La scuola come dispositivo che educa alla crescita civile”
La Scuola di oggi immagina e crea la società di domani. La Scuola ha questo grande potere e questa grande responsabilità: è necessaria per la crescita delle persone e per il cambiamento delle società.
Tutto ciò a partire dall’assunzione di un ruolo consapevolmente voluto ed interpretato nella ricerca di autonomia e distanza dalle culture e dalle pedagogie che oggi opprimono gli individui e soffocano lo sviluppo delle comunità. Questo significa credere ed affermare che la Scuola è indispensabile al nostro mondo e che per assumere tale funzione necessita di “risvegliarsi” da una condizione di immobilità ed assuefazione culturale e tornare essere risorsa utile al rinnovamento del nostro Paese.
Lo sguardo che si intende assumere in questa proposta formativa è quello dell’educazione civile o, come comunemente si dice dell’educazione alla legalità. La legalità, lo abbiamo appreso nel quotidiano delle nostre vite e delle nostre relazioni, da sola non è sufficiente; il rispetto delle regole, seppur importante, necessita del sostegno offerto dalla costruzione di un preciso profilo etico locale. Della costruzione di contesti educativi all’interno dei quali vi sia un continuo scambio di attese di giustizia, uguaglianza, cura dell’umano e della legalità, tale da definire una mentalità, una sensibilità ed un agire di tipo civile.
Così, ciò che si vuole tentare di fare insieme è di sostenere la Scuola, nel suo divenire ed essere “dispositivo educativo civile”, presidio di legalità e di giustizia. Per questo fine serve comprendere a fondo la proposta culturale delle mafie nel territorio pugliese, per avere chiaro come esse si costruiscono lo spazio sociale e culturale nel quale agire e crescere continuamente. Dentro questa proposta si possono poi individuare gli oggetti di lavoro e le prospettive sulle quali investire nell’esercizio di una educazione alternativa e costruttrice di libertà e futuro.
Le mafie in Puglia hanno caratteristiche e modalità di sviluppo particolari e differenziate. Le vittime innocenti e le loro storie, pur numericamente significative, sono poco conosciute e, con questo, sono poco chiari i possibili percorsi di impegno. Attorno a ciò serve crescere: individuare le responsabilità educative; rafforzare la memoria delle vittime innocenti, entro le quali trovare gli oggetti dell’impegno; costruire reti locali patti educativi civili.
Finalità
L’approfondimento metodologico. L’attività formativa, nella sua forma di “laboratorio di progettazione” ha un carattere sperimentale e si pone quale occasione per far incrociare l’esperienza pluriennale dei docenti, le domande di crescita di persone e territori, una precisa idea di formazione, al fine di elaborare un impianto metodologico dotato degli adeguati strumenti, utile a rendere possibile l’avvio del necessario processo di cambiamento delle nostre scuole.
La continuità. Fattore determinante per lo sviluppo di percorsi radicati nel quotidiano e dotati di reali possibilità di cambiamento è lo studio di sistemi atti a garantire la continuità del processo in avvio; mantenendo salda la circolarità tra momenti di pensiero, la generazione di pratiche quotidiane, lo studio di modelli di valutazione.
La costruzione di contesti e dispositivi educativi L’esperienza della formazione regionale, permette ai docenti che parteciperanno di intrecciare relazioni significative attraverso le quali scambiare esperienze, condividere strumenti, formare alleanze di tipo educativo. Tali condizioni rafforzano il tessuto educativo regionale costituendolo gradualmente come dispositivo educativo coeso.
La preparazione della giornata della memoria e dell’impegno del 21 Marzo 2018 In previsione del momento nazionale della giornata del 21 Marzo in memoria delle vittime innocenti delle mafie e di visibilità dell’impegno per la crescita della giustizia e della legalità, la condivisione della formazione tra gli insegnanti della Regione, permetterà di sviluppare un solido ed adeguato processo di preparazione delle ragazze e dei ragazzi delle scuole che potranno partecipare agli incontri in modo consapevole e preparato.
Struttura e metodo
Il corso prevede un modulo residenziale della durata di 1,5 giornate di formazione.
La struttura residenziale è pensata per dare modo agli insegnanti di lavorare concretamente in termini di studio, analisi e progettazione, affrontando le differenti sfaccettature, contenutistiche ed operative di una “nuova” idea di scuola della emancipazione sociale e della promozione umana.
La formazione sarà condotta in modo attivo e partecipato, intrecciando interventi di esperti a momenti di valorizzazione delle esperienze; gruppi di approfondimento e laboratori di progettazione.
Destinatari
La proposta formativa è aperta a tutti gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado che, entrate in contatto con le differenziate proposte di Libera, intendono approfondire conoscenze e competenze pedagogiche legate al loro ruolo.
