Se pensate che il 1° aprile sia solo il giorno degli scherzi, quest’anno la Rai ci ha smentiti tutti. È andato in onda (e ora è anche disponibile in streaming su RaiPlay) il film “Qualcosa di lilla”, una storia necessaria prodotta da Rai Fiction e MasterFive Cinematografica, che ha avuto il coraggio di investire su un tema tanto urgente quanto trascurato.
Il film affonda le sue radici nella verità cruda di “Questo è il lilla”, il libro di Maruska Albertazzi. Non parliamo di un manuale medico, ma della testimonianza di chi ha vissuto i disturbi alimentari sulla propria pelle. Questa storia è diventata un’opera visiva potente, capace di dare un volto e una voce a quella “fame d’amore” che spesso viene scambiata per un semplice capriccio estetico, portando la narrazione di Maruska esattamente dove doveva arrivare: al grande pubblico.
Parliamoci chiaramente: spesso abbiamo la sensazione che gli adulti parlino di noi senza capirci davvero. Ci dicono che siamo la generazione dei social e dell’estetica, ma Qualcosa di lilla fa un passo avanti: non ci giudica, ci racconta.
I numeri fanno paura: Circa 3 milioni di persone in Italia soffrono di DCA, e la maggior parte siamo noi ragazzi. Eppure se ne parla pochissimo.
È un film che fa male, ma è un dolore utile. Ti fa sentire meno solo se sei nel tunnel e ti dà gli strumenti per capire se un tuo amico sta affogando in silenzio.
Se c’è una cosa che impari seguendo il lavoro di Maruska Albertazzi, è che l’isolamento è il miglior amico della malattia. Per questo motivo, consiglio vivamente la visione di “Qualcosa di lilla” in tutte le scuole superiori. Non bastano i post su Instagram. Abbiamo bisogno di vedere queste immagini in classe e di parlarne tra di noi. La scuola deve essere il posto dove impariamo a proteggere la nostra salute mentale, non solo a prendere voti. Andate su RaiPlay, recuperatelo e soprattutto parlatene. Rompiamo questo silenzio lilla.