Biden, stanziati 300 miliardi per la mobilità sostenibile

Joe Biden, il 46esimo presidente degli Stati Uniti, ha stanziato nel suo programma elettorale, 300 miliardi di dollari nell’ambito tecnologico, ponendo l’auto elettrica al primo posto.

Con questi fondi prevede che entro il 2030 gli USA possano essere attraversati completamente da autovetture sostenibili. Il progetto richiederà l’installazione di almeno mezzo milione di colonnine di ricarica.

Negli Stati Uniti vengono immatricolate ogni anno circa 270 milioni di auto, una cifra spropositata se si pensa che solo quest’anno Tesla ha prodotto la sua milionesima auto.

I soldi destinati al progetto infatti serviranno a fornire sostegno ai privati per l’acquisto di mezzi sostenibili e per la conversione dell’intera flotta di scuola bus del paese all’elettrico.




Rifiuti radioattivi, un nuovo deposito nazionale

Dopo sei anni di ritardi è stata pubblicata la mappa dei siti idonei ad ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari.

In questo magazzino sarà possibile sistemare definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e molto bassa attività. 33.000 metri cubi di scorie sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 si stima verranno generati entro 50 anni.

I rifiuti, la cui radioattività decadrà nell’arco di 300 anni, verranno trasportati al deposito in dei contenitori metallici inseriti e cementati in moduli di calcestruzzo speciale, progettati per resistere almeno 350 anni, come le celle di cemento armato in cui verranno inseriti una volta arrivati nella rimessa. Quando le celle si riempiranno saranno rivestite da una collina artificiale in modo da prevenire l’infiltrazione dell’acqua.

Questo metodo di smaltimento riconosciuto dalla IAEA (International Atomic Energy Agency) garantirà la sicurezza dello stoccaggio delle scorie nucleari senza il rischio di rilasci radioattivi nel periodo di permanenza.




L’orientamento non si ferma

Nonostante l’emergenza sanitaria del covid-19, oggi, 19 dicembre 2020 le porte del Pascal si sono aperte nuovamente per il primo Open Day di quest’anno scolastico. Dalle 9:30 fino alle 12:30 professori e alunni hanno accolto gli studenti delle scuole medie accompagnati dai loro genitori, guidandoli in un tour dove hanno acquisito tutte le informazioni per fare una scelta ottimale.

A causa delle restrizioni attuali i posti disponibili andavano prenotati sul sito orientamento.blaisepascal.it, ma per dare l’opportunità a tutti, di fare un tour della nostra scuola, l’evento e stato trasmesso in diretta live su Facebook e Youtube ilsottosopra e anche sulla pagina Facebook di Foggia Città Aperta, partner della redazione del giornale scolastico.

Durante l’Open Day i ragazzi hanno avuto l’opportunità di conoscere i vari indirizzi fra cui l’AFM con l’opzione sportiva, che è destinato a chi intende acquisire una solida preparazione di base nelle discipline professionalizzanti previste dall’indirizzo di Amministrazione Finanza e Marketing, con particolare riferimento alla pratica dello sport. Sarà anche possibile aderire al corso AFM con opzione Cambridge, che rilascerà il diploma dopo tre anni di studi.

Come ogni anno confortano i dati di eduscopio che confermano il Blaise Pascal al Primo Posto in Provincia di Foggia tra gli Istituti Tecnici nel Settore Economico sia per quanto riguarda la preparazione universitaria e sia per la capacità degli alunni di entrare prima degli altri nel mondo del lavoro.




Frammentazione dei fiumi europei e il relativo impatto

Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature, coordinato da Barbara Belletti del Politecnico di Milano, ha dimostrato che il flusso dei fiumi europei è ostruito da più di 1,2 milioni di barriere, tra dighe, argini, canali e guadi.

La frammentazione di questi fiumi difatti ha una densità di 0,74 barriere per chilometro, di cui il 61% non è riportato sui database regionali, nazionali e globali. Lo studio infatti è stato frutto di 4 anni di mappatura su 2700 Km sulle sponde di 142 fiumi, di cui nessuno privo di ostruzioni.

Questa ricerca, cioè l’inventario più completo di barriere fluviali mai creato, renderebbe le vie d’acqua europee la possibile rete fluviale più frammentata del mondo. La causa di questa problematica è la presenza di piccole barriere, infatti il 90% di questi sbarramenti sono alti meno di 5 metri, creando collettivamente un grande danno per la biodiversità marina, intralciando il percorso di pesci, nutrienti e sedimenti.




Ecomafia, crescono i reati ambientali

Dal 1994, Legambiente svolge attività di ricerca, analisi e denuncia della criminalità ambientale.

Il rapporto di quest’anno indica un aumento dei reati ambientali per un totale di 34.648 casi con un incremento del 23,1% rispetto al 2018.

Quasi un terzo di questi illeciti sono stati riscontrati nel ciclo di cemento, al primo posto fra le attività ecocriminali. I reati più preoccupati rimangono però quelli contro la fauna spesso connessi agli incendi boschivi.

Questo fenomeno, meglio definito Ecomafia, include i settori della criminalità organizzata che si occupano di traffico o smaltimento illecito di rifiuti, dell’abusivismo edilizio e delle attività di escavazione.

