Oggi purtroppo il mondo è pieno di ingiustizie e io nel mio piccolo osservo sempre la realtà che mi circonda e quando mi accorgo di qualche ingiustizia, anche se minima, non riesco a starmene in silenzio. Un’ ingiustizia di cui vorrei parlare oggi a tutti voi e che ho vissuto personalmente è quella che riguarda il maltrattamento degli animali. Io, insieme alla mia mamma e ad una nostra vicina di casa da anni anni ci occupiamo di alcuni gatti randagi del mio quartiere. Ci preoccupiamo di non fargli mancare mai cibo e acqua e se notiamo che qualcuno di essi sta poco bene, lo portiamo dal veterinario. Purtroppo però abbiamo notato che nonostante molti siano a favore del nostro operato (anche per il fatto che la presenza di questi gatti tiene lontani altri animali fastidiosi come lucertole e topi dai nostri giardini condominiali), ci sono altri che fanno di tutto per ostacolarci. É capitato ad esempio di non trovare più le ciotole in cui noi mettevamo il cibo oppure di trovarle completamente piene di acqua e quindi con delle crocchette immangiabili perché ormai diventate una poltiglia. Un episodio che ricordo con tanta tristezza è quando una sera, tra il nostro solito gruppo di randagi abbiamo notato una gatta particolarmente socievole. Da come era ben curata e si lasciava avvicinare ed accarezzare andiamo capito che sicuramente si trattava di una gatta domestica, probabilmente smarrita. Abbiamo subito cercato di trovare il legittimo proprietario chiedendo un po’ in giro e dopo vari tentativi abbiamo scoperto che effettivamente aveva un proprietario e quando siamo andati a riportargliela a casa ci aspettavamo un ringraziamento e ci aspettavamo una persona felice di aver ritrovato il suo gattino. In realtà, con tutto il nostro stupore e sgomento, abbiamo scoperto che in realtà quella gatta era stata messa fuori casa volontariamente perché la sua proprietaria non desiderava più tenerlo con sé, visto che la gatta, a suo dire, era ormai adulta e quindi molto diversa dal gattino di una volta. Noi non potevamo credere alle nostre orecchie, allora abbiamo insistito che il legittimo proprietario la riprendesse con sé, e così è stato. Sembrava che il problema fosse risolto, invece dopo un paio di giorni abbiamo trovato la gatta di nuovo nel nostro quartiere, che vagava con gli altri randagi. Senza perderci d’animo siamo tornati nuovamente e il proprietario ci ha detto che davvero non poteva, o sarebbe stato meglio dire, non voleva più a tenerla. Noi abbiamo insistito e dopo varie trattative siamo arrivati ad un accordo: che anche se non in casa, l’avrebbe tenuta nel suo giardino, in una bella cuccia per gatti, al riparo dai pericoli della strada. Questa storia ha avuto un lieto fine solo grazie alla nostra determinazione, al nostro non voltare la spalle, ma andare, proprio come diceva Sciascia, in fondo al pozzo. Da quel giorno quella gatta, che abbiamo chiamato Sissi, non si è mai dimenticata di noi e viene a trovarci quotidianamente, con il suo collarino rosso. Sta tutto il giorno nel suo giardino, ma quando arriva la sera, ha ormai l’abitudine di mangiare insieme ai nostri gattini di quartiere e di farsi poi coccolare da noi. Dopo aver fatto tutto ciò si allontana, fermandosi di tanto in tanto e guardandoci con i suoi occhioni dolci, quasi come a volerci dire grazie. Vorrei condividere con tutti voi l’insegnamento che questa storia mi ha dato: mai essere superficiali, mai far finta di non vedere, ma andare a scavare nel profondo delle cose perché se noi non avessimo indagato e non ci saremmo impuntate, quasi sicuramente Sissi sarebbe morta, poiché non abituata ad una vita di strada, investita da qualche auto in corsa. Lavoro di Ciavarelli Amalia classe 3 sezione E
Cosa passa nella mente delle persone per decidere di maltrattare degli animali