Quando nella formazione di una nuova lingua nasce il breve dilemma della formazione della parola per indicare il concetto di genitrice, spesso si ricorre all’uso di uno specifico fonema, o suono, ovvero: /m/, che in italiano è pronunciato come nell’alfabeto fonetico, M.
Questo è dovuto al basso livello di difficoltà che un infante può dimostrare nel pronunciare quello specifico suono, in quanto detiene già dalla nascita le labbra ed il naso. /m/, infatti, è un fonema detto nasale bilabiale, e che quindi necessita solo dell’ausilio di due labbra e l’occlusione del naso.
“Mamma”, non deriva da mater(latino), perché da tale parola proviene “madre”. Per la parola “mamma” si applica la stessa procedura dell’invenzione della parola “pappa”. Infatti, entrambe presentano le proprie radici non da parole antiche, ma dalle voci onomatopeiche infantili. In particolare, quasi ogni pargolo è predisposto a /m/ perché è il fonema cui pronuncia presenta più affinità con il movimento necessario per essere allattati al seno.
Inoltre, le lingue che attualmente non usano tale fonema per indicare tale concetto, come il finlandese dove “mamma” si dice: äiti ,potrebbero, nel corso di centinaia di anni, adattarsi allo standard verbale internazionale. Questo è dovuto anche in questo caso a un fenomeno linguistico che consiste nella semplificazione delle parole in modo tale da renderle più accessibili alla pronuncia per gli infanti.
Lo stesso fenomeno è avvenuto per la parola latina arbor. Dato che sarebbe difficile pronunciare tante R in così poco tempo, è stato preferibile rendere poi questa parola “albero”. Questo dimostra che, anche se il patrimonio linguistico viene spesso preservato, qualche volta esso deve perdere la sua salvaguardia per continuare a sopravvivere linguisticamente.