i suoi romanzi si ricordano La ricetta del cuore in subbuglio (2013) e Una rivoluzione sentimentale (2016) entrambi editi da Salani.