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Virus e degenerazione

Il COVID è un’esperienza. Questo è il pensiero di coloro che guardano il bicchiere mezzo pieno, mentre coloro che lo guardano mezzo vuoto impiegano buona parte del loro tempo in uno sforzo cognitivo tanto eccessivo quanto inutile per capire i motivi e le cause del loro contagio.

Comunque lo si voglia guardare, il COVID è un dato di fatto, e come tale non può astenersi dal produrre effetti, tuttavia quest’ultimi sono meno considerati dall’opinione pubblica di quanto si possa immaginare.

Sicuramente è giusto far riferimento alla portata pratica del contagio con tutte le implicazioni economiche e soprattutto mediche. Questo però non basta, un’analisi attenta dovrebbe considerate anche il sostrato sociale e analizzare gli aspetti di una popolazione che viene considerata educata a fronteggiare un’emergenza, ma che, in realtà, ha un’educazione pari a quella di un neonato nella sua culla.

Ignorare il virus per non contagiarsi?
Volendo analizzare il complesso iter che intercorre dalle normali attività quotidiane alla scoperta del virus nel proprio organismo ci si imbatte in un clima raccapricciante, dominato da relazioni sociali tanto sbagliate quanto pericolose. Un clima in cui vige una degenerazione della solidarietà nella forma malata e contorta dell’omertà. Volendolo descrivere in termini più materiali, è così diffusa la pratica della menzogna da essere all’ordine del giorno. Titolari di attività commerciali che, oltre ad operare palesemente in violazione delle più attuali disposizioni di carattere normativo, pregano i loro utenti di non denunciare l’avvenuto contatto in caso di infezione. Circoli sportivi, quelli ancora aperti, che pur di accaparrarsi qualche spicciolo non misurano la temperatura ai loro utenti, perché il termometro è per aristocratici, e, in caso di infezione, chiedono loro di non denunciare “il buon nome dell’attività”. Sembra che vogliano indurre sé stessi ad una forma di ignoranza che possa salvaguardarli, come se ignorare il virus fosse la garanzia di non contrarlo mai.
Certamente le ragioni di natura economica non possono e non devono essere ignorate, ma sovraordinarle alla tutela della salute è chiaramente un atto riprovevole e dalla dubbia legittimità sul piano giuridico.

Il problema è radicato anche più in alto, all’interno dell’organizzazione amministrativa italiana. Le Asl che risparmiano sui tamponi sono la prova di un’Italia che cerca affannosamente di uscire da una situazione tragica, probabilmente con un’insufficienza di risorse per farlo. Interi nuclei familiari vengono condotti in una forma di “quarantena fiduciaria” all’interno dello stesso immobile, ma è loro vietato l’utilizzo della stessa automobile per recarsi in un punto di presidio al fine di sottoporsi al test. Ed è solo una delle contraddizioni che si susseguono nel clima del Coronavirus e che portano intere famiglie all’esasperazione, tra chiamate degli organi competenti promesse e mai ricevute, orari ridottissimi di ricevimento, code interminabili per i test ed inutili suddivisioni degli esami dei singoli componenti del nucleo familiare che portano alla diffusione del virus in quel nucleo, prolungando i periodi di quarantena con tutti i disagi correlati.

In una situazione di apparente e mediatico controllo ma di pratico declino appare quasi logico che la popolazione sia sempre più indotta a violare le norme poste, favorendo un clima di sfiducia verso le istituzioni e traslando il discorso sul piano meramente politico, teatro di inutili giochi di forza dove il COVID diventa solo il trampolino di lancio di campagne elettorali e propaganda partitica.




Ignoranza: la vera causa del contagio

Trasgredire le regole poste o imposte è da sempre pratica di
ogni uomo. Dal più onesto al delinquente professionale, la trasgressione delle
regole, giuridiche o meno, è sempre avvenuta. Dal peccato alla violazione
giuridica, a volte può essere necessario violare una regola tramandata o
imposta da un’autorità, ma con quale fine, ed a che prezzo?

Una risposta certa non è possibile, ma si potrebbe dire,
secondo un ragionamento che prescinde da considerazioni metafisiche, che fine e
prezzo siano coincidenti. Il fine è la salvaguardia di un interesse
maggiormente meritevole di tutela, a seconda dell’ordinamento di riferimento,
sia questo giuridico o morale. Il prezzo è la minor lesione possibile ad altri
interessi, quelli che vengono sacrificati con la violazione. Questa è l’attività
che lo stesso legislatore compie nel momento in cui emana una norma giuridica
ma, lungi dal paragonare una violazione ad un procedimento legislativo, la
trasgressione è pur sempre un’attività illecita.
Di conseguenza illecito è anche il comportamento degli innumerevoli individui
che nella situazione critica di questi giorni, continuano ad uscire di casa per
i motivi più futili.

