Venti anni di riforme. Oggi nel Consiglio dei ministri si discute della riforma scolastica

Quella allo studio in queste ore è l’ennesima riforma della scuola, una delle materie in cui negli ultimi anni i governi hanno deciso di intervenire con più frequenza. Ma anche uno dei settori in cui più aspre sono state le polemiche suscitate ad ogni annuncio. Restando agli ultimi venti anni, questi gli interventi più significativi:

 Riforma D’Onofrio (1995) che, fra le altre cose, aboliva gli esami di riparazione introducendo l’istituto del debito formativo.
– Riforma Berlinguer (1997, 2000) che modificò l’esame di maturità (diventato Esame di Stato) con la previsione delle tre prove scritte e di un colloquio orale multidisciplinare. A partite dall’anno 1998-1999, il voto finale dell’Esame di Stato veniva espresso in centesimi. Inoltre viene introdotto il credito relativo agli ultimi tre anni e non è prevista nessuna ammissione all’esame. Il secondo intervento sostituiva inoltre la divisione del sistema scolastico fra scuola elementare, media e superiore con una struttura basata su due cicli: quello primario per i bambini da 6 a 13 anni e quello secondario per i ragazzi dai 13 ai 18 anni. Esteso a 15 anni l’obbligo scolastico.
– Riforma Moratti (2003) che ha introdotto la denominazione di Scuola dell’infanzia, Scuola primaria e Scuola secondaria di primo e secondo grado a sostituzione della Scuola materna, elementare, media e superiore. Abolito l’esame di licenza elementare e il tempo prolungato nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Creati nella secondaria di secondo grado 8 indirizzi liceali, uno ad indirizzo tecnico.
– Riforma Gelmini (2008-2010) che anticipava a 2 anni e mezzo l’iscrizione alla scuola dell’infanzia e introduceva la figura del maestro unico nella scuola primaria (con la scomparsa del modulo a tre insegnanti e il taglio di migliaia di cattedre). Reintrodotte le valutazioni numeriche decimali sia nella scuola prima che in quella secondaria di primo grado, in quest’ultima previste opzionalmente due ore in più di insegnamento dell’inglese o dell’italiano per gli stranieri. Riorganizzazione del sistema dei licei e degli istituti tecnici e professionali (con taglio dei settori e degli indirizzi) e premino di produttività ai docenti migliori.

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