Antonino Foti nuovo Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Foggia: un ritorno “di casa” che guarda al futuro

Dopo quattordici anni di direzione “forestiera”, l’Accademia di Belle Arti di Foggia volta pagina eleggendo per la prima volta un docente foggiano: Antonino Foti. La sua nomina, avvenuta a seguito delle elezioni svoltesi tra il 23 e il 25 luglio 2025, è stata accolta con un misto di entusiasmo, speranza e inevitabili commenti che confermano quanto la cultura, a Foggia, sia ancora terreno di dialettiche aspre e spesso personali.

Ma dietro il nome, c’è molto di più. C’è il vissuto di chi ha vissuto l’Accademia come una seconda casa, e che oggi ne assume la guida con spirito di servizio e senso di appartenenza. «La mia elezione – ha affermato Foti – è il coronamento di un percorso intenso all’interno della mia amata istituzione, alla quale devo tutto. Sin dal primo giorno in cui ci misi piede, l’Accademia ha portato la luce nella mia vita». Parole che raccontano un legame profondo, personale, ben oltre il significato burocratico della carica.

Il clima che ha preceduto le elezioni non è stato dei più sereni. L’Accademia era stata commissariata dal Ministero per irregolarità amministrative, e il percorso verso la normalizzazione si è rivelato accidentato. È in questo contesto che Antonino Foti ha presentato il suo programma, convincendo ventisette colleghi a scommettere su una nuova fase, improntata a trasparenza, impegno condiviso e apertura al territorio.

E proprio il territorio è diventato, suo malgrado, argomento di polemica. Alcuni commentatori hanno messo in discussione la legittimità – culturale, più che formale – di una direzione “foggiana”. Foti non si è sottratto al dibattito, sottolineando con chiarezza: «Solo da noi questo aspetto sembra diventare motivo di discussione. Negli anni mi sono speso, anche subendo lo stigma di figlio ingrato del territorio, per chi di Foggia non è. Oggi, invece, si contesta il fatto che un foggiano diriga un’istituzione foggiana. È un paradosso tutto nostro».

Nel suo commento, Foti non risparmia una riflessione amara su certo giornalismo locale, che tende a raccontare i fatti con un’ottica parziale: «Troppe volte si scrivono articoli senza ascoltare le classiche due campane, promuovendo narrazioni utili solo a soddisfare un certo grado di frustrazione e rancore, evitando colpevolmente di riconoscere l’impegno genuino di chi ha a cuore il bene dell’Accademia».

La sua visione, invece, guarda avanti: una gestione attenta, partecipata, senza “appetiti” personali, ma con la sola ambizione di rendere l’Accademia uno spazio vivo, dinamico, al servizio della comunità. Un’istituzione pubblica, sì, ma anche profondamente umana. Ed è in questo spirito che chiude il suo messaggio con un motto che è insieme dichiarazione d’amore e programma d’intenti: #leaccademiesonodichileama

@Cristian de Filippo

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