Numero partecipanti 150 – 200 docenti rappresentativi di tutti i territori regionali, appartenenti a scuole di ogni ordine e grado.
Il percorso
Prima Giornata
- Ore 14.30 Accoglienza dei partecipanti
- Ore 15.00 Saluti dell’ Ufficio Scolastico Regionale
e di Mario Dabbicco, Referente regionale Libera
- Ore 15.30 Introduzione dei lavori e presentazione del Seminario
- Ore 15.45 “Le mafie in Puglia: la risposta della comunità”
Intervento di Piero D’Argento esperto in formazione, studio e ricerca per enti pubblici, privati e organizzazioni del terzo settore, sui temi delle politiche sociali e sociosanitarie, sui processi di partecipazione e di promozione del capitale sociale.
- Ore 16.45 Confronto in plenaria
- Ore 17.30 “Le mafie in Puglia, dai fatti ai significati”
Intervento di Giuseppe Gatti sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari
- Ore 18.30 Confronto in plenaria
- Ore 19.00 “Dalla pedagogia mafiosa alla pedagogia civile”
Intervento di Michele Gagliardo, Responsabile nazionale Formazione
- Ore 19.30 Dibattito e conclusioni
- Ore 20.30 Cena
- Ore 21.30 Spettacolo teatrale “Un diverso sguardo sulle vittime”
Regia di Paolo Comentale
Compagnia “Casa di Pulcinella”
Seconda giornata
- Ore 09.00 Apertura plenaria della giornata
- Ore 09.15 “La memoria collettiva delle vittime innocenti delle mafie. Nelle storie le
ragioni dell’impegno”
Testimonianza di Daniela Marcone, Referente nazionale Memoria, Ufficio di Presidenza di Libera
- Ore 10.00 “Vivere la testimonianza nelle scuole”
Testimonianza di Sabrina Matrangola, docente e figlia di Renata Fonte
- Ore 10.30 “La scuola come dispositivo educativo”
Intervento di Michele Gagliardo, Responsabile nazionale Formazione
- Ore 11.15 Pausa
- Ore 11.45 Gruppi di lavoro – prima sessione
- Ore 13.00 Pranzo
- Ore 14.30 Gruppi di lavoro – seconda sessione
- Ore 16.00 Presentazione degli elaborati di gruppo
- Ore 16.30 Discussione elaborati di gruppo
- Ore 17.00 Chiusura della giornata e appuntamenti di lavoro
Il luogo della formazione
Al fine di facilitare la partecipazione al percorso formativo da parte dei docenti provenienti dai territori di tutta la regione si è scelta una zona facilmente raggiungibile ed un Istituto scolastico disponibile ad ospitare i lavori.
Il percorso si terrà presso:
Istituto Istruzione Superiore “Monsignor Antonio Bello”
Viale XXV Aprile, Molfetta (Bari)
Gli interventi
Di seguito inseriamo alcuni brevi testi utili ad introdurre gli interventi dei relatori ed a preparare i partecipanti ai contenuti delle relazioni, che sono parte strutturale della formazione Regionale Docenti.
- “Mafie in Puglia, dai fatti ai significati”
Intervento di Giuseppe Gatti
Delle mafie in Puglia si è sempre parlato in modo marginale; il grande interesse veniva attribuito alle mafie più conosciute e visibili. Mentre l’attenzione era volta altrove, le mafie pugliesi sono cresciute, hanno fatto alleanze, si sono radicate e rinforzate, commettendo violenze e soprusi sempre più eclatanti. I fatti accaduti nell’estate appena conclusa ne sono un vivo esempio. Per noi che ci occupiamo di educazione è indispensabile conoscere i fatti accaduti collegandoli ai sensi e significati che veicolano. In questo primo intervento si cercherà di tracciare un quadro di come le mafie pugliesi si sono mosse in questi ultimi anni, al fine di cercare nella trama dei fatti, gli oggetti del nostro impegno educativo.
- “Mafie in Puglia: la risposta della comunità”
Intervento di Piero D’Argento
Il radicamento delle mafie in qualsiasi territorio passa attraverso due leve fondamentali: da un lato, l’azione violenta e militare, che attraverso il terrore crea contesti attraversati dalla paura e quindi più facilmente dominabili; dall’altro, un’azione sottile e subdola di tipo culturale, che permette alle mafie, anche in Puglia, di ancorarsi alle culture diffuse oggi, piegandole al proprio interesse. Per un efficace contrasto ai fenomeni mafiosi ed al loro radicamento, accanto all’indispensabile e preziosa opera delle forze dell’ordine, si rende necessario un puntuale lavoro di tipo culturale. Un’attività orientata a decodificare e smontare le culture mafiose e fare quotidiana proposta di un’alternativa possibile. Per questo dalla lettura dell’agire mafioso in Puglia è fondamentale andare alla ricerca dei contenuti qualificanti la proposta educativa e culturale. Su questo lavoreremo a partire da questo secondo intervento.