Difficile credere che gli individui che circolano beatamente per le strade, spesso anche sprovvisti di mascherine e autocertificazione (del resto cosa dovrebbero certificare?), abbiano tutti validi motivi. Ragazzini in gruppo, anziani seduti alle panchine o che parlano in cerchio mantenendo il famoso metro di distanza, ed infine gli agonisti che non rinuncerebbero mai al loro allenamento di gruppo, utilizzano come scusante il fatto di recarsi a fare la spesa oppure sfruttano indebitamente la compagnia del proprio amico a quattro zampe, del tutto indifferenti rispetto al bene maggiore che la misure restrittive intendono tutelare e del duro lavoro del personale di prima linea che continua a subire i duri colpi della pandemia, soprattutto a causa dell’ignoranza e dell’egoismo di molti.

Potrebbe essere colpa dei pochi controlli da parte delle forze
armate oppure l’assenza di un consolidato meccanismo sociale e familiare che consenta
a grandi e piccoli di essere rispettosi delle regole. In ogni caso appare
sensata ed appropriata la recente dichiarazione del sindaco di Foggia, Franco
Landella secondo il quale “la mamma degli idioti è sempre incinta”, se rivolta
contro gli intrepidi frequentatori delle strade in assenza di valide ragioni.

E mentre c’è chi continua a urlare “ce la faremo” dal
proprio balcone, altri continuano a vagare per le strade, ormai semideserte,
incuranti dei pericoli ai quali si espone il prossimo. Più che uno scenario da
quarantena c’è uno scenario da The Walking Dead, ma al posto degli zombie ci
sono individui con il cervello fritto da chissà quale egoistica motivazione.




L’ignoranza contagia più del Coronavirus

Da più di un mese l’intera comunità mondiale, la scena politica,
istituzionale e soprattutto economica sono impegnate nell’affrontare una
problematica che, strano a dirsi, tutti sembrano temere mettendo in secondo
piano le insormontabili questioni su cui si dibatteva precedentemente. Si
parla, come è ovvio in questo periodo, del Coronavirus, tecnicamente conosciuto
come CODIV-19.

Del resto Fiorello lo aveva detto durante l’ultima edizione del Festival di Sanremo, “che fine hanno fatto Salvini, Di Maio […]” messi del tutto in secondo piano dal Festival in quel contesto, ed ora si potrebbe fare la stessa affermazione con l’emergenza di cui si discute in questo articolo.

Ma non è tanto il virus la reale emergenza, quanto la vera e
propria ondata di miti e teorie che vi circolano attorno, creando un’isteria totale
ed incrementando la psicosi, di cui tanto si discute.

Tra le varie teorie una di quelle più diffuse è la teoria
del complottismo, per la quale sarebbe tutto un piano degli USA per generare un
declino dei mercati cinesi. Tralasciando la nota di ironia che si trae anche
soltanto leggendo la frase precedente, le teorie del complotto, presenti ormai
in ogni ambito, sembrerebbero essere il frutto di una degenerazione ancor più
catastrofica del post-verità, nonché il frutto di una coscienza collettiva che
teme ciò che ignora. Ed è proprio questo timore per l’ignoto ad essere
pericoloso. L’ignoranza, sfoci o meno in una teoria del complotto, è
rinvenibile in frasi come “è tutta colpa dei cinesi” che generano odio razziale
sulla base di una errata rappresentazione della realtà. La storia parla da sé sulle
conseguenze dannose di tale constatazione.

Un’ulteriore teoria può essere considerata una
degenerazione, meno radicale ma più artificiosa della teoria del complotto. In
tal caso si parla del Coronavirus come dello strumento attraverso il quale
combattere il sovraffollamento del pianeta. Sarebbe, quindi, una soluzione
pacifica e neutrale per far fronte a una problematica di dimensioni planetarie.
Tuttavia, non considerando la stessa ignoranza intrinseca a detta teoria, posto
che metà di coloro che sono stati colpiti dal virus sono ormai guariti, è
chiaro che un simile assunto ha motivazioni più fantascientifiche che
scientifiche dalla sua parte. Sembrerebbe quasi essere il piano di Thanos per l’intera
durata di Avengers: Infinity War.

