Quando ci si relaziona alla lingua inglese, capita spesso di anglofonizzare ciò che si dice, per autoconvincersi che ciò che stiamo dicendo abbia il tono e la pronuncia, così come un timbro più simili possibile a quelli di un nativo interloquente inglese.
La realtà delle cose ci dice però che un nativo inglese può provenire dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dall’Australia e da svariati altri Stati. La pluralità delle terre anglofone crea a sua volta una pluralità delle fonetiche proprie, che linguisticamente vengono influenzate dalla vicinanza geografica agli Stati confinanti.
I due casi più chiari e più definiti sono l’inglese americano e l’inglese britannico, contrapposti alla pronuncia, dato un esempio, di un italiano che tenta la lettura inglese. In italiano, abbiamo un solo fonema per pronunciare la R, minuscola o maiuscola, ed esso è /r/.
Ora, dato che ogni Stato ha la sua fonetica geografica, in inglese britannico la R si pronuncia /ɹ/,che è simile alla nostra pronuncia da italiani, ma la lingua non tocca il palato, e lascia passare l’aria. In inglese americano si pronuncia con un altro fonema ancora, ed esso è /ɻ/, dove la lingua s’incurva verso il palato, ma non lo tocca.
La pronuncia della R cambia ovviamente da inglese a inglese, per questo, almeno, se volessimo rendere la nostra pronuncia più autoconvincente, potremmo fermarci a pronunciare l’approssimante alveolare, la prima nominata, pronunciata nell’inglese britannico. Altrimenti, potremmo usare la nostra pronuncia italiana, tutto è in funzione della situazione d’uso. Tuttavia, sarebbe buono ricordare che non siamo inglesi, e che quindi non possiamo imporci pronunce anglofone.