Tempo di vacanze, tempo di riflessione

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Tana libera tutti?

Arriva l’estate, tempo di vacanze e di bilanci.

È stato un anno complesso, a tratti molto difficile e opprimente. In ambito scolastico si è avvertita particolarmente questa sensazione di “asfissia”, dato che in maniera davvero innaturale abbiamo relegato giovani e giovanissimi nelle proprie stanzette davanti a un computer, a socializzare in maniera posticcia, surreale.

Oggi le porte delle nostre case sono aperte, spalancate. Siamo “liberi” finalmente di stare in mezzo alla folla, di girovagare per le strade all’aperto senza mascherine, senza il timore del doversi avvicinare agli altri.

Tana libera tutti?

Ci piace riflettere, a nostro uso e costume, partendo da un’opera letteraria per trarre delle conclusioni … o quasi.

Nel 1923, lo scrittore boemo Franz Kafka pubblica uno dei suoi ultimi racconti, rimasto per altro incompiuto: “La Tana”. Più precisamente, in tedesco il titolo è “Der Bau”, che significa ‘costruzione’, ma è stato tradotto un po’ diversamente in italiano.

Si tratta di una narrazione condotta da un “Io” strano di cui poco sappiamo; probabilmente è un animale che vive nel sottosuolo.

Questo essere ci presenta una costruzione labirintica nell’entroterra, complessa e quasi impenetrabile, da lui realizzata per difendersi dal mondo, dall’Altro in quanto nemico, per restare in una solipsistica quiete, lontano da ogni pericolo che si trova in superficie. Un giorno, però, si insinua il terrore. Un sibilo, un rumore continuo e martellante, mette in pericolo la solidità della struttura e della solitudine confortevole del narratore.

Il racconto si interrompe bruscamente, non ci dà un finale, non capiamo se questo pericolo in lontananza davvero abbia fatto soccombere l’animale che ha realizzato la tana. Capiamo solo che, nonostante il lavoro meticoloso per costruire un’opera architettonica impenetrabile, l’alterità si insinua nell’esistenza del nostro personaggio facendone crollare, in maniera inesorabile, l’utopica convinzione di difendersi da ciò che sta fuori.

Il mondo ci fa così paura? Oggi soltanto, in epoca post Covid, o è sempre stato così?

In effetti, la pandemia ha messo in luce ciò che siamo, ciò che abitualmente facciamo: ci nascondiamo nelle nostre piccole labirintiche tane dell’Io per non doverci confrontare con l’Altro e con noi stessi.

Molti di noi, dunque, costruiscono la propria vita come un bunker, come una fortezza, al fine di proteggersi dal pericolo e dal fallimento, dalla paura che le relazioni possano ferire, sgretolare. Abdichiamo alla vita pur di non decostruire noi stessi. Eppure solo spaccandoci, nell’incontro con gli altri, possiamo far fluire la vita, come sangue nelle vene.

E non basta soltanto stare in mezzo alla folla, organizzare feste, girare in gruppi. Il vero insegnamento che scaturisce da questo periodo terribile che abbiamo vissuto è che bisogna coltivare relazioni autentiche, profonde, che possano dividerci e aprire ferite, decostruire la nostra roccaforte e mettere in dubbio tutte le granitiche convinzioni che ci irrigidiscono.

Il nostro augurio è questo: possa questa estate portarci a comprendere chi e cosa vogliamo che entri nelle nostre “tane”, come sibilo che si tramuta in suono.

Non “tana libera tutti”, ma “tutti liberi dalla tana!”

Buona estate 2021!

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