Naturalmente le più ignoranti ed ironiche teorie sono quelle
basate su suggestioni di ordine sovrannaturale o mitologico, per le quali
sarebbe giunta la fine del mondo, o l’apocalisse. Ma con grande tranquillità si
può dire che per quanto il famoso giorno del giudizio si avvicini è ancora
lontano.

Ciò che emerge da tutto questo è un contesto sociale dove
vige l’ignoranza e dove ognuno cerca di strumentalizzare a modo proprio un
problema certamente non ignorabile ma che neanche ha bisogno di tanta enfasi. Sicuramente
chi è preposto a farlo è all’opera per lo studio di un vaccino, ma è
altrettanto certo che maturare e diffondere teorie non produce alcun effetto
utile.
La libertà di manifestazione del pensiero è assicurata dall’articolo 21 della Costituzione,
e nessuno ne deve essere privato, ma è anche vero che ciascun individuo è responsabile
di ciò che afferma, e a volte, potrebbe essere meglio usare la famosa mascherina
per non dire idiozie.




“Non chiedete ciò che vi spetta per diritto”-Giuseppe Governale a Foggia

La mattinata del 18 febbraio 2020 ha visto protagonista
l’aula magna del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia,
teatro del coinvolgente discorso del Generale Giuseppe Governale, attuale
Comandante del ROS e Direttore della DIA.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Foggia Franco
Landella e del nuovo Rettore Pierpaolo Limone la parola è stata offerta al
Generale che subito si è scusato con tutti i presenti in aula, sostenendo di
essere lì unicamente per i ragazzi, quali principali destinatari di una
conoscenza utile ad affrontare un problema tanto avvertito quanto poco
denunciato. L’ospite si è altresì spogliato delle sue cariche militari,
parlando al pubblico da semplice cittadino di Palermo, come egli stesso ha
definito il giudice Falcone in segno di grande rispetto e di una mentalità che
deve essere oggetto di emulazione tra i giovani.

L’intero discorso si è articolato attorno a due direttrici
principali.

La prima riguarda l’effettiva assenza dello Stato, pur un
lungo periodo, nella lotta alla mafia, un fenomeno esistente da moltissimo
tempo, ma che è stato ignorato per altrettanto tempo. “La mafia non esiste”
sono le parole contro cui il Generale si schiera fermamente, il frutto di una
mentalità condivisa per molto tempo da gruppi sociali e politici, come dimostra
la stessa difficoltà dell’introduzione nel codice Rocco dell’articolo 416 bis.
Soltanto negli anni 90 la lotta alla criminalità di stampo mafioso è diventata
un fenomeno tangibile, che necessita di opere credibili. Quest’ultime non sono
soltanto la causa di una maggiore fiducia del popolo nelle istituzioni ma anche
l’inevitabile consapevolezza che qualcosa si muove, in ambito cittadino, come
l’apertura della sezione della DIA, e nazionale.

Il secondo punto focale del discorso ha riguardato il motivo
per cui la mafia, generalmente intesa, nel corso degli anni si è tanto
consolidata e non è stata ancora sconfitta, non considerando l’assenza dello
Stato fino agli anni 90. Se le istituzioni italiane e i reparti delle forze
dell’ordine operano con enorme professionalità e dispongono di immensa
tecnologia, la mafia è più carente in questi elementi ma dispone della
componente più importante, che il Generale individua nel sentimento, nella
motivazione, nell’elemento psicologico.
Ciò è in gran parte frutto della fiducia nelle tradizioni che gli stessi adepti
di tali organizzazioni criminali presentano, cosa che non si presenta in ambito
statale dove la stessa soppressione di strutture o il loro accorpamento
potrebbe non avere differenze su un piano pratico, ma sicuramente ne ha sul
piano dei valori, posto che in tal modo si perde la possibilità di
identificazione della stessa struttura.
Proprio la mancanza di questo elemento psicologico nelle istituzioni non ha
permesso allo Stato di sconfiggere la mafia in tempi brevi e ha portato, oggi,
alla necessità di un maggiore scuotimento sociale e morale.

