Quanto è “tech” la scuola italiana? Studenti promossi, prof rimandati

La ricerca Ipsos rivela un profondo gap tra l’aspirazione a una più diffusa informatizzazione della didattica e le reali attitudini degli insegnanti

In una scuola, quella italiana, dove solo il 7% delle classi è coperto da una qualche connessione internet (in Inghilterra cento ogni cento, tutte sotto la banda larga), un sondaggio Ipsos commissionato dal Pd scuola rivela che i nostri insegnanti vorrebbero più tecnologia fra i banchi e sovrastimano le loro (basse) competenze digitali. Ancora, gli studenti pure vorrebbero più tecnologia a scuola, ma raccontano ai sondaggisti la verità sulle loro (alte) competenze digitali. I maestri e i professori italiani intervistati hanno consapevolezza che con il multimediale in classe le lezioni sarebbero più stimolanti, il loro status crescerebbe e dopo una decina di anni di sottovalutazione da parte della politica scelgono di rispondere difendendosi: siamo bravi, siamo pronti per la scuola 2.0. Un Invalsi della tecnologia, un test a controllare le loro attitudini e soprattutto l’applicazione di internet alla loro didattica, in verità potrebbe diventare una Waterloo per la classe insegnante.

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Nello stesso sondaggio Ipsos, non è un caso, sono gli studenti a ridurre le potenzialità tecnologiche dei loro “prof”: se il 93% dei docenti si autostima molto o abbastanza abile la stima degli studenti, i veri docenti in questo campo, scende al 57%. Più veritiera. D’altronde, e questo lo dice l’Istat, tra gli 11 e i 14 anni il 76% degli adolescenti è internauta. I genitori sono ancora più critici: secondo loro solo il 41% degli insegnanti dei loro figli si muove con consapevolezza fra i nuovi media.

Il 68% dei prof italiani almeno una volta a settimana va su internet, ma poi difficilmente trasforma questo atto in didattica applicata. E’ la chiave di lettura necessaria per leggere l’importante convegno che si aprirà domani al Tempietto di Adriano a Roma  –  “Un nuovo alfabeto per l’Italia”, conferenza nazionale Pd per la scuola dei nativi digitali  –  con la partecipazione del segretario Pier Luigi Bersani. Tutti vogliono aprirsi alle nuove tecnologie, dice l’Ipsos, studenti, prof, genitori. Ma in questa fase di contrazione economica e di ben più lunga sottostima politica della scuola italiana sono i docenti a faticare di più.

Intanto, e questo torna anche all’Istat, il sondaggio Ipsos dice che in pratica tutti gli insegnanti hanno un personal computer, un pc. Il 99 per cento. Diventa cento su cento nelle dichiarazioni dei genitori (su se stessi). Questo è un aspetto interessante perché altre ricerche hanno già dimostrato che chi ha figli minorenni, quindi presumibilmente scolari, usa computer e internet più di chi non ne ha (è il 24% in più).
Il web ha avvicinato i ragazzi ai problemi del mondo: oggi il 46% degli studenti accede ai siti di informazione (contro una percentuale di lettura abituale dei giornali pari a un terzo). Molti insegnanti, il 66%, dichiarano di utilizzare i “social network”, ma secondo un esperto come il professor Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche all’Università Bicocca di Milano, “probabilmente si conteggiano quelli che hanno un account registrato, che si sono iscritti a Facebook negli anni in cui andava di moda, ma di fatto non chattano, non utilizzano i network sociali”.

L’Ipsos conferma che anche sul fronte e-book, i libri elettronici, il mercato italiano è fragile e in generale tutti  –  prof, studenti e genitori  –  ritengono il libro tradizionale di migliore qualità e quello elettronico più funzionale, leggero, economico.

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