“Libri & Dialoghi”, ultimo incontro, a cura di Ubik e Assessorato alla Cultura. Omar Di Monopoli, vero scrittore “cult”. Venerdì 13 luglio, ore 19. In Piazza U. Giordano, all’aperto, spazio antistante la libreria
L’autore salentino, inventore di un genere letterario, presenta “Uomini e cani” (Adelphi)
Teso come un thriller, barocco come una cattedrale, violento come il morso di un pitbull. È quanto è stato detto in merito ad un autore “cult”: l’inventore di un vero e proprio genere letterario. Anzi, di una lingua. Venerdì 13 luglio, alle ore 19, in Piazza Giordano, all’aperto, dopo circa otto anni torna in città lo scrittore salentino Omar Di Monopoli con il suo romanzo Uomini e cani (Adelphi, 2018), libro “pulp” ripubblicato a distanza di dieci anni dalla prestigiosa casa editrice Adelphi, impegnata nella riproposizione completa di uno scrittore di straordinario talento. Uomini e cani, infatti, pubblicato nel 2007 dalla casa editrice ISBN, è il romanzo iniziatore di quella serie di storie definite dalla critica come “neo-western” o “western pugliese”. Durante l’incontro, che chiude ufficialmente il festival letterario “diffuso” Libri & Dialoghi, organizzato da Ubik e Assessorato alla Cultura del Comune, si parlerà anche del precedente romanzo, l’ultimo scritto dall’autore salentino, dal titolo Nella perfida terra di Dio (Adelphi, 2017). A conversare con Omar Di Monopoli, il direttore artistico della libreria, Michele Trecca.
Uomini e cani (Adelphi, 2018). In una immaginaria, ma più che verosimile, cittadina del Salento, chiamata Languore, non esistono buoni e cattivi, ma solo individui che lottano per la sopravvivenza, con rabbia, con brutalità, o con cieca disperazione; le sparatorie, le violenze, gli stupri, le sopraffazioni di ogni genere si susseguono, quasi a toglierci il respiro – né c’è differenza vera tra gli uomini e i cani che questi si sono scelti come compagni, altrettanto feroci e ottusi. Sullo sfondo di una natura riarsa, in una terra che sembra posta agli estremi confini del mondo, si consuma una serie di drammi strettamente intrecciati fra loro. E a raccontare questa umanità sconfitta e allucinata, c’è la lingua di Omar Di Monopoli – una lingua, è stato scritto, «tornita, barocca e dialettale». Da tempo, al nome di Omar Di Monopoli ne sono stati accostati alcuni altri di un certo peso: da Sam Peckinpah a Quentin Tarantino, da William Faulkner a Flannery O’Connor. Per le sue storie sono state create inedite categorie critiche: si è parlato di western pugliese, di verismo immaginifico, di neorealismo in versione splatter. Nonché, com’è ovvio, di noir mediterraneo.
Omar Di Monopoli. Classe 1971, dopo aver lavorato per un decennio come redattore e grafico all’interno di numerose piccole realtà editoriali del Salento, si è affacciato nel panorama culturale nazionale nel 2007 entrando a far parte del catalogo di autori delle edizioni milanesi ISBN. Il suo primo romanzo è stato Uomini e cani (ISBN, 2007), seguito, l’anno successivo, da Ferro e fuoco (ISBN, 2008), una storia corale ambientata tra i nuovi schiavi della raccolta nei campi dello sperone del Gargano. Nel 2010 per la medesima casa editrice è uscito La legge di Fonzi, terzo capitolo di questa ideale trilogia neo-western che narra di vicende ambientate in un paesino fittizio del brindisino stretto tra le maglie della Sacra Corona Unita. Nel 2014 pubblica la raccolta di racconti Aspettati l’inferno mentre Nella perfida terra di Dio è del 2016 (Adelphi).