Riparte il futuro – Intervista

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Nella sua continua lotta contro l’illegalità, IlSottoSopra intervista Pietro Mensi, Junior campaigner di Riparte il futuro. Scopriamo insieme cos’è e di cosa si occupa.

Che cos’è Riparte il futuro?
Riparte il futuro è un’organizzazione apartitica e no-profit che si è costituita come associazione soltanto da un anno. È nata come una campagna il cui scopo è combattere la corruzione e cercare, accogliendo il consenso dei cittadini mediante delle petizioni, di cambiare le leggi in materia di corruzione rendendole migliori possibile. Questo lo fa con un metodo innovativo: abbiamo la caratteristica di essere un’associazione digitale, che usa tutte le tecniche di comunicazione digitale per fare pressione sulla politica ed ottenere così risultati tangibili sia a livello nazionale che a livello locale.

Quali battaglie state combattendo e quali avete già vinto?
Nella missione di Riparte il futuro c’è l’idea che per ottenere risultati concreti sia necessario cambiare le norme, imporre delle scelte politiche attraverso l’aggregazione del consenso. La prima delle nostre battaglie è stata convincere centinaia di candidati alle elezioni politiche nazionali del 2013 ad indossare un braccialetto bianco con su scritto “riparte il futuro”, che impegnava a provare a costruire un intergruppo, cioè un gruppo di parlamentari di tutte le parti politiche, che approvasse una riforma del voto di scambio politico-mafioso. A quel tempo era un obbiettivo che oggi possiamo dire di aver raggiunto. Un’altra battaglia molto importante che abbiamo vinto, guidata da molte associazioni, era introdurre il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione rendendola più trasparente nei confronti dei cittadini, una legge presente in molti paesi del mondo ma che in Italia ancora non avevamo.

Offrite un aiuto morale e/o economico a chi è perseguitato per aver denunciato casi di corruzione?
Noi non siamo un ente filantropico, non siamo purtroppo in grado di sostenere economicamente coloro che ogni giorno denunciano fenomeni corruttivi. Nella nostra missione c’è l’idea di proteggere queste persone chiedendo una legge nazionale che lo faccia, perché è compito dello Stato garantire loro l’incolumità. Quello che possiamo fare noi è diffondere le loro storie, informare, dare cultura della legalità, diffondere nell’opinione pubblica la necessità di una legge che possa proteggere e agevolare chi denuncia. Quando ci siamo trovati davanti a storie di questo tipo abbiamo scelto di raccontarle ed impegnarci nel farlo dando più visibilità possibile, come la storia di Andrea Franzoni. Una delle nostre campagne attive l’abbiamo chiamata “voce di giustizia”, per tutelare i whistleblower, cioè coloro che denunciano la corruzione sul posto di lavoro.

La vostra comunità ha un messaggio in particolare per le nuove generazioni?
Si, alla base di Riparte il futuro c’è un messaggio proprio rivolto ai giovani. Secondo i nostri studi ma anche secondo la nostra percezione quotidiana, l’Italia si impoverisce a causa della corruzione. Una delle cose che paghiamo di più è l’impoverimento in termini di investimenti, perché siamo un paese inaffidabile. Questi investimenti che mancano si traducono in posti di lavoro in meno e i primi a pagarne le conseguenze sono soprattutto i giovani, in un paese in cui abbiamo una disoccupazione giovanile al 40%. Noi abbiamo fatto uno studioun rapporto tra corruzione e disoccupazione. È questo il messaggio che mandiamo a noi stessi e ai più giovani: ogni volta che chiudiamo gli occhi davanti a fenomeni di corruzione dobbiamo ricordarci che avrà delle conseguenze nella nostra vita, togliendoci la possibilità di lavorare. Questo è il motivo che ci spinge ad usare tutta la nostra intelligenza per combattere la corruzione.

Un utente che in questo momento sta leggendo e vuole dare una mano, cosa può fare?
Può firmare le nostre campagne, seguirci, approfondire, informarsi sul nostro sito, questo è già molto importante. Può sembrare poco ma una firma è un enorme contribuito perché quelle firme diventano un peso e quando un politico si trova davanti a numeri importanti ha la sensazione di avere a che fare con un flusso di persone molto largo e quindi le sue scelte cambiano: questo è il primo passo. Noi abbiamo diverse aree tematiche, un blog molto attivo destinato a chiunque voglia informarsi, fare ricerche e portare contenuti.

Questa comunità deve comunque sostenere dei costi, si possono fare delle donazioni?
Si, la nostra comunità ha dei costi perché ci sono delle persone che ci lavorano, siamo per metà attivisti e per metà professionisti che hanno avuto la fortuna di aver trasformato la loro passione in un lavoro.

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