Il problema degli stupefacenti, a causa del loro diffondersi e delle loro gravi implicazioni, è certamente serio. Ma è possibile che l’azione anti-droga serva da comodo alibi sociale: vale a dire che, più o meno consapevole, miri a distorcere l’attenzione pubblica da altri problemi più vasti e più antichi di forma sociale, la cui soluzione è più difficile e che rischiano perciò di essere accantonati; oppure può darsi che la condanna della droga abbia fatto o faccia parte di un meschino disegno politico: ogni manifestazione in generale dell’anticonformismo. Occorre quindi prendere coscienza della serietà del problema; ma insieme resistere alle interessate pressioni sociali e politiche che tendono a esasperarne innaturalmente le dimensioni. La droga è un male, senza dubbio: e basta pensare, per convincersene, alle conseguenze gravi e allarmanti del suo uso. L’uomo, è vero, ha un potere su di sé: è artefice del suo destino, è chiamato all’esplorazione e alla dilatazione delle sue possibilità, può sempre tentare, si dice, di allargare la sua libertà spirituale, e secondo forme che egli possa comunicare. La droga, invece, almeno a lungo andare, incide negativamente sulle funzioni psichiche e sulle facoltà dello spirito: e dà luogo a esperienze chiuse: dalle quali il soggetto si inebria per un momento, in un’euforia che rappresenta solo apparentemente una comunicazione con gli altri. Cessato l’effetto, chi ha preso la droga, è solo, come prima, forse più di prima. Anche al fenomeno della droga possono applicarsi le parole che Sant’Agostino rivolgeva al vescovo Aurelio a riguardo del vizio dell’ubriachezza:-“Questi mali non si elimineranno con l’asprezza e la durezza: ma insegnando piuttosto che comandando, ammonendo piuttosto che minacciando. Così del resto è opportuno agire quando il peccato è diffuso; la severità serve meglio quando il peccato è di pochi.”- E ciò indica i gravi limiti che sono sempre presenti in ogni azione soltanto repressiva. Non basta emanare una legge, non basta buttare in prigione qualche decina di persone sorprese a passarsi la sigaretta di hascisc. Occorre un’opera di informazioni e di prevenzioni; occorrono centri di disintossicazione e di recupero. E occorre colpire duramente i “pochi”: i responsabili, spesso incensurati, di un traffico colossale, che realizzano guadagni favolosi sulla parte di quelli che finiscono dentro. E’ alla radice che bisogna anzitutto intervenire. E per questo è necessaria tutta un’opera di educazione alla quale ogni istituto sociale e tutti i mezzi di divulgazione, giornali, cinema, radio, televisione, devono cooperare. Non esclusa certamente la scuola. E non si tratta, a mio avviso, di prospettare soltanto, tecnicamente e con terminologia tratta dalla patologia medica, sensazioni, effetti e conseguenze dell’intossicazione per droga, ma di operare più a fondo; innanzitutto richiamandole l’attenzione del fatto che la vita e la salute sono doni irreperibili di Dio e che pertanto devono andare salvaguardati e protetti; poi rimuovendo dalla coscienza, con profonda e valida azione formativa, quelle ragioni di abbattimento morale, di sfiducia del mondo, negli altri e in se stessi, che hanno spesso, se non sempre, sono alla base del vizio della droga.
Droga: innanzitutto intervenire dalle radici