Emergenza incendi in Capitanata: bravissimi a spegnere e a contare i danni, ma la vera prevenzione si fa in inverno.

Il WWF chiede l’applicazione dei vincoli di legge e lo stop alla caccia.

Di fronte alla devastante scia di incendi che sta colpendo la Capitanata e l’intera regione – mandando in fumo dall’inizio dell’anno oltre 8.370 ettari di boschi, macchia mediterranea e pascoli –, il WWF Foggia interviene con forza sul modello di gestione dell’emergenza e sulle recenti dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.

Nel suo recente intervento, il Governatore ha annunciato lo stanziamento di due aerei anfibi Fire Boss della Protezione Civile all’aeroporto Gino Lisa di Foggia e l’impiego di droni per il monitoraggio, denunciando senza mezzi termini che “questi criminali ci stanno rubando la terra, gli alberi, il paesaggio e l’ossigeno” e ribadendo come il 99% dei roghi sia di matrice dolosa o colposa, legata a speculazioni e persino al business dello spegnimento.

Il WWF Foggia condivide la ferma condanna verso gli ecocriminali, ma richiama le istituzioni a un cambio radicale di paradigma: la prevenzione agli incendi boschivi si fa in inverno. Oggi siamo diventati bravissimi a spegnere gli incendi e a contare i danni a fine estate, ma quando diventeremo davvero capaci di prevenire ed evitare che i roghi divampino, solo allora significherà che abbiamo raggiunto un reale risultato di civiltà e tutela del territorio.

Non solo piromani: le radici economiche e territoriali dei roghi

Se quasi la totalità degli incendi ha origine antropica, è indispensabile superare la retorica del singolo piromane e colpire gli interessi economici sottostanti:

 – Pratiche agro-pastorali illegali: il ricorso abusivo al fuoco per il rinnovamento dei pascoli o per la pulizia sbrigativa delle stoppie.

 – Speculazione e cambi d’uso del suolo: tentativi di aggirare vincoli paesaggistici o ambientali a favore di espansioni edilizie, turistiche o insediamenti energetici.

 – Il perverso “business del fuoco”: filiere opache legate alla gestione dell’emergenza e alle successive opere di bonifica o disboscamento.

 – Abbandono del territorio e crisi climatica: la mancanza di gestione forestale programmata e l’accumulo di rifiuti e biomassa ai bordi delle strade, per esempio, creano inneschi letali, moltiplicati dalle ondate di calore e dalla siccità estrema.

Che fine hanno fatto i Piani Antincendio Boschivo (AIB)?

L’arrivo dei Fire Boss a Foggia è un presidio logistico indispensabile per la lotta attiva, ma non può sostituire la pianificazione strategica ordinaria. I Piani AIB non devono rimanere adempimenti burocratici:

 – Manutenzione ordinaria invernale delle fasce tagliafuoco e della viabilità forestale.

 – Pulizia selettiva e diradamenti preventivi lungo le strade e nelle fasce di interfaccia urbano-rurale.

 – Monitoraggio e piena funzionalità di invasi, vasche e punti d’acqua strategici su Gargano e MontiDauni.

 – Pattugliamenti preventivi con droni e presidi a terra già dalla primavera, prima dell’innesco delle prime fiamme.

Le proposte del WWF: dare tempo alla natura di rigenerarsi

Per bloccare le speculazioni e permettere agli ecosistemi di ricostituirsi, il WWF Foggia propone alle istituzioni un pacchetto di interventi immediati:

 * Moratoria immediata dell’attività venatoria (Art. 19, L. 157/1992): divieto assoluto di caccia in tutte le aree percorse dal fuoco e i siti Natura 2000 e nelle fasce cuscinetto limitrofe, con sospensione o limitazione dell’apertura della stagione venatoria a livello regionale. La fauna selvatica superstite, stremata da fiamme, sete e perdita di rifugio, non può essere bersaglio delle doppiette.

 * Applicazione rigorosa del Catasto Incendi (L. 353/2000): obbligo per tutti i Comuni di perimetrare e pubblicare immediatamente le superfici bruciate, facendo scattare i vincoli di legge: divieto di caccia per 10 anni, divieto di pascolo per 10 anni, divieto decennale di edificazione e divieto di mutamento di destinazione d’uso per 15 anni.

 * Stop al “salvage logging” e ai tagli speculativi post-incendio: vietare il taglio a raso immediato del legname bruciato per finalità commerciali; la necromassa e la lettiera residua sono indispensabili per proteggere il suolo dall’erosione e dalle frane autunnali.

 * Priorità ai processi di rinaturalizzazione spontanea: bandire rimboschimenti artificiali improvvisati con conifere alloctone e resinose ad alta infiammabilità, lasciando spazio alla successione ecologica della flora autoctona.

 * Enti pubblici come “vedette del territorio”. Numerosi sono i dipendenti pubblici che ogni giorno percorrono la Capitanata (AQP, ASL, ARPA, Consorzi di bonifica etc.). Se ben organizzati e formati potrebbero costituire una rete importante per il monitoraggio territorio e per la prevenzione antincendio. 

 * Indagini mirate e supporto ai Carabinieri Forestali: utilizzo costante del Metodo delle Evidenze Fisiche (MEF) e del telerilevamento satellitare per identificare i punti di innesco e consegnare i responsabili alla giustizia.

Spegnere gli incendi è un dovere, prevenirli è l’unico vero indicatore di una politica che tutela il proprio futuro.

WWF Foggia 

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