LA LETTERA DI MICHELE TRECCA. A proposito della Prima al teatro Giordano…..

Dopo otto anni riapre il teatro Giordano e tutti vogliamo che mercoledì 10 dicembre sia un giorno di festa per la nostra città. I posti sono limitati e solo una minima parte di quanti avrebbero voluto potrà partecipare al concerto inaugurale. I biglietti, infatti, sono stati esauriti nel tempo record di pochissimi minuti. Ora è in corso un’aspra polemica per la decisione dell’amministrazione comunale di sottrarre alla vendita e riservare un congruo numero di posti (161 del totale di poco più di 400) ad autorità varie, fra cui i consiglieri comunali. La domanda è: in nome di che ai consiglieri comunali viene riservato il privilegio dei posti migliori senza l’onore della fila al botteghino? L’accusa è di voler fare della festa della città una passerella della “casta” con un uso della cultura come merce di scambio politico. Il rischio è quello di una plateale contestazione in stile Sessantotto. Non gioverebbe a nessuno, perderemmo tutti.

 

La vicenda dei pass ai consiglieri per il parcheggio gratuito in tutta la città, prontamente chiarita e subito risolta, dimostra che a qualsiasi errore burocratico-amministrativo e politico si può porre rimedio nello spazio di un mattino. Purché se ne abbia consapevolezza e lo si voglia. Sbagliare non è un problema, il guaio serio è insistere e non vedere, per esempio, che l’inaugurazione del Giordano deve essere un segnale forte della forza prorompente che può avere la cultura nel riscatto sociale della nostra città. Il Giordano è un simbolo e la sua riapertura un valore: facciamone l’occasione per dare slancio e visibilità all’impegno di chi ama la nostra città e in essa pur soffrendo resiste.Perché, quindi, i consiglieri comunali non lasciano i biglietti che gli sono stati riservati così come hanno fatto con i pass gratuiti affinché l’amministrazione riservi quei posti a una rappresentanza sociale da essa individuata come potenzialmente da tutti (o quasi) condivisa? Per esempio, gli studenti, i migliori, di ogni scuola di qualunque ordine e grado, a cominciare da quelli del Conservatorio. Qualcuno delle famiglie delle vittime dei crolli. Chi ha subito le intimidazioni esplosive dei giorni scorsi. Quelli che hanno denunciato i tentativi di estorsione. Chi ha trovato per terra 1.500 euro e li ha consegnati alle forze dell’ordine. Quanti sono impegnati da sempre nel volontariato, come gli operatori di Emmaus, ma per fortuna sono tante queste realtà e l’amministrazione saprebbe individuare quelle più significative. Sarebbe anche doveroso riservare posti a chi ha tenuto viva in città l’arte teatrale in questi lunghi anni di vuoto. Insomma, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta per arrivare a definire e invitare una rappresentanza sociale potenzialmente da tutti o quasi condivisa.

 

Chi può pagherebbe (le scuole, per esempio), altri sarebbero semplicemente invitati. I consiglieri che volessero potrebbero anche fare il bel gesto di lasciare il proprio biglietto sospeso e cioè già pagato per chi subentrerà, come accade a Napoli nei bar per il caffè o da qualche tempo anche in diverse librerie.Se l’immagina, sindaco, la scena di lei che davanti al teatro  aspetta quest’allegra brigata e insieme entrate nel Giordano? Personalmente credo che in tanti avremmo piacere di essere lì ad applaudirvi senza più alcun rimpianto di non esser riusciti ad acquistare il biglietto ma fieri di quella banda di picchiatelli che s’interstardiscono ad amare questa città e che per nostro conto vanno a riappropriarsi di una delle sue realtà più belle. Sarebbe davvero, quella sera, il sindaco di tutti come ha promesso in campagna elettorale e non il sindaco della “casta” che si pavoneggia e rinserra le fila. La politica è arte bella e nobile perché può dare soddisfazioni come questa. Non se la lasci sfuggire, signor sindaco. La rimpiangerebbe.

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