L’acido acetilsalicilico non serve: ecco come bisogna comportarsi.

Sono in molti a credere che l’acido acetilsalicilico possa contrastare l’accumulo di acido lattico da attività intensa. In realtà questa convinzione non è corretta.

Tra gli sportivi e gli appassionati del fitness circola una voce insistente: basterebbe dell’acido acetilsalicilico (Asa) per contrastare l’accumulo di acido lattico che segue un’attività muscolare intensa. In realtà già da tempo è stato dimostrato che l’assunzione dell’analgesico non ne limita affatto la produzione.

Allora perché tanti sportivi provano sollievo nell’assumere Asa dopo un esercizio fisico intenso? La risposta sembra risiedere nelle proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche del farmaco.

Spesso, infatti, il dolore muscolare è associato a lesioni o a tensioni eccessive che possono essere alleviate dall’analgesico.

Inoltre l’acido acetilsalicilico protegge efficacemente dallo stress ossidativo generato durante lo sforzo muscolare. Nulla a che vedere, però, con l’accumulo di acido lattico.

Quando lo sforzo è eccessivo

 

Una piccola quantità di acido lattico è sempre presente nel muscolo dopo un’attività fisica: è quello che viene definito una scoria naturale della contrazione muscolare.

La sua formazione si verifica quando lo sforzo muscolare avviene in assenza di ossigeno, come può succedere in caso di un esercizio fisico intenso e/o prolungato.

In queste situazioni l’acido lattico si accumula a livello dei muscoli che, però, non lo utilizzano in alcun modo.

Questa molecola viene trasportata dal sangue verso cuore, fegato e muscoli inattivi, che lo trasformano in glucosio.

Se, però, il livello di acido lattico che si riversa nel sangue è superiore alla quantità che l’organismo è in grado di smaltire, il suo eccesso causa una sensazione di bruciore ai muscoli accompagnato da affaticamento. Ciò rende impossibile un ulteriore sforzo.

Non dipende, invece, dall’accumulo di acido lattico l’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata, che compare cioè a distanza di 12-72 ore dall’esercizio fisico e che può durare anche per 5-6 giorni.

Più ossigeno, allenamento e riposo

 

Per eliminare l’acido lattico in eccesso è sufficiente concedere ai muscoli un po’ di relax per lasciarli riossigenare.

Non appena il sangue sarà nuovamente in grado di trasportarlo al di fuori dei muscoli, l’acido lattico sarà smaltito nel giro di pochi minuti o tutt’al più in un paio di ore.

E l’ossigeno che giungerà ai muscoli permetterà la ripresa del cosiddetto sforzo aerobico, senza più indolenzimento né bruciore.

In altre parole, il modo più semplice per ridurre la formazione di acido lattico è limitare le situazioni che ne causano l’accumulo, eseguendo un esercizio fisico a bassa intensità di sforzo.

Ma anche un opportuno allenamento, che migliori l’ossigenazione dei tessuti e l’efficienza del metabolismo aerobico, aumentando la soglia oltre la quale inizia l’accumulo di acido lattico a livello muscolare.

Inoltre per evitare i dolori da eccessivo sforzo, che spesso richiedono l’assunzione di un analgesico antinfimmatorio, è bene associare l’attività di riscaldamento, defaticamento e stretching.

Infine, bere adeguatamente prima, durante e dopo l’esercizio è molto importante, perché, bilanciando le perdite idriche associate alla sudorazione, permette al sangue di mantenere intatta la capacità di trasportare nutrienti e ossigeno ai muscoli sotto sforzo.

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