Luigi Paglia, dopo aver conseguito il 2° Premio nel concorso per la saggistica Città di Firenze, risulta tra i vincitori di due importanti premi internazionali di poesia: Francesco Petrarca – Città di Arezzo (Casa del Petrarca) per la poesia inedita “Umberto Saba e le fanciulle” e Carlo Bo per una plaquette inedita, su designazione di due qualificate giurie, nelle quali spiccano i nomi dei prof. dell’Università di Genova Francesco De Nicola e Massimo Bacigalupo che ha firmato la motivazione del premio Carlo Bo: “L’autore propone un viaggio all’interno della sfera privata di alcune delle principali voci poetiche della cultura occidentale: emerge così un mondo che sottende un forte senso di identificazione dell’autore e di molti dei protagonisti della Visione. L’Io lirico dell’autore, talvolta, coincide con quello dei personaggi oggetto di narrazione tanto che anche il lettore prova, a sua volta, un moto proiettivo simile, cosa questa che appartiene alla vera poesia. L’eleganza formale, infine, dota il poemetto di un forte senso di coesione interna e di unità espressiva”. Sulla plaquette si propone anche la nota critica del prof. Giuseppe Manzato dell’Università Ca’ Foscari di Venezia:
Visione di poeti è l’ultima, riuscitissima fatica di Luigi Paglia, che ha insegnato Letteratura italiana contemporanea, Teoria e prassi dell’intertestualità, Laboratorio di scrittura e Informatica per la letteratura, nella Facoltà di Lettere dell’Università di Foggia. Per la poesia ha realizzato 13 “libri d’artista”, con suoi testi poetici e traduzioni di poeti stranieri, suoi commenti e con incisioni di artisti italiani. Per la saggistica ha pubblicato una quindicina di monografie in volume, tra cui: Invito alla lettura di Marinetti (Mursia, 1977); Poeti in Puglia, in Inchiesta sulla poesia (Bastogi, 1979); Luzi, in Poesia italiana del Novecento (Editori Riuniti, 1993); Ungaretti, in Letteratura italiana ed utopia (Editori Riuniti, 1995) e molti altri. Ha curato il volume Novecento per la Società Dante Alighieri (2003). È risultato vincitore (o encomiato) in alcuni premi letterari per la saggistica o la poesia, tra cui Alberona, Quasimodo, Adriatico, Lago Gerundo, Firenze, Livatino.
Visione di Poeti è una plaquette, ma preferirei definirla silloge, che presenta 32 “ritratti” di poeti di fama mondiale; in aggiunta si leggono i 5 segmenti di “Morte cristiana” e un’appendice sull’infinito. Alcuni di questi poeti, il professore pugliese li ha conosciuti di persona: ha assistito alle ultime lezioni di Ungaretti a Roma, la poesia di Mario Luzi ha ispirato la sua tesi di laurea, ha conosciuto Zanzotto proprio qui da noi, a Pieve di Soligo, poi il grande Montale, Sinisgalli, Sereni e Magrelli. Altri li conosciuti, interpretati, amati nei libri: da Leopardi a Dikinson, da Whitman a Yeats, da Rilke a Saba, Pavese, Borges e molti ancora che si possono incontrare in questa splendida lettura. L’aggettivo non è sovrabbondante ma, addirittura insufficiente, perché, non soltanto questa silloge è unica nel panorama della poesia italiana contemporanea, ma esprime un’altissima cura della lingua; addirittura muovendo tra lirica e narrazione, tra fantasia e realtà, come del resto confermano sia la raffinatissima nota introduttiva di Ettore Catalano, dell’Università del Salento sia la puntuale ed elegante postfazione di Anna Clara Bova, dell’Università di Bari.
Ad esempio, Nascita dell’Infinito (“e il vento, il vento che ti scompigliava i capelli e cadeva all’improvviso come una vela stanca nel silenzio infinito della rivelazione”); La Biblioteca-Universo di Borges (“La scala senza fine della biblioteca s’innalza e sprofonda nella costellazione delle stanze moltiplicate come specchi che inseguono l’infinito”) brevi versi che il lettore deve immaginare secondo la metrica poetica, impossibile da onorare in questa sede. E ancora I Sapienti (riferimento a Yeats); Canto dell’Amore lontano (Antonio Machado a Pilar); Umberto Saba e le fanciulle) esprimono una lirica poetica altissima. La voce di Emily e la Torre di Yeats, invece, sono una sorta di delicato ibrido tra poesia e narrazione, mentre Exit Walter (Whitman) e l’Orizzonte di Gustav (Mahler), pure presentandosi con una struttura poetica, mostrano una traccia più narrativa. Sono soltanto alcuni cenni di un lavoro che chiederebbe altra condizione ermeneutica e altri spazi.