Per porre fine a questi eventi che danneggiano il nostro territorio, Legambiente, insieme a soggetti istituzionali e migliaia di cittadini, propone l’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale.




Bioplastiche e impianti inadatti

Le bioplastiche sono un’importante innovazione tecnologica, che necessitano di impianti con strumenti adatti per il compostaggio.

L’utilizzo di questi prodotti sta crescendo a dismisura ma senza una tecnologia che consenta la biodigestione, che permetterà di produrre biometano, rimarranno prodotti privati di una delle proprie funzioni principali: la compostabilità.

Senza questa funzione infatti persiste il problema post-consumo, che andrebbe risolto investendo soldi in questa filiera, che richiede impianti con caratteristiche diverse rispetto a quelle necessarie per i normali rifiuti organici.

Perciò per sfruttare al meglio le bioplastiche è necessario migliorare la fase di produzione dell’imballaggio e ridurre al minimo gli scarti per il loro corretto trattamento.




Gli alberi contro l’inquinamento

Gli alberi, svolgono un ruolo molto importante quando si tratta di contrastare l’inquinamento, proprio per questo il 37% del Recovery Fund verrà speso per la transizione verde.

Secondo gli Accordi di Parigi le foreste, un enorme serbatoio di carbonio, hanno il ruolo di contenere la temperatura media globale entro 1,5°C.

I boschi infatti forniscono acqua, cibo, ossigeno, principi attivi farmaceutici, contrastano la desertificazione, aiutano a prevenire l’erosione del suolo e mitigano l’impatto dei cambiamenti climatici. Proprio per questa motivazione oltre le metà delle aree protette in Italia sono coperte da boschi e foreste.

Grazie alla filiera del legno oltre a migliorare il nostro ambiente si può parlare anche di una creazione di nuovi posti di lavoro, nella tutela dei territori, nella prevenzione e nella manutenzione ordinaria.

Pertanto la quantità di verde nelle aree rurali e metropolitane va incrementato in modo da catturare lo smog cittadino e creare una continuità ecologica tra città ed aree agricole.




Le zone costiere e l’innalzamento dei mari

L’innalzamento dei mari a causa del riscaldamento globale è un fenomeno in costante aumento che potrebbe portare alla fine del secolo a sommergere molte zone costiere.

A sostenere ciò, ci sono gli studi dell’Onu sui cambiamenti climatici, che prevedono innalzamenti che vanno da 0,94 a 1,45 metri. In particolare, verrà colpito il Mediterraneo, che essendo un mare chiuso ha un equilibrio molto fragile.

Si calcola infatti che fino al 2100, l’Italia potrebbe perdere il 30% delle sue coste. Inoltre dal 1970 si è riscontrata un’erosione delle coste di 40 milioni di chilometri quadrati. Questo fenomeno destinato ad aggravarsi potrebbe portare a ripercussioni sociali ed economiche, poiché con l’erosione delle coste si perderanno territori con un immenso valore strategico per il turismo.




L’eolico, il nuovo alleato dell’Italia contro il cambiamento climatico

Ultimamente l’Italia sta scegliendo i propri alleati per far fronte al fenomeno del cambiamento climatico e, fra questi c’è proprio l’eolico, un settore in grado di sostenere il Paese dal punto di vista economico ed occupazionale, migliorandone gli aspetti sociali.

Nel dettaglio se si installassero gli impianti eolici previsti dal Pniec (Piano nazionale integrato di energia e clima), ci sarebbe un incremento dell’occupazione con 67.200 posti di lavoro, collocati maggiormente nel Meridione.

Ogni anno, ha dichiarato l’Anev (Associazione nazionale energia del vento), che questo settore crea un flusso monetario di circa 3,5 miliardi di euro, senza considerare la crescita a livello occupazionale, che ad oggi ammonta a oltre 27.000 addetti.

Un recente studio ha inoltre dimostrato che nel 2019 è stata prodotta energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di 20 milioni di persone, risparmiando così 12 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, l’equivalente di 25 milioni barili di petrolio.




Il buco nell’ozono in aumento

Nella prima metà degli anni ’80 si scoprì che lo strato di ozono sopra l’Antartide stava scomparendo, a causa delle emissioni di CFC (clorofluorocarburi).

Per evitare di raggiungere un punto di non ritorno nel 1987 l’UNEP, Programma ambientale delle Nazioni Unite, adotto il Protocollo di Montreal, con lo scopo di sostituire i clorofluorocarburi con gas meno nocivi.

Grazie a questo intervento negli ultimi vent’anni il fenomeno è stato rallentato e lo strato di ozono ha iniziato a ritornare alla sua forma naturale.

Recenti studi degli scienziati della NOAAA e della NASA hanno però riscontrato un espansione del buco dell’ozono, per una superficie di circa 4,8 milioni di Km2, pari a tre volte l’area degli Stati Uniti.

La causa di questo incremento spropositato sono le emissioni illegali di CFC provenienti dalla Cina orientale, aumentate del 40-60%. Queste emissioni di CFC vietate dal Protocollo di Montreal, infatti vanificano i numerosi sforzi mondiali per riportare il buco dell’ozono al suo stato naturale.