PORTE APERTE ALLA MAFIA

Il fatto che un mafioso ,  Salvatore Giuseppe Riina, figlio del capo dei capi di Cosa nostra abbia  spazio in televisione è una cosa inammissibile. Lo scorso 7 marzo il figlio di Totò Riina è stato ospitato nello studio di Porta a Porta. “Trasmetteremo fra poco l’intervista a un mafioso”: Bruno Vespa ha lanciato così l’intervista a Salvo Riina. Un’intervista che ha suscitato polemiche ancora prima di essere mandata in onda ma che il conduttore  di Porta a Porta rivendica come momento di approfondimento verso un fenomeno.  Una storia familiare che sfiora la perfezione, un paio di frasi che mettono quasi in dubbio l’esistenza di Cosa nostra e un durissimo attacco ai collaboratori di giustizia.   E’ chiarissimo il messaggio che arriva da Rai Uno: i Riina sono ancora qui. Un messaggio fondamentale, dato che decine di inchieste hanno dimostrato come la figura di Totò Riina sia ancora considerata apicale in Cosa nostra.

Contemporaneamente a questo episodio di quasi corruzione la presenza di Chiara, una sedicenne che ha commosso l’Italia riprendendo un monologo dal film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana  che racconta la scoperta della storia di Peppino Impastato, è fondamentale. Se una ragazza di 16 anni rende onore a Peppino Impastato mentre un vecchio giornalista sulla tv pubblica ospita il figlio di un mafioso, vorrà dire che forse un barlume di speranza in questo paese ci sarà ancora.

Anche la risposta della libreria Ubik di Foggia è stata molto importate. Infatti, sono stati esposti numerosi libri che parlano di mafia con la frase “Questi sono i libri che servono per capire cos’è la mafia. ‘la mafia è una montagna di merda’ (Peppino Impastato)… comunque si chiami ovunque operi organizzata o meno che sia”.

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