In occasione della festa della donna, il giornale “il SottoSopra” ha deciso di intervistarti per ascoltare e sapere il tuo parere da donna riguardo un lavoro che tutti giudicherebbero da uomo.
-Perché hai scelto di fare il soldato?
-Beh, diciamo che mi ha sempre affascinato il mondo della divisa.
–Come hai vissuto il momento della partenza?
-Male, perché andavo in un posto che non conoscevo e, soprattutto, perché lasciavo la mia famiglia.
-Ti sei mai detta “ma chi me lo ha fatto fare”?
-Eh, si. Soprattutto durante i tre mesi di addestramento: sono stati i più difficili.
-Se un giorno tua figlia ti dicesse: “mamma, voglio fare il servizio militare”?
-Oddio! Mi farebbe piacere, perché è figlia di due genitori che fanno parte dell’esercito.
-In caso di calamità naturali, come vi dovete comportare?
-Beh, in tal caso, non esiste famiglia. Possiamo essere chiamati a qualsiasi ora. Si fanno le valigie e si parte. Bisogna essere sempre pronti e pregare di fare ritorno il prima possibile. Per fare un esempio: mi sono trovata in situazioni in cui mi crollava la casa e non potevo pensare a me, ma ad altri. Il lavoro viene prima. Per questo è difficile. Inoltre non abbiamo le feste. Non si programmano le ferie.
-Ma questo non è più un lavoro maschile?
-Diciamo di si: faccio un lavoro da maschi. A volte sono in ufficio e altre volte mi trovo a lanciare bombe. Tutto ha inizio la mattina: ci alziamo e andiamo a correre. Non sempre abbiamo la possibilità di andare a casa e quindi siamo costretti a dormire nelle tende e a dividerci i bagni.
Grazie