Attilio Bolzoni è un giornalista italiano, che scrive su la Repubblica occupandosi di Mafiae
Sicilia. Giornalista professionista dal 1983, ha vissuto a Palermo dal 1979 al 2004.[2]
Ha iniziato collaborando con il quotidiano L'Ora per la cronaca nera. Corrispondente da Palermo di
Repubblica dal 1982[3], fu arrestato nel 1988 insieme al collega Saverio
Lodato de L'Unità per aver pubblicato le rivelazioni del pentito
Antonino Calderone, violando il segreto istruttorio[4]. Furono assolti
nel 1991 dall'accusa di peculato e amnistiati per quella di rivelazioni
del segreto istruttorio [5]. Nel 1995 ha scritto con Giuseppe D'Avanzo
La giustizia è cosa nostra, dedicato al giudice Corrado Carnevale,
accusato di aver "aggiusta(to) i processi per conto di Cosa nostra" e
poi assolto con formula piena dalla Corte di Cassazione.L'anno
successivo i due giornalisti hanno scritto Rostagno: un delitto tra
amici, dedicato all'omicidio di Mauro Rostagno, uno dei fondatori di
Lotta Continua. Entrambi i libri sono stati pubblicati da Arnoldo
Mondadori Editore.
Nel 2004 è stato uno degli sceneggiatori della
miniserie televisiva Paolo Borsellino.[9]Quell'anno è stato inviato per
il suo giornale in Iraq[10]. Nel 2007 ha scritto, di nuovo assieme a
Giuseppe D'Avanzo, Il Capo dei capi, su Totò Riina, pubblicato da BUR -
Rizzoli. Dal libro è stata tratta la fiction tv omonima. Nel 2008 ha
pubblicato sempre con BUR Parole d'onore in cui racconta storie di Cosa
nostra tramite le voci stesse dei mafiosi.[11] Di questo è stato
realizzato anche uno spettacolo teatrale.[12]
Nel 2009 ha ricevuto il
Premio "È giornalismo"perché "da più di trent'anni racconta la Sicilia e
la mafia".[13] Nel 2012 ha scritto "Uomini Soli: Pio La Torre, Carlo
Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino" nel quale
parla della vita dei quattro citati nel titolo. Nel 2014 insieme a
Massimo Cappello, è autore del docufilm Silencio, prodotto da
Associazione stampa romana, Fondazione Musica per Roma, Sky e
Repubblica[14].