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Crisi idrica: aumentano le preoccupazioni

Un recente comunicato stampa dell’Osservatorio dell’Autorità distrettuale del Po, ha dichiarato che i livelli di riempimento dei laghi alpini nell’area lombarda sono ormai ai minimi storici.

Gli indicatori idro-meteo-climatici legati alla pianura Padana restano sotto le medie. Il fenomeno rimarrebbe incontrastato proprio a causa dell’assenza di precipitazioni, che incidono in maniera insufficiente e disomogenea sul territorio, aggravando l’esistente problematica.

Oltre all’aumento delle temperature medie fino a 3 gradi, i membri dell’Osservatorio segnalano che, il gap idrico accumulato da inizio anno, abbia portato all’assorbimento delle recenti piogge da parte delle falde sotterranee.

A preoccupare sarebbe la situazione dei laghi alpini, le cui riserve risulterebbero gravemente ridotte: Lago Maggiore pieno solo al 19%, Lago di Como al 9%, Lago d’Iseo-d’Idro all’8%, Lago di Garda al 22%.




L’aumento incontrollato degli incendi

Assenza di piogge e forti ondate di calore, gli elementi alla base della grave problematica che da anni preoccupa il nostro paese: gli incendi. Nel 2021, nel nostro paese è bruciato quasi il triplo degli ettari rispetto all’anno precedente. Non c’è da meravigliarsi di fronte a tali dati, infatti prendendo in considerazione l’anno 2020 possiamo ben notare che solo lo 0,1% dei 13.000 interventi attribuiti a cause dolose risultava in arresti.

Nonostante l’aumento di questo fenomeno le misure adottate per la tutela delle foreste hanno registrato scarsi successi. Infatti, analizzando il report annuale dell’attività dei vigili del fuoco, è possibile riscontrare un incremento del 2,3% nei tempi medi impiegati per l’arrivo sul luogo dell’intervento, pari a circa 18 minuti. La situazione non cambia sulle durate medie degli interventi di soccorso, che rispetto al 2020 aumentano del 5,6%, arrivando ad una media di circa 53 minuti. A far scalpore il notevole divario fra settentrione e sud Italia, confermato dai miglioramenti registrati solo in Veneto ed Emilia-Romagna, mentre si dimostra critica la situazione per la Basilicata, che riscontra un aumento nel tempo medio impiegato negli interventi di soccorso pari al 24,2%, rendendola l’ultima regione sotto tale aspetto, con ben 80 minuti per intervento.

Non mancano le richieste alla politica e alle istituzioni di garantire ai cittadini un soccorso efficiente. A lanciare l’appello sono i Vigili del Fuoco stessi, che attestano che il Corpo è ormai al collasso, segnalando la presenza in Italia di un operatore ogni 15.000 abitanti, ben diverso dal rapporto stabilito dallo standard europeo che attesta la necessità di un Vigile del Fuoco ogni 1.500 abitanti.




Il Bio made in Italy diventa legge

Nel 2021 le vendite di prodotti Bio Made in Italy hanno sfiorato i 7,5 miliardi di euro di incassi. Dopo ben 13 anni, con 195 voti favorevoli, grazie all’obiettivo 12 dell’agenda 2030, che promuove modelli di produzione e consumo sostenibile, è stata finalmente approvata in via definitiva la norma che promuove lo sviluppo della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico.

Stiamo sicuramente assistendo ad una svolta nel mondo dell’agricoltura bio, da oggi certificata dal marchio biologico italiano, una definizione giuridica per tutti quei prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana.

Nell’ultimo decennio si stima che le vendite bio siano più che raddoppiate, con la coltivazione di oltre 2 milioni di ettari di terreno, fondamentale per prevenire la desertificazione. Dati impensabili fino a pochi anni fa, destinati ad aumentare grazie a questa nuova certificazione, ma soprattutto agli incentivi che forse ci permetteranno di superare persino gli Stati Uniti, unici a tener testa all’Italia per quanto riguarda le esportazioni di prodotti biologici.




Uno spreco insostenibile

L’acqua è una risorsa fondamentale per la vita sulla terra, eppure ogni anno, nel nostro paese, perdiamo oltre 3,9 miliardi di metri cubi d’acqua. Basti pensare che ogniqualvolta apriamo un rubinetto quasi la metà dell’acqua prelevata si disperde prima di raggiungere le nostre tubature di casa.

È evidente, la causa principale di queste cospicue perdite è l’invecchiamento e il deterioramento dell’infrastruttura idrica. Circa il 60% della rete idrica nazionale ha più di 30 anni e il 25% ne ha più di 50. Purtroppo questa non è l’unica criticità, infatti a contribuire ad i dati relativi alle perdite troviamo anche: rotture nelle condotte, grandezza degli impianti, consumi non autorizzati e prelievi abusivi dalla rete.

Ben 9 anni fa, nel 2012, l’acqua potabile dispersa tra il prelievo, l’immissione e la distribuzione ammontava al 37%, mentre tutt’ora superiamo il 42%.

Bisogna precisare che nonostante la qualità dell’acqua che esce dai nostri rubinetti sia la migliore d’Europa, solo un italiano su tre beve dal rubinetto. L’Italia infatti, è il primo Paese al mondo per consumi di acqua minerale in bottiglia, pari all’emissione di 1,4 milioni di tonnellate di CO2 annue.




Proteggiamo la vita sulla terra

Ogni anno oltre 40mila ettari di boschi vengono colpiti da incendi devastanti, riducendo sempre più il terreno italiano ricoperto dalle foreste.  Solo il 31% del nostro territorio è composto da boschi, un numero decisamente inferiore alla media europea, corrispondente a poco meno del 46%. La nostra ridotta area forestale ci dovrebbe portare a una sensibilizzazione rispetto all’ambiente che ci circonda, eppure la maggior parte degli incendi sono da definirsi colposi.

È di fondamentale importanza ribadire che le foreste offrono numerosi prodotti e servizi, che generano guadagno per decine di milioni di persone, senza considerare il loro ruolo chiave di tutela del suolo e del terreno. Non solo questi territori rappresentano una salvezza per l’umanità contrastando gli effetti del cambiamento climatico, ma essi ospitano più dell’80% delle specie animali e vegetali che costituiscono la biodiversità terrestre.

“Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre”, questo è l’obiettivo 15 dell’agenda 2030, mirato a ridurre i 12 milioni di ettari persi ogni anno a causa della siccità e della desertificazione, un terreno dove si sarebbero potuti coltivare oltre 20 milioni di tonnellate di cereali.

Il 2030 si avvicina, e con esso la speranza che i punti chiave di questo obiettivo vengano rispettati, preservando le foreste e la biodiversità.