- “Dalla pedagogia mafiosa alla pedagogia civile”
Intervento di Michele Gagliardo, Responsabile nazionale Formazione
Conoscere gli espetti cruciali della proposta educativa mafiosa è assai utile per cercare di formulare il dispiegarsi dei nostri interventi. Ogni aspetto attraverso il quale si realizza la proposta mafiosa, lascia intravedere degli spiragli, possiede delle “zone d’ombra”. Conoscere questi sistemi, individuare le “zone d’ombra” ci aiuta a costruire le pratiche della pedagogia civile. Pratiche che hanno a che fare con alcuni orizzonti e principi. Con questo intervento cureremo il passaggio che lega il transito dalla pedagogia mafiosa alla pedagogia civile. Cosa si intende per educazione civile? Quali sono gli aspetti peculiari di essa? Quali le aree di lavoro e progettazione educativa?
- “La memoria collettiva delle vittime innocenti delle mafie. Nelle storie le ragioni dell’impegno”
Testimonianza di Daniela Marcone, Referente nazionale Memoria, Ufficio di Presidenza di Libera
La cura del valore della memoria è per Libera un pilastro dell’agire quotidiano. Ma il significato che si cela dietro questa affermazione, che tutti condividiamo, deve essere costantemente discusso, reso vivo e contestualizzato. Fare memoria, è una responsabilità delicata e complessa che richiama innanzitutto alle nostre responsabilità pubbliche. Dalle vite innocenti strappate a causa della violenza delle mafie, serve evidenziare: l’origine del nostro impegno; la ricostruzione di pezzi importanti della storia dei territori e del nostro Paese; l’evidenza del funzionamento violento delle mafie; come passare dal dolore all’impegno. Tutti aspetto delicati, complessi e per nulla scontati. Inoltre la continuità della memoria è il primo impegno di un cittadino che intende costruire giustizia e futuro giusto.
- “Vivere la Testimonianza nelle scuole”
Testimonianza di Sabrina Matrangola, docente e figlia di Renata Fonte
Il valore della testimonianza nell’incontro con le studentesse e gli studenti è enorme. Un incontro che riesce a sollecitare contemporaneamente più livelli dell’esperienza: la dimensione cognitiva; la dimensione dei sentimenti; la dimensione simbolica. Insieme, i tre livelli determinano l’emergere di “vicinanze consapevoli” attraverso le quali i giovani passano dall’emozione all’azione pensata. Ma perché questo possa accadere è indispensabile la cura di alcune questioni. La grande esperienza personale e professionale di Sabrina Matrangola aiuteranno a cogliere ciascuna delle attenzione di avere.
- “La scuola come dispositivo educativo”
Intervento di Michele Gagliardo, Responsabile nazionale Formazione
Il primo agente educativo è senza alcun dubbio il contesto. Che lo si creda o no, educa molto di più il fatto di crescere in luoghi connotati in modi particolari, che tante azioni ed intenzioni che ciascuno di noi può esprimere. Quindi, a partire da questa convinzione, per dare valore e senso ai nostri interventi specifici, è fondamentale che la nostra azione si orienti alla costruzione di precisi contesti educativi. Che la scuola si faccia dispositivo che educa nella direzione della crescita civile. Cosa significa tutto questo, a cosa lavorare, come poterlo fare, lo vedremo a partire da questo ultimo intervento.
Il lavoro di gruppo
Come si può evincere dalla lettura del programma, sono previsti due momenti dedicati al lavoro di gruppo. La scelta è legata alla volontà di offrire uno spazio significativo di confronto e sviluppo, dopo la consistente parte di interventi in plenaria.
Nella prima parte, corrispondente ai lavori di fine mattina del sabato, si intende dare vita ad uno spazio di rielaborazione e confronto circa i contenuti delle relazioni che precederanno tale momento. È importante in questa fase della formazione regionale, individuare contenuti ed oggetti di lavoro condiviso, attorno ai quali progettare il lavoro futuro.
Nella seconda sessione di lavoro, quella prevista nel pomeriggio, a partire dagli oggetti di lavoro individuati e condivisi, ogni gruppo sarà chiamato a prefigurare il lavoro di avvicinamento e preparazione al 21 marzo 2018 nelle scuole in collaborazione con i territori.
Tale realizzazione dovrà tenere conto, il più possibile, di caratteristiche territoriali e della fascia di età dei destinatari. Quindi non solo produrre una lista di temi da affrontare, ma iniziare a definire alcune indicazioni specifiche utili ad istruire il lavoro immaginando già i diretti destinatari.
Per questo la composizione dei gruppi di lavoro, dovrà tenere conto delle appartenenze locali e
dell’ordine di istruzione a cui ci si riferisce.