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Sistema mafioso “spalmato” anche nelle istituzioni

“Quello che manca è la consapevolezza del rischio che si sta correndo – ammonì il prefetto di Foggia -. Chi vive su questi territori non se ne rende conto e pensa che la questione sia affrontabilissima. In questo momento lo è, ma se non la affrontiamo e se la rinviamo si radica e diventa un fenomeno poi difficilissimo da estirpare e la Puglia a mio parere non se lo merita, perché è una Regione veramente meravigliosa, dove ho incontrato persone eccezionali.

Puntuale la descrizione del prefetto sulle organizzazioni mafiose a Foggia e sul Gargano. “Intanto chiariamo che la Sacra corona unita è giù – affermò -, a Lecce, nel Salento. Non c’entra nulla con la Provincia di Foggia. Non ha collegamenti. La Provincia di Foggia ha un altro tipo di criminalità organizzata di stampo mafioso che fa capo a tre gruppi: il gruppo del Gargano, facente capo al boss Notarangelo, che attualmente è in carcere, è stato condannato diverse volte e la cosca è stata decimata; in attoNotarangelo è agli arresti domiciliari a Vieste e questo non è un bel segnale. Io non lo avrei mandato, fossi stato magistrato: lo dico molto sinceramente. Nel Gargano nuove cosche stanno prendendo piede al posto dei Notarangelo, perché è vero che ne abbiamo sgominata una, ma con questo non eliminiamo il fenomeno alla radice. Il fenomeno si ricrea e bisogna sempre inseguirlo. Poi abbiamo le cosche che insistono sulla città di Foggia: la società foggiana, formata dalle cosiddette “batterie” che – ripeto – non hanno nulla a che vedere con la Sacra corona unita. Non vi è nessun collegamento. Poi abbiamo la criminalità di San Severo, con tipologie diverse. A Cerignola, per esempio, non vi è criminalità organizzata di stampo mafioso, ma criminalità comune, dedita alle rapine e ai traffici di armi e droga, ma non con le modalità tipiche mafiose, cioè senza l’aggravante mafiosa. Fornito questo quadro di carattere generale, è vero che anche in Provincia di Foggia sono stati conseguiti ottimi risultati grazie all’attività svolta dall’autorità giudiziaria, in particolare da parte della procura distrettuale di Bari, con la collaborazione delle due procure di Foggia e, fino a qualche tempo fa, di Lucera. Uno dei migliori conoscitori delle cosche foggiane è l’attuale procuratore di Fermo,il dottor Seccia, che ha scritto un libro che per me è bellissimo e coglie bene il fenomeno: “La mafia sociale”. Infatti, qui il sistema mafioso è spalmato in un meccanismo di collegamenti che esistono tra i vari livelli e che sono di reciproca copertura, anche all’interno – mi permetto di dirlo – delle istituzioni. Tutto questo emerge con forza a livello intuitivo, ma non riesce ad emergere da un punto di vista giudiziario. I risultati fino a oggi raggiunti sono stati notevolissimi nei confronti delle cosche. Devo dire che le forze di polizia hanno condotto una vasta serie di operazioni su questo territorio. Da quando mi sono insediata è un continuo di operazioni. Nonostante ciò non abbiamo sradicato il fenomeno, che continuamente si ricrea, dal momento che si tratta di un territorio ad altissimo tasso di illegalità e si trova subito con chi sostituire il delinquente. C’è anche una fascia ampia di povertà e, quindi, la manovalanza per sostituire chi è in carcere si trova. Qui le operazioni sono a colpi di trenta, cinquanta, novanta arresti alla volta, ma è chiaro che questo non basta. La stessa cosa succede in Calabria e Sicilia: le tantissime operazioni che da trenta-quarant’anni si susseguono non hanno debellato il fenomeno. Purtroppo il fenomeno c’è e rimane, finché esiste un contesto sociale che lo alimenta e questo è un contesto sociale fortemente omertoso. La caratteristica fondamentale che copre tutto è l’omertà. I sindaci sicuramente sono da tutelare e da aiutare, sicuramente sono i più esposti, ma è difficilissimo che parlino. Ho citato il caso di Orta Nova, perché? È l’unico caso effettivamente positivo. Altrimenti quali casi emergono? I casi eclatanti, quelli in cui due poveri disgraziati arrivano dentro l’ufficio del sindaco, non hanno il posto di lavoro, non hanno la casa e fanno confusione: quelli naturalmente vengono individuati immediatamente e sono stati tutti scoperti. Spesso e volentieri però le dinamiche sono totalmente diverse e chi le vive sicuramente le conosce, ma non emergono. Non c’è una collaborazione. Là dove c’è un minimo di collaborazione, vi assicuro che i risultati arrivano e sono immediati”.