Il 25 agosto scorso è approdato sul colosso di streaming mondiale Netflix, Death Note; il film di produzione statunitense liberamente ispirato all’omonimo manga(fumetto giapponese). La pellicola sin dal suo primo giorno di pubblicazione sul sito ha fatto discutere di se, e la critica con larga maggioranza l’ha bocciato descrivendolo come un adattamento incompleto, approssimativo e non fedele all’opera da cui è tratto.
Il film di produzione Netflix diretto da Adam Wingard si presenta già nei primi minuti ottimo dal punto di vista della fotografia, dei piani sequenza e delle inquadrature, che forse sono l’unico vero punto a favore, difatti l’opera risulta carente proprio laddove il fumetto giapponese lo era di meno, ossia nella profondità della trama, dei dialoghi e della caratterizzazione dei personaggi che risultano, in questo adattamento, ampiamente approssimati e poco curati; la storia di Death Note va ben oltre i 100 minuti, durata del film, e infatti la pellicola fallisce miseramente nel voler essere fedele all’opera di origine nonostante fosse una versione americana, l’intento era quello di dare finalmente al fumetto una trasposizione cinematografica in pure stile americano, un blockbuster che sarebbe riuscito a coniugare cultura americana e cultura giapponese, ma Wingard sbaglia tutto e ci offre dei protagonisti scialbi e dagli intenti poco chiari e dei personaggi secondari che sembrano quasi dei camei piazzati giusto per accontentare i numerosi fan dell’opera.
Non può pretendere di essere sufficiente un film incompleto, approssimato e oggettivamente anche brutto come Death Note che anche e anzi possiamo dire soprattutto nel finale perde anche quel poco di buono che si era creato lasciando intendere un eventuale sequel la cui probabilità di vedere la luce è ormai ridotta al minimo dato lo scarso successo e gradimento che la pellicola ha riscontrato.