Da questa seconda direttrice si apre la conclusione del
breve ma intenso discorso, identificabile con il bisogno di modificare la
mentalità sociale. “Non bisogna chiedere ciò che spetta per diritto”, le parole
cruciali per muovere la coscienza sociale, soprattutto giovanile. A nessuno viene
chiesto di combattere la mafia, questo è lavoro dello stato e delle
istituzioni, ma ciò non significa restare a guardare. Le piccole azioni che
vengono richieste a tutti sono di cambiare il modo di agire e pensare,
denunciare, parlarne e coinvolgere il prossimo. Si può convenire che questo
significa far poco, ma è comunque qualcosa, e anche dal piccolo si possono
cogliere dei frutti.




La fine di un’epoca con Star Wars: The rise of Skywalker

Si conclude definitivamente la saga di Star Wars durata quattro decenni con il nuovo episodio, il numero IX, intitolato Star Wars: L’ascesa di Skywalker.

Un film bipolare per la critica, forse più in squilibrio
verso il lato negativo, con opinioni che hanno più dell’ideologico che del
logico, ma di cui si discuterà più in basso nell’articolo.

Tornando alla pellicola, questa si presenta come la normale
conclusione dei due film precedenti e la generale fine della saga di nove film,
non contando le storie “spin-off” come Rogue One e Solo. Per quanto si possa
pensare che undici film siano eccessivi e che, per dir di molti, la stiano tirando
troppo per le lunghe, in realtà se si pensa a quanto è ampia la galassia creata
da Lucas e a quanti pianeti non sono ancora mai stati mostrati né nei film né
nelle opere secondarie, allora si capisce che una decina di film sono soltanto
una parte di un quadro più grande, espandibile in ogni direzione, ma che in
questa ha trovato la sua fine naturale.

Le vicende trattate in questo episodio sono decisamente molto
scorrevoli, forse troppo, e mentre alcuni lo hanno definito troppo carico di
scene, in realtà questo ultimo film ricorda il primissimo, dove nessuno si era
preoccupato della velocità con cui fatti ed eventi venivano mostrati. Di certo
non si può che lodare la regia per il lavoro svolto, tenendo conto che J.J.
Abrams ha, in davvero poco tempo, riscritto la sceneggiatura nel tentativo di
correggere gli errori di Episodio VIII e concludere al meglio la saga senza
discostarsi troppo dai canoni.

Quanto alle tematiche, ricorrono nuovamente la continua lotta
tra il bene e il male, che prende vesti diverse, tradizionali, rispetto agli
altri due film di questa trilogia sequel, ma anche la tematica della
redenzione, da sempre presente in Star Wars nella sua peculiarità di costruire
i personaggi non completamente di un colore o di un altro, bensì iridescenti,
capaci di vacillare e cadere con la possibilità, poi, di rialzarsi e di trovare
la via.

Parlando del finale, non si può non dire che sia un bel
finale, “soddisfacente” come aveva dichiarato Daisy Ridley, l’attrice che
interpreta Rey, in occasione del D23, ma senza dubbio triste. Fuori dalla sala
si prova un certo stupore per ciò che si è visto ma anche tanta tristezza, sia
per il finale che per la consapevolezza della fine della saga. Le scelte di
regia per detto finale sono state sia emotive, sia completamente coerenti con
quanto visto prima, e questo permette di distinguere Episodio IX da Avengers:
Endgame dove i fratelli Russo hanno optato per una scelta più emotiva che
completamente razionale.

Infine, parlando delle critiche ricevute, è chiaro che chi ha
screditato il film dichiarandosi “fan storico della saga” non ha ben compreso
ciò che Lucas voleva comunicare fin dal principio. Vero è che la trilogia
sequel ha soltanto una misera influenza del padre della storia ma è ugualmente
vero che sin dal primissimo film della saga è stato insegnato ai fan ad
accogliere la galassia lontana lontana come una galassia priva di
discriminazioni, dove tutto è possibile, dove la Forza lega ogni cosa. Fatte
queste premesse, appare fuorviante scontrarsi con tanta aggressività e
discriminare le scelte di sceneggiatura e regia, da alcuni definite troppo
disneyane, da altri politicamente corrette, ma che in realtà hanno come unico
scopo quello di emozionare il pubblico e, in buona fede, di accontentare tutti,
anche i più tradizionalisti.




