Un destino sconvolto dalle leggi razziali

In occasione della commemorazione della 14a Giornata della Memoria, la docente Funzione strumentale per le attività culturali, Patrizia Fusilli, ha organizzato, nella biblioteca d’Istituto “E.Springer”, l’incontro con Miriam Rebhun, testimone di seconda generazione delle persecuzioni degli ebrei e autrice del libro “Ho inciampato e non mi sono fatta male”, in cui si narra la sua storia personale e familiare. Per tutti gli alunni delle classi quarte e quinte che hanno partecipato all’incontro, l’evento è stato un bel momento di riflessione sul condizionamento del nazismo e delle leggi razziali fasciste per tantissime famiglie ebree. L’autrice, di origine tedesca ed ebraica, ha vissuto fin da piccola a Napoli, con la famiglia materna, dopo la morte del padre, ebreo vissuto a Berlino, che, per sfuggire alle leggi razziali, si era recato nell’allora Palestina, a Haifa, nel 1936, rimanendo però vittima, nel 1948, di un cecchino mentre si trovava su un autobus; della famiglia paterna, durante gli anni della gioventù, la donna non sapeva nulla, se non qualche breve informazione ricevuta dalla madre. L’autrice ha voluto sottolineare che ha avuto una vita regolare: si è innamorata giovane, ha sposato l’uomo che amava, ha avuto due figlie e cinque nipoti, si è laureata in ciò che amava e praticato l’insegnamento nelle scuole, sua grande passione, ma, arrivata all’età matura, è “inciampata”, ovvero ha sentito la necessità di conoscere parte della sua famiglia fino ad allora sconosciuta, la sua famiglia paterna. E’ partita dalla totale assenza di ricordi sui nonni paterni, Leopold e Frida, rimasti in Germania e la ricerca di documenti ha fatto nascere in lei tante altre domande, come quella sul luogo in cui il nonno, dopo due giorni di degenza, era morto: un ospedale psichiatrico nel quale, lo seppe successivamente, veniva praticata l’eutanasia sugli oppositori politici, portatori di handicap, gay, ebrei. Dunque, forse, il nonno era stato vittima dell’eutanasia? Invece, la nonna, deportata, non aveva mai conosciuto i campi di concentramento, perché uccisa prima, durante una tappa della deportazione: una storia tragica dietro una famiglia apparentemente comune. La signora Rebhun, nonostante non abbia vissuto le leggi razziali, si è sentita in dovere di scrivere questo libro, in qualità di testimone di seconda generazione, per descrivere come tali leggi abbiano, comunque, condizionato il corso della sua vita. Al termine dell’incontro, si è giunti alla conclusione che la Shoah sia stato il frutto dell’ignoranza, il più terribile nemico umano e colpevole delle guerre, e l’ “inciampo” di cui ha parlato l’autrice, è diventato un san pietrino in ottone sul quale sono incisi il nome, cognome, data di nascita, data e luogo di deportazione, luogo di morte di chi ne fosse stato vittima. L’autrice, dunque, ha voluto porre una pietra di inciampo anche sul luogo in cui una volta c’era la casa della nonna paterna, Frida, affinchè chiunque passasse in quella strada, si soffermasse a leggere e la memoria della nonna non fosse mai dimenticata, così come le storie degli altri 40.000 san pietrini posti in tutta Europa.

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