Partecipa anche TU alla marcia per la Pace

IMG-20170329-WA0003 - CopiaAncor oggi nel cosiddetto generico “movimento per la pace” c’e’ chi ha nostalgia delle grandi manifestazioni che per decenni hanno rincorso le guerre senza riuscirne a fermare nessun cacciabombardiere, a partire da quella storica del 15 febbraio del 2003, quando milioni di persone scesero in piazza contemporaneamente in tutto il pianeta per dire “No alla guerra in Iraq”, al punto che il “New York Times” defini’ quel movimento la seconda “superpotenza”. Fu il momento di massima forza del movimento per la pace, globalmente inteso, ma anche di massima debolezza, non riuscendo a ritardare di un giorno l’invasione pretestuosa dell’Iraq, dimostrando l’inefficacia dell’impegno solo reattivo.

Oggi questo movimento e’ obbligato a confrontarsi con cio’ che papa Francesco chiama “terza guerra mondiale diffusa”, ed ha il suo tragico emblema nella guerra in Siria, che ha fatto emergere in tutta la sua drammatica confusione il problema dell’identita’ del cosiddetto “movimento per la pace” (quel movimento che Nanni Salio definiva “il movimento che non c’e'”, perche’ composto da soggetti eterogenei che non hanno la costruzione della pace come obiettivo specifico, ma solo come aspirazione generica, parziale, temporanea, sempre subordinata ad altre priorita’).

Per esplicitare il nostro pensiero, prendiamo a prestito parole di Pietro Pinna:

il grande e variegato Movimento della pace e’ indubbiamente meritevole, generoso, nobile nelle intenzioni, ma immancabilmente inconsistente ed effimero nei fatti. Cio’ perche’, inattivo e silente in un dormiveglia prolungato, ne viene destato soltanto all’approssimarsi della guerra, mobilitato ora a contrastarne la minaccia con un profluvio di proclami, appelli, prese di posizione ecc. Ma come sempre ad ogni guerra e’ dato tristemente di registrare, finisce quel contrasto pacifista, nella sua tardiva e mera protesta verbale, per risultare di una penosa assoluta scontata inconcludenza, pari a quella di voler arrestare un ciclone con una reticella da farfalle.

Insomma, se vero pacifismo dev’essere, se vogliamo definitivamente affossare la guerra (“la piu’ grande trasformazione che abbia mai avuto la storia umana” asseriva Norberto Bobbio), essa va combattuta all’origine, nella lotta qui ed ora contro l’installazione del suo strumento essenziale, l’esercito. Altrimenti avremo, come sempre e’ stato, e’ e continuera’ ad essere, la guerra.

Abbiamo insistito su questo nodo del movimento per la pace, per un semplice motivo: perche’ ci sta molto a cuore e ci sentiamo ad esso legati fraternamente. E’ per questo che il Movimento Nonviolento partecipa attivamente alla Rete della Pace, fin dalla sua costituzione. Confermiamo qui il nostro ruolo in Rete Pace, pur se in alcuni momenti i nostri giudizi si sono differenziati, come ad esempio rispetto alla partecipazione alla Marcia Perugia-Assisi dell’ottobre scorso. Non vogliamo dilungarci sulla questione (rimandiamo a quanto gia’ scritto nel nostro documento specifico), ma siamo convinti che dopo piu’ di 50 anni, sarebbe il momento di fare una valutazione collettiva ed anche ripensare ai modi di comunicazione e di espressione del piu’ vasto movimento. Marciare in corteo da Perugia ad Assisi nel 1961 era un fatto assolutamente innovativo e rivoluzionario; continuando a farlo ogni due anni si cade nell’inefficace ritualita’. Chiediamo ancora, quindi, una riflessione profonda e critica sul senso della Marcia oggi, come forma collettiva di azione nonviolenta orientata a precisi obiettivi politici. Non possiamo piu’ permettere che all’opinione pubblica venga presentato un movimento per la pace inadeguato, autoreferenziale, inconcludente, non all’altezza delle sfide del nostro tempo.

Emerge ancora una volta, dunque, l’urgenza della costruzione di un vero movimento per la pace, nazionale e internazionale.

Da parte nostra lanciamo la proposta della convocazione di una importante iniziativa politica nonviolenta nazionale nel 2018 in vista di tre date simboliche: il 2 ottobre, Giornata della nonviolenza, il 16 ottobre, cinquantesimo della morte di Capitini, e il 4 novembre, centenario della fine della prima guerra mondiale; con le altre Reti della Campagna possiamo forse pensare ad una seconda edizione dell’Arena di pace e disarmo, una assemblea per “voltare pagina”, per chiudere un secolo di storie di guerre e per inaugurare il tempo della Difesa civile non armata e nonviolenta.

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