Continua l’inchiesta sulla disoccupazione giovanile di Gaspare Serra “Giovani e lavoro”. Un ossimoro o un binomio ancora possibile?
Secondo l’ultimo rapporto di Eurostat (sempre più somigliante a un “bollettino di guerra” aggiornante il conto dei “caduti dal lavoro”), il quadro occupazionale si fa sempre più drammatico per i giovani: a settembre, tra gli under 25 il tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 23,3% in Europa (contro il 21% dell’anno scorso) e i giovani disoccupati sono 5,520 milioni nel Vecchio Continente (3,493 milioni solo nell’Eurozona).
Secondo l’Oil, inoltre, quest’anno la disoccupazione giovanile raggiungerà quota 12,7% a livello globale, salendo al 17,5% nelle economie sviluppate.
E in Italia?
Il nostro Paese detiene un primato ben poco invidiabile nell’Eurozona, raggiungendo il podio della disoccupazione giovanile collocandosi al terzo posto, insieme al Portogallo, con il 35,1%:
◆ a far peggio di noi solo i cd. stati “pigs”, dove anche più della metà degli under 25 non lavora (54,2% in Spagna e 55,6% in Grecia);
◇ a far nettamente meglio i paesi del centro Europa, dove la disoccupazione giovanile non supera nemmeno la doppia cifra (4,4% in Austria, 5,2% in Lussemburgo, 5,4% in Olanda e Germania).
Il “tallone d’Achille” del Bel Paese si conferma, dunque, la mancanza d’impiego fra i più giovani: circa “2,8 milioni” i senza lavoro (fonte Istat), un numero pari al totale dei residenti della Capitale!
Se un giovane italiano impiega mediamente 33 mesi -quasi 3 anni!- per trovare il primo impiego, negli Stati Uniti di mesi ne bastano cinque (fonte Cerp).
E non fanno ben sperare le previsioni del Cnel, secondo le quali, tra il 2011 e il 2020, i giovani attivi italiani si ridurranno di oltre “515 mila” unità.
La disoccupazione giovanile è un fenomeno di per sé “fisiologico”, dovuto alla maggiore inesperienza e alla minore ricerca di lavoro da parte dei giovani.
Quando raggiunge simili livelli da “codice rosso”, però, si è di fronte ad una “patologia del Sistema”, che non può fronteggiarsi né con dosi massicce di ottimismo né con un arrendevole fatalismo!