Il lato oscuro oggi

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Il lato oscuro, uno stile di vita che ha raggiunto l’apice della sua distribuzione mediatica, in diversi ambiti, con la saga di Star Wars. Ma se il lato oscuro fosse oltre a semplice dottrina e pensiero anche l’incarnazione di un sosia malvagio dell’individuo umano?
In questo caso sarebbe necessario presupporre la presenza non di un lato oscuro bensì di un gruppo di individui apparentemente simili ad altri, ma con altri scopi. E questo, da un punto di vista puramente mediatico e di intrattenimento, è un argomento molto trattato. Ultimamente, le grandi produzioni cinematografiche, ma anche quelle del piccolo schermo, per parlare in gergo di serie tv, propongono personaggi più o meno nuovi, lasciando abituare il pubblico ai loro caratteri e pensieri. Tuttavia una volta che si è manifestato l’interesse e magari anche l’affetto del pubblico per quel personaggio, viene presentato il suo opposto in termini di pensiero e senso etico. Alcuni trovano accattivante questa visione alternativa, altri sono più conservatori, ma resta il fatto che l’audience aumenta notevolmente perchè stuzzica la curiosità del pubblico. Non è un caso che le principali serie tv netflix del 2018, relative al Marvel Universe, abbiano presentato antagonisti analoghi ai protagonisti ma con pensieri e modi di fare opposti. La stessa attesissima terza stagione di Daredevil ha lasciato intendere la comparsa di Bullseye come secondo antagonista principale, e qui si ripresentano i caratteri sopra citati.
Inutile avviare il discorso del passaggio al lato oscuro, perchè ormai questo è il tratto fondamentale delle serie che vogliono scaturire un’influenza anche emotiva del pubblico, e si può ricordare la possibile svolta che prenderà The Walking Dead negli ultimi episodi di Rick Grimes.
Si può tranquillamente affermare che il cambiamento è la chiave del successo con un pubblico sempre più esigente e attento ai colpi di scena, se poi questo cambiamento si presenta così radicale allora, per citare Montemagno, diventa roba da pazzi furiosi.

 




Estate e disturbi alimentari

L’arrivo del caldo e la necessità di spingere la prova costume oltre la prova stessa possono essere la causa, soprattutto tra gli adolescenti, di disturbi del comportamento alimentare.
Considerati ormai una vera e propria patologia, i disturbi alimentari consistono nell’alterazione delle abitudini alimentari e in un costante ed eccessivo controllo della forma fisica e del peso corporeo.
Le caratteristiche della patologia comportano che ne vengano colpiti soprattutto gli adolescenti e in particolare le ragazze, come si evince anche dal lungometraggio “Fino all’osso”, promosso su Netflix e interpretato da Lily Collins e Keanu Reeves. I più frequenti disturbi sono l’anoressia, la bulimia e l’alimentazione incontrollata. Il primo porta il soggetto a sentirsi e vedersi costantemente in sovrappeso pur non essendo tale; il secondo spinge il soggetto a praticare vomito indotto nella falsa consapevolezza di non assumere massa; l’ultimo consiste in un’alimentazione eccessiva, spesso legata a condizioni psicologiche.
La costante è che ognuna di queste patologie è inevitabilmente legata a una condizione psicologica instabile e ad una parziale o totale mancanza di autostima dovuta ai falsi valori e agli stereotipi che la società impone. Le reti sociali continuano a promuovere fisici tonici e perfetti, diete e allenamenti più o meno estremi che condizionano il modo di agire e l’autostima dei giovani in un modo apparentemente giusto ma che può sfociare in pessime situazioni. Anche le discriminazioni in ambito sociale di coloro che sono in sovrappeso sono un fattore determinante per la nascita di disturbi alimentari o altre dipendenze.
Siano queste gabbie sociali paragonabili al super io di Freud o meno, comunque frenano la libertà umana addirittura modificando il modo di pensare degli individui, imponendo stereotipi e false necessita.

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21 marzo 2018. Una giornata indimenticabile

Quest’anno la città di Foggia è stata teatro di una delle più grandi manifestazioni contro la mafia, che può essere annoverata tra gli eventi più significativi della storia della città.

La data del 21 marzo ha ottenuto, quest’anno, un nome, anzi più nomi, quelli delle vittime della mafia, citandoli tutti, uno per volta, nella straordinaria manifestazione che ha avuto luogo in piazza Cavour a seguito del corteo che ha percorso le principali strade della città.

Partecipanti indiscusse sono state le scuole che da tutta Italia hanno garantito la loro presenza, anche se con ristrette rappresentanze che hanno reso ugualmente la manifestazione un evento di proporzioni straordinarie.

Le scuole foggiane hanno preso parte all’evento con striscioni e palloncini che riportavano i nomi e i volti delle vittime della mafia. Esemplare anche l’enorme bandiera della pace che spiccava tra le numerosissime bandiere colorate di libera. Alcuni ragazzi portavano con se rami di ulivo oltre alle bandiere, sempre per manifestare la pace. La pioggia e il forte vento non hanno comunque fermato la marcia, inarrestabile durante quelle ore ed espressione di un impegno che non era solo civile, ma anche morale.

Le principali autorità, nazionali e locali hanno preso parte alla giornata organizzata da Libera nel capoluogo Dauno per dare un senso più che mai civile ai tanti momenti. Infatti tutti gli uomini politici accorsi alla manifestazione non erano lì presenti in veste politica, ma civile, erano espressione e rappresentanza della volontà popolare di ricordare chi ha lottato, diventando quasi un martire, morto per non assecondare la criminalità organizzata.

Una causa nobile, dunque, la stessa che da anni guida migliaia di movimenti in tutto il mondo.

Fortunatamente, questi aspetti negativi, dovuti probabilmente a ignoranza o disinteresse per un atto dalla grande importanza sociale, non hanno intaccato la purezza e la forza di questo giorno che ha fatto la storia.

 




Avangers: Infinity War

A grande richiesta, uno dei film più pubblicizzati e attesi della storia ha fatto ingresso nelle sale cinematografiche italiane il 25 aprile di quest’anno. Avengers: Infinity War ha richiamato al cinema anche i più rigidi sostenitori dei film in streaming. L’attesa era troppa, la voglia di vedere tutti i personaggi dell’universo cinematografico Marvel uniti in uno stesso lungometraggio era comune. I fratelli Russo, registi del film, hanno stupito notevolmente i fan e hanno aperto la strada per la prossima parte, che sarà pubblicata solo a maggio del prossimo anno, ma, si crede che sia già stata completamente registrata. Molte sono le voci riguardo la seconda parte e il destino dei personaggi, ma anche al modo in cui verrà dato adeguato spazio ai personaggi assenti nella prima parte, come Ant-Man, Wasp e Occhio di Falco, e i nuovi personaggi, in particolare quello introdotto dalla scena dopo i titoli di coda.
I titoli stessi lasciano intendere l’ampiezza della produzione impiegata per il film, di gran lunga superiore agli altri e per questo degna di nota. Per quanto riguarda la scena dopo i titoli di coda, e qui si consiglia di abbandonare la visione ai lettori che vogliono evitare spoiler, questa è stata dubbia per molti, i seguaci del solo universo cinematografico non hanno capito il simbolo sul dispositivo di Nick Fury, invece chiarissimo per i più accaniti fan della Marvel in generale. Sembrerebbe che tale simbolo si colleghi all’identità di Captain Marvel interpretata da Brie Larson, fondamentale nella guerra contro Thanos e che avrà un ruolo principale nel film a lei dedicato e nella seconda parte di Avengers.
Ormai resta un anno di attesa per avere novità sul destino dell’universo a seguito della battaglia con Thanos, ma a colmare questo vuoto ci saranno Ant-Man&theWasp in estate e Captain Marvel nei primi mesi del 2019. Nel frattempo Avengers è ancora nelle sale, per chi non lo avesse ancora visto, una buona idea per passare una serata a tema ed in compagnia.




Un’imprecisa cosa felice

Si è conclusa ieri, all’istituto Blaise Pascal di Foggia, la presentazione della cinquina dei libri proposti per il progetto Leggo QuINDI Sono con l’incontro con l’autrice Silvia Greco e il suo romanzo “Un’imprecisa cosa felice”.
Particolarità del libro è senz’altro la netta distinzione che definisce i due personaggi principali in quanto viene utilizzata la terza persona per l’una e la prima persona per l’altro, perchè il carattere e il modo di fare di quest’ultimo non appartengono all’autrice e sarebbe stato troppo complesso scriverlo in terza persona. Ma comunque Silvia Greco dichiara di avere dentro di se parte di ognuno dei personaggi, e questo è provato del fatto che sono tutti personaggi nati dalla sua mente, non copiati e non reali.
Inoltre nel romanzo sono presenti delle tematiche più profonde come quelle della morte nonostante la felicità che caratterizza la trama e che si può intere anche dal titolo.
Metaforico quest’ultimo, che lascia intendere la capacità che tutto si può aggiustare, che la felicità e la poesia possono saltar fuori anche dalle cose più brutte e non poetiche.