Tra incubi e visioni: nella 4°stagione di Stranger Things

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A volte mi chiedo se ad oggi sia ancora possibile riuscire a far affermare qualcosa nel nostro immaginario collettivo.

La mia impressione è che sia sempre più difficile che qualcosa venga considerato dai media un instant classic.

Certo, le logiche di mercato sono accelerate, ma il processo di assimilazione è rimasto sempre lo stesso.

Ci vuole del tempo prima che si riesca ad individuare un prodotto cult che possa rimanere, e questo ormai vale per qualsiasi cosa.

Ogni giorno siamo invasi da nuovi prodotti, i quali i più delle volte si sorreggono esclusivamente sulla presenza del marketing e la promozione del proprio brand.

E così, un po’ per prudenza, un po’ per diffidenza, tendiamo a prendere in considerazione un nuovo trend sempre più come la semplice moda del momento, qualcosa che quindi non lascerà il segno.

Una serie americana prodotta dai fratelli Duffer, Stranger Things: ambientata negli anni 80’ con protagonisti principalmente dei ragazzini alle prese con fenomeni sovrannaturali. Era reduce di tre stagioni di successo, ma nonostante tutto, vedevo molto scetticismo nei confronti di essa all’annuncio della quarta.

La prima stagione era stata uno di quei pochi fenomeni considerati instant classic ed entrati subito nell’immaginario collettivo.

Vuoi per lo spirito retrò, vuoi perché la serie riusciva a far rivivere il fanciullino che era in noi e che da piccolo desiderava ardentemente uscire di casa per vivere quelle avventure. Ebbe un enorme successo, e sia la critica che il pubblico ne furono entusiasti. E così in breve tempo la serie diventò un’icona, e uno dei simboli più riconoscibili di Netflix: la piattaforma che la ospitava.

Fu però proprio questa accoglienza troppo entusiasta che portò ad alzare le aspettative e ad aumentare il senso di delusione, quando uscirono la seconda e la terza stagione.

Esse volevano puntare ad allargare il target e ad introdurre elementi narrativi che sapevano di già visto. E di conseguenza, con un aumento esponenziale della sospensione dell’incredulità e dei tempi morti non necessari. In sintesi, queste due stagioni per i media non furono all’altezza dell’originale.

Io, avendo apprezzato la seconda con meno piacere, avevo notato un leggero miglioramento nella terza, che aveva anche il duro compito di correggere quanto di sbagliato fatto in precedenza. Tuttavia in questa serie ci vedevo ancora molto potenziale, e stavo aspettando con trepidazione questo nuovo capitolo di questa storia che tanto ci aveva fatto adorare questi personaggi che abbiamo visto crescere e con cui tutti noi infondo siamo cresciuti.

Per l’occasione, questa nuova stagione era stata divisa in 2 parti: la prima uscita a Maggio, e la seconda uscita a Luglio. Componendo un totale di 9 episodi ognuno da almeno un’ora ciascuno.

E che dire, personalmente penso che questo sia l’apice che questa serie possa mai toccare. È riuscita ad usare come punto di forza ciò di quanto già visto nella prima stagione, e allo stesso tempo, ha aggiunto nuova linfa vitale alla storia, con idee e trovate geniali. Che svecchiano la formula. Dando il giusto spazio per percorrere un racconto che sembra essere spezzettato in varie parti, interconnesse tra loro da un sottilissimo filo logico. Che col passare del tempo cresce di spessore attorcigliandosi in un unico blocco centrale che muove i fili di tutto. Facendoti rimanere costantemente col fiato sospeso per le sorti dei nostri beneamati personaggi.

Tirando le somme quindi, consiglio a tutti quanti di iniziare a vedere questa fantastica serie tv se non lo avete già fatto. Ma soprattutto, se l’avete abbandonata a causa delle stagioni precedenti, spero voi riuscite a darle una seconda possibilità con questa stagione. Che per me anche se con i suoi difetti, riesce ad essere sia molto godibile che molto scorrevole.

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