Referendum costituzionale – Le mie ragioni del no

15095631_1200557109991077_2031772371047656457_nVota, ragazzo, vota!

Il 4 dicembre 2016 gli italiani dovranno decidere se cambiare o meno la Costituzione. Il Sottosopra sceglie di mettersi in campo seguendo dibattiti, confronti e cercando di rendere le idee più chiare ai numerosi indecisi con questa speciale rubrica, Vota, ragazzo, vota!, a cura di Mattia Princigallo e Leonardo Caporusso.

 

Referendum costituzionale: perché votare NO

Il 4 dicembre 2016, tutti gli italiani aventi diritto di voto si troveranno di fronte ad un’importante scelta: cambiare la nostra preziosa Costituzione oppure non accettare la riforma proposta.

Il promotore del “SI”, nonché ideatore della riforma insieme alla Boschi, è Matteo Renzi, attuale Presidente dei ministri. Il premier afferma che la riforma porterà ad un superamento del bicameralismo perfetto, facilitando e dimezzando i tempi dell’iter legislativo, diminuirà i costi del Senato, amplierà la partecipazione diretta dei cittadini, produrrà semplificazioni e sarà una riforma innovativa.

Supera il bicameralismo?

NO, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato. Inoltre circa 22 categorie di norme restano bicamerali, dunque di competenza sia della Camera che del Senato.

Diminuisce i costi della politica?

NO, i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera? La Boschi ha parlato di 490 milioni di euro di risparmio all’anno, Renzi di un miliardo. La ragioneria generale dello Stato ci dà la cifra ufficiale: circa 57 milioni di euro. È un risparmio irrisorio. Ovvero quanto costa un solo aereo F35 ordinato dalla Difesa. Diminuiscono i senatori ma la struttura del Senato rimane tale e quale. È anche da chiarire in che modo verranno poi eletti i nuovi senatori, molto probabilmente verranno selezionati all’interno dei Consigli regionali o tra i sindaci, regalando loro l’immunità parlamentare e togliendo così la possibilità ai cittadini di votarli.

Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini?

ASSOLUTAMENTE NO, triplica da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per i disegni di legge di iniziativa popolare. È vero che è stato abbassato il quorum che rende valido un referendum, ma questo abbassamento del quorum (equivalente alla maggioranza dei votanti nelle ultime elezioni politiche) vale solo per un quesito che sia sostenuto da ben 800.000 firme.

È una riforma chiara e comprensibile?

NO, è scritta in modo da non essere compresa. Il professore Gustavo Zagrebelsky è pronto a lasciare la cattedra di Diritto costituzionale all’Università di Torino, qualora passasse la riforma della Costituzione. Lui stesso ha dichiarato: “Ho detto ai miei studenti che se passerà il sì e quindi la riforma, dovrò smettere di insegnare Diritto costituzionale, perché, ammetto, non ho capito quasi nulla delle parti essenziali di questa riforma e di come possa funzionare secondo i nostri ministri”.

Produce semplificazione?

NO, moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione.

La nostra Costituzione è stata scritta da una assemblea costituente, eletta dai cittadini a suffragio universale. Votare NO non significa essere contrari al cambiamento, significa non accettare una riforma pasticciata e confusa. Inoltre, nei referendum costituzionali non è previsto il quorum, ciò significa che il voto sarà comunque valido, a prescindere dalla percentuale di persone che si recherà alle urne. La nostra Costituzione afferma che votare è un diritto ed un dovere civico, voi fate la vostra parte!

Non perdete il video: https://www.youtube.com/watch?v=GCKx7xX008w&feature=youtu.be

Fonti: Comitato del NO (http://www.referendumcostituzionale.online)

corriere.it (http://www.corriere.it/politica/cards/dieci-buoni-motivi-votare-no-il-senato-resta-porra-veti/ancora-due-camere-campo_principale.shtml)

L’Huffington Post (http://www.huffingtonpost.it/simone-oggionni/ragioni-no-referendum-_b_12353802.